Massacro di Ponticelli, Ascari: ''Uno dei peggiori errori giudiziari della nostra storia''
La deputata M5S torna sul caso di Barbara e Nunzia e denuncia presunte pressioni, violenze e anomalie nelle indagini.
“Ritengo e penso fermamente che si tratti di uno dei peggiori errori giudiziari della nostra storia di cronaca nera più recente”. Le parole sono quelle pronunciate in Aula dalla deputata del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione parlamentare Antimafia, Stefania Ascari. Il riferimento, invece, è quello relativo a una storia agghiacciante, diventata tristemente famosa come “il massacro di Ponticelli”, in cui morirono in maniera terrificante le piccole Barbara Sellini e Nunzia Munizzi, di 7 e 10 anni.
Al centro dell’intervento di Ascari, ovviamente, ci sono i tre uomini passati alla storia come i “mostri di Ponticelli”, condannati per l'omicidio delle due bambine: Ciro Imperante,
Giuseppe La Rocca, Luigi Schiavo. La deputata 5 Stelle non ha usato mezzi termini durante il suo intervento per precisare che dietro quelle condanne ci sarebbe un errore giudiziario che avrebbe distrutto la vita di tre innocenti, mentre la verità sull'assassinio delle due bambine sarebbe ancora da scrivere.
Il delitto di Barbara e Nunzia
Tutto si è verificato nella periferia orientale di Napoli, a Ponticelli, nel luglio 1983. Precisamente, il 2 luglio 1983, giorno in cui si persero le tracce delle due bambine. I loro corpi verranno ritrovati il giorno dopo: le piccole erano state sottoposte a violenze e i corpi erano stati dati alle fiamme.
Una delle principali piste investigative che presero piede all’inizio riguardava un altro uomo, indicato da una bambina con il soprannome di “Tarzan tutto lentiggini”. Secondo la ricostruzione della Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania, l'uomo possedeva inoltre una Fiat 500 blu sulla quale le due bambine sarebbero state viste salire la sera della scomparsa. Pista che verrà successivamente abbandonata.
L'indagine prende poi una direzione completamente diversa. Quella che, appunto, porta a Imperante, La Rocca e Schiavo, all'epoca giovani operai incensurati. Tutti e tre saranno poi condannati con sentenza definitiva, ma nei tanti anni successivi i tre uomini si sono sempre dichiarati innocenti.
Negli anni sono stati contestati diversi aspetti dell'inchiesta: è stato ipotizzato anche un possibile depistaggio attuato tramite la Camorra. Il 9 giugno 2022 la Commissione ascoltò formalmente Imperante, La Rocca e Schiavo. All'audizione partecipò anche Stefania Ascari, che intervenne ponendo domande insieme ad altri componenti della Commissione.
“Indagini frettolose e accuse non verificate”
Durante il suo recente intervento in Aula, la deputata pentastellata ha ricordato proprio il lavoro svolto dalla Commissione Antimafia quando si è occupata del caso.
La deputata ha citato anche il lavoro della dottoressa Luisa Daniello e dell'investigatore Giacomo Morandi e ha parlato di “indagini frettolose, di accuse non verificate, che hanno segnato per sempre la vita di tre giovani”.
“Una giustizia che pur di dare risposte ha scelto la via più facile, non quella più giusta”, ha affermato Ascari, precisando di essere arrivata a queste conclusioni dopo aver esaminato gli atti processuali e le testimonianze raccolte dalla Commissione Antimafia.
Il quadro descritto dalla parlamentare è preoccupante. Ascari ha parlato, infatti, di testimoni che sarebbero stati minacciati, intimoriti e persino arrestati quando le loro dichiarazioni non coincidevano con l'impostazione accusatoria. Addirittura, ha parlato di una “pausa di riflessione”, dietro la quale si sarebbero nascoste pressioni e violenze finalizzate a ottenere dichiarazioni conformi alla tesi investigativa.
È così che si arriva all’episodio che avrebbe visto, suo malgrado, il coinvolgimento di Salvatore La Rocca, fratello di Giuseppe. Ascari ha detto che l’uomo avrebbe subito la perforazione di un timpano nel tentativo di costringerlo ad accusare il fratello.
Accuse altrettanto pesanti riguardano ciò che sarebbe accaduto ai tre indagati nella caserma Pastrengo: secondo quanto riferito dalla deputata, Imperante, La Rocca e Schiavo avrebbero denunciato di essere stati picchiati, torturati e privati del sonno e del cibo.
Il testimone chiave e Mario Incarnato
“Poi succede un fatto strano. Entra in gioco la caserma Pastrengo con un pentito. Chi è questo pentito? Si chiama Mario Incarnato, che è lo stesso pentito che ha accusato Enzo Tortora, con accuse - ha proseguito Ascari - che si sono rivelate tutte false”. Da lì sarebbe poi nato quello che la deputata ha definito un “teorema accusatorio” costruito su elementi inconsistenti e su una scena del crimine che sarebbe stata compromessa dalla presenza di cittadini e giornalisti.
È però sulla criminalità organizzata che Ascari concentra uno dei passaggi più delicati del suo intervento.
La deputata 5 Stelle ha ricordato anche l'inchiesta realizzata dalla trasmissione Le Iene, attraverso la quale sarebbe stato individuato un collaboratore di giustizia che avrebbe sostenuto l'innocenza dei tre condannati.
Secondo quanto riferito da Ascari, la condanna di Imperante, La Rocca e Schiavo sarebbe stata funzionale anche agli interessi della Camorra. In pratica, il forte clamore provocato dall'assassinio delle due bambine aveva acceso i riflettori su Ponticelli, disturbando le attività criminali come lo spaccio di droga, le scommesse illegali, il racket e l'usura.
Ecco che individuare rapidamente dei responsabili - secondo questa ricostruzione - avrebbe potuto contribuire a spegnere quei riflettori che tanto danneggiavano gli affari della Camorra.
Una tesi ovviamente grave, ma che porta Ascari a porre una domanda ancora più inquietante: quale ruolo avrebbe avuto Mario Incarnato all'interno della caserma?
La parlamentare chiede infatti se possa essere considerato normale che “un pentito di Camorra” si trovasse in una caserma mentre venivano interrogati i testimoni e - secondo una ricostruzione - maltrattati gli indagati.
Ascari cita in particolare Luigi Schiavo, al quale sarebbero stati “spaccati tutti i denti”.
“È normale che la Camorra faccia tutto questo in una caserma? Non vi fa rabbrividire tutto ciò?”.
L'attacco all'attuale Commissione Antimafia
Ascari ha ricordato di aver chiesto più volte, nell'attuale legislatura e nella sua veste di capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Antimafia, di proseguire il lavoro parlamentare sul caso Ponticelli. Richieste che sarebbero state tutte respinte.
Da qui il duro attacco alla guida della Commissione, accusata dalla parlamentare di aver impedito di approfondire la vicenda e di aver fatto “ostruzionismo”.
Per Ascari, infatti, le vittime del caso Ponticelli sarebbero cinque: da una parte Barbara e Nunzia, le due bambine assassinate, e le loro famiglie; dall'altra Ciro Imperante, Giuseppe La Rocca e Luigi Schiavo, qualora venisse definitivamente dimostrato che furono condannati ingiustamente. “Tre ragazzi, oggi uomini, a cui la mala giustizia ha distrutto completamente la vita, marchiandoli come i mostri di Ponticelli”.
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