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Camorra in corsia al San Giovanni Bosco: quattro arresti e 76 indagati

AMDuemila

Secondo l’accusa il clan Contini avrebbe gestito anche le attività interne al nosocomio come bar e distributori automatici 

L’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, presidio sanitario pubblico nel cuore della città, sarebbe stato trasformato per anni in una vera e propria base operativa della Camorra. È questa la ricostruzione che emerge dall’inchiesta della Procura partenopea, che ha dato il via a quattro arresti e a un totale di 76 persone indagate, tra cui medici e professionisti. Stando a quanto emerso dalle indagini, il clan Contini, uno dei più influenti dell’Alleanza di Secondigliano, avrebbe difatti piegato parte della struttura ospedaliera al proprio volere e per i propri interessi criminali. 

Secondo gli investigatori, l’organizzazione avrebbe imposto un controllo capillare su alcune attività interne al nosocomio, in particolare bar, buvette e distributori automatici. Attività che, oltre a essere esercitate senza alcuna autorizzazione, sarebbero poi finite con il gonfiare la cassa del clan. Un sistema ben congegnato che - come ha spiegato il “Corriere del Mezzogiorno” - si sarebbe retto su intimidazioni ai dirigenti, complicità interne e intestazioni fittizie, consentendo alla camorra di operare senza problemi e per molto tempo. 

L’altro dato allarmante emerso dall’inchiesta riguarda la presunta manipolazione di pratiche sanitarie e assicurative. L’ipotesi è infatti quella che, con la collaborazione di professionisti compiacenti, siano state orchestrate truffe ai danni delle compagnie assicurative attraverso incidenti stradali simulati, falsi testimoni e perizie mediche mendaci. Tra gli indagati figura anche un medico del pronto soccorso che - secondo l’accusa - avrebbe certificato falsamente le dimissioni di una paziente già deceduta, mentre una psichiatra dell’Asl avrebbe rilasciato perizie non veritiere utili a ottenere benefici giudiziari e scarcerazioni per soggetti legati ai clan. 

Tra le persone arrestate compare inoltre un’avvocata che avrebbe generato un vero e proprio monopolio dedito al profitto, attraverso il controllo dei trasporti sanitari, certificazioni false, trasferimenti illegali di salme e perfino la sottrazione di farmaci e materiali. 

A delineare il sistema criminale nella sua interezza, sono arrivate le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che ha spiegato come - ancora una volta - il controllo camorristico si estendesse anche al settore delle pompe funebri. 

Foto © Imagoeconomica 

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