Camorra: colpo ai Casalesi, 22 arresti e sequestri per 2 milioni di euro
Il procuratore Nicola Gratteri: le indagini riguardano esponenti apicali del clan Russo, il gruppo era guidato dal fedelissimo di Francesco Schiavone

Ventidue membri di un'organizzazione ritenuta gestita da affiliati al clan dei Casalesi, fazione Russo-Schiavone attiva principalmente a Castel Volturno, in provincia di Caserta. In 22 sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare, eseguita dalla Dia di Napoli e richiesta dalla Dda. Gli indagati erano attivi in diversi settori commerciali, così come nel turismo e nella ristorazione oltre che nello spaccio di droga. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere di stampo camorristico, intestazione fittizia di beni, di riciclaggio, autoriciclaggio, estorsione e attività di installazione e sfruttamento economico di apparecchi da gioco d'azzardo vietati, con l'aggravante di aver agito per agevolare il clan. Ad alcuni degli indagati viene contestato anche di aver fatto parte di un'associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. Da quanto spiegato ai giornalisti in conferenza stampa dal procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, con il procuratore aggiunto Michele Del Prete e il capo centro Dia, Antonio Galante, le indagini riguardano esponenti apicali del clan Russo, storicamente collegato al clan dei Casalesi. Il lavoro investigativo ha consentito di ricostruire l'organigramma dell'intera organizzazione, oggi capeggiata da "discendenti in linea diretta del capostipite" Giuseppe Russo, fedelissimo dello storico capoclan Francesco Schiavone, detenuto dal 2004 al 41bis. Da quanto è emerso il denaro proveniente dalla gestione delle attivita' economiche legali e illegali alle famiglie dei detenuti era gestito dai vertici dell'organizzazione che garantiva canali economici di reimpiego e riciclaggio di denaro in parte proveniente dalla 'cassa comune' del clan. Tutto questo avveniva mantenendo le comunicazioni tra i vertici del clan detenuti al 41bis, il cui intervento era richiesto per la soluzione di controversie inter-privatistiche su richiesta degli interessati. Per le azioni intimidatorie l'organizzazione poteva avvalersi di squadre di picchiatori tramite una terza persona il clan poteva gestire e investire sul territorio di Castel Volturno diversi bar, un lido balneare, una gelateria, una piscina con annesso bar e una sala scommesse. Nell'ambito dell'indagine sono state sequestrate 100mila euro contanti, 14 società, una serie di box e immobili, compresa la villa intestata al reggente del clan e una serie di veicoli e motoveicoli per un valore complessivo stimato in oltre due milioni di euro.














