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Zen 2, nuovi giovani reclutati dalla criminalità organizzata 

L’appello di don Giannalia dopo l’inchiesta sulla banda del kalashnikov: “I ragazzi delle periferie sono diventati carne da macello”

AMDuemila

Nelle strade dello Zen 2, più precisamente tra via Costante Girardengo e via Nicolò Carosio, giovani in sella a biciclette elettriche percorrono continuamente gli stessi tragitti: sono le sentinelle delle piazze di spaccio, incaricati di controllare i movimenti nel quartiere e segnalare eventuali pericoli con fischi e richiami convenuti.
Proprio quei segnali sono risuonati all’alba di giovedì scorso, quando le forze dell’ordine hanno fatto scattare l’operazione che ha coinvolto anche Rosario Piazza e Davide Carcione, rispettivamente di 20 e 25 anni, ritenuti entrambi vicini al gruppo criminale finito sotto i riflettori dell’inchiesta sulla cosiddetta banda del kalashnikov e delle bottiglie incendiarie. Nel quartiere, tuttavia, il racconto assume contorni diversi. Come riporta il quotidiano La Repubblica, in un articolo di Salvo Palazzolo, Alcuni bambini che trascorrono il pomeriggio tra i padiglioni e le insule popolari difendono i due giovani: “Sono bravi ragazzi”, affermano, mentre pedalano tra i cortili. Secondo loro, dietro le scelte compiute dai due ci sarebbero influenze e condizionamenti esterni ma alla domanda su chi possa averli spinti verso certi ambienti nessuno aggiunge altro. Dietro una finestra di un’abitazione popolare, la madre di Davide Carcione vive ore di profondo sconforto. Le parole le escono a fatica mentre cerca di trattenere le lacrime. Solo pochi giorni prima, il figlio le aveva dedicato un messaggio sui social, chiedendo scusa per gli errori commessi e ringraziandola per il sostegno ricevuto nonostante le difficoltà. Anche la famiglia di Rosario Piazza vive queste ore con grande sofferenza, la madre del giovane preferisce il silenzio, sopraffatta dal dolore e dall’amarezza per la vicenda che ha travolto il figlio e l’intero nucleo familiare. Il percorso che ha condotto alcuni giovani dello Zen verso circuiti criminali non nasce dal nulla. Carcione, uno degli accusati di aver piazzato le bottiglie di benzina davanti ai lidi di Isola delle Femmine, era già stato fermato per spaccio di sostanze stupefacenti e successivamente, insieme a Rosario Piazza sarebbero entrati nell’orbita di gruppi radicati nel quartiere, come quello di Mirko Lo Iacono, figura con legami familiari mafiosi e uomo di fiducia del capo mandamento Mimmo Serio. Le indagini degli ultimi anni hanno evidenziato come alcuni soggetti abbiano svolto un ruolo di aggregazione e reclutamento di ragazzi desiderosi di ottenere riconoscimento e prestigio all’interno dell’ambiente criminale, spesso provenienti da contesti fragili e privi di concrete opportunità di crescita. Un fenomeno che continua a preoccupare profondamente la comunità locale. A lanciare un nuovo appello è don Giovanni Giannalia, parroco della chiesa di San Filippo Neri, già bersaglio nei mesi scorsi di gravi episodi intimidatori: “I giovani delle periferie sono diventati carne da macello”, ha denunciato il sacerdote. “ I vostri nemici sono coloro che vi spingono a fare queste cose, per i quali voi non valete niente”. Il parroco ricorda come, dopo gli episodi di violenza che avevano colpito la chiesa, si fosse registrata una forte mobilitazione istituzionale e sociale, tuttavia persistono problemi “non ancora affrontati che riguardano le questioni legate a casa, lavoro, scuole e servizi”. Intanto, nello Zen 2, resta il simbolo più evidente delle promesse mancate: una vasta area trasformata nel tempo in una discarica a cielo aperto, dove avrebbe dovuto sorgere uno spazio di aggregazione per il quartiere, un luogo diventato emblema del degrado. È proprio in questi vuoti sociali e urbani che, secondo chi vive quotidianamente il territorio, continuano a trovare terreno fertile le organizzazioni criminali, capaci di intercettare il disagio dei più giovani e trasformarlo in manodopera per attività illegali. Una sfida che riguarda non solo lo Zen 2, ma l’intera città.

Fonte: La Repubblica