Sequestrati yacht, immobili e conti correnti a Trieste
È diventata definitiva la confisca di beni per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro nei confronti di quattro persone condannate per reati tributari, evasione delle accise sugli idrocarburi e autoriciclaggio nell’ambito dell’acquisizione della Depositi Costieri Trieste Spa, avvenuta nel 2017. Il provvedimento è stato eseguito dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trieste dopo che la Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati contro le condanne emesse in secondo grado.
L’indagine coordinata dalla Procura di Trieste aveva ricostruito un articolato sistema illecito attraverso il quale la società petrolifera sarebbe stata utilizzata per commercializzare carburanti in evasione d’imposta. Secondo quanto emerso dagli accertamenti investigativi, il meccanismo si basava su società “cartiere” create appositamente per emettere false fatture e accumulare debiti fiscali mai saldati.
Dietro la gestione dell’azienda, secondo gli investigatori, vi sarebbero stati quattro cittadini campani, tre dei quali con precedenti per associazione mafiosa e ritenuti vicini a clan camorristici. I guadagni ottenuti attraverso le attività illecite sarebbero stati successivamente reinvestiti, anche tramite criptovalute, per finanziare spese legate a beni di lusso, soggiorni in hotel a cinque stelle e viaggi.
La confisca ha riguardato immobili, quote societarie, conti correnti, automezzi e yacht riconducibili agli imprenditori coinvolti. Parallelamente, la Prefettura di Trieste ha emesso nei loro confronti un provvedimento interdittivo antimafia, ritenendo sussistenti tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. La misura ha comportato il divieto di accesso alle aree portuali demaniali e il conseguente commissariamento della società.
















