Anatomia criminale delle truffe agli anziani
La scena finale dura pochi minuti.
Un uomo entra in un condominio, raggiunge un appartamento, pronuncia un nome già conosciuto dalla vittima e ritira denaro, gioielli o altri beni.
Poi scompare.
Se ci si limita a quel momento si vede soltanto l’ultimo passaggio.
La truffa agli anziani, quando presenta caratteri di serialità e una stabile suddivisione dei compiti, è qualcosa di più complesso.
Prima dell’uomo che arriva alla porta vi è una telefonata.
Prima della telefonata vi è spesso una selezione.
Dopo la consegna vi è il trasferimento del provento.
Tra questi momenti possono operare persone diverse, talvolta senza che la vittima possa percepire l’esistenza di una struttura alle proprie spalle.
È questo il primo elemento che interessa la polizia giudiziaria.
Non il singolo artificio.
La catena.
Il telefonista
Il telefonista rappresenta spesso il primo contatto con la vittima.
Non deve necessariamente conoscere personalmente la persona che chiama.
La sua funzione è un’altra.
Deve assumere il controllo della conversazione.
La telefonata viene costruita attorno a pochi elementi semplici.
Urgenza.
Paura.
Autorità.
Famiglia.
La vittima deve essere condotta a credere che qualcosa di grave sia già accaduto e che una decisione immediata possa evitare conseguenze peggiori.
Un incidente.
Un familiare trattenuto dalle forze dell’ordine.
Un procedimento che dovrebbe essere risolto pagando una somma.
Gioielli che sarebbe necessario consegnare per un controllo.
Denaro che dovrebbe servire per aiutare un figlio o un nipote.
Lo schema può cambiare.
Il meccanismo resta sostanzialmente identico.
Impedire alla persona di riflettere.
Il telefonista non cerca soltanto di convincere.
Cerca di isolare.
Se la vittima interrompe la conversazione e telefona autonomamente al familiare evocato nel racconto, l’inganno rischia di cessare immediatamente.
Per questo il controllo del tempo diventa centrale.
La pressione deve essere continua.
Il problema deve apparire urgente.
La soluzione deve essere immediata.
Ogni minuto lasciato alla verifica costituisce un rischio per l’autore.
La manipolazione dell’affetto
La truffa funziona perché colpisce un punto che non ha nulla a che vedere con l’ingenuità.
Colpisce l’affetto.
Una madre può dubitare di uno sconosciuto.
Dubita molto meno della possibilità che il proprio figlio abbia bisogno di aiuto.
Un nonno può essere prudente con il denaro.
Può perdere quella prudenza se gli viene fatto credere che il nipote rischi conseguenze gravi.
È questa la leva.
Non la scarsa intelligenza della vittima.
La paura di non essere intervenuti quando era ancora possibile farlo.
Il truffatore utilizza un legame autentico per costruire una realtà falsa.
Da un punto di vista investigativo, questo passaggio assume particolare importanza perché consente di comprendere la ragione per cui persone perfettamente autonome possano consegnare somme rilevanti a uno sconosciuto.
Non è sufficiente analizzare ciò che è stato detto.
Occorre ricostruire come è stato detto.
Il tono.
La durata della telefonata.
Le eventuali voci sovrapposte.
Il riferimento a nomi realmente appartenenti alla famiglia.
Le domande rivolte alla vittima.
Le informazioni che la stessa persona può aver fornito inconsapevolmente durante la conversazione.
A volte è la vittima a completare il racconto del truffatore.
Basta una frase.
“Sta parlando di mio figlio Marco”
Da quel momento l’interlocutore possiede un nome che pochi secondi prima non conosceva.
La conversazione viene adattata.
L’inganno acquista improvvisamente credibilità.
La falsa autorità
Un secondo elemento ricorrente è l’appropriazione della credibilità istituzionale.
Il truffatore può presentarsi come appartenente a una forza di polizia, avvocato, tecnico, funzionario o incaricato di un ufficio pubblico.
Non occorre disporre realmente di un titolo.
È sufficiente evocarlo.
L’uniforme, il tribunale, la caserma, la banca e l’ufficio pubblico possiedono un valore simbolico.
Per molte persone anziane quel valore è ancora più forte.
L’autore sfrutta proprio quella fiducia.
Questa forma di inganno assume una particolare gravità perché non colpisce soltanto il patrimonio.
Erode la fiducia nelle istituzioni.
Una persona che ha consegnato i propri risparmi a un falso appartenente alle forze dell’ordine può iniziare a dubitare anche di chi, il giorno successivo, indossa realmente quella divisa.
Per chi opera sul territorio questo effetto non è secondario.
La prevenzione deve quindi essere netta.
Nessuna forza di polizia invia persone nelle abitazioni per ritirare denaro necessario a evitare l’arresto di un familiare.
Nessun procedimento giudiziario viene risolto consegnando gioielli a un incaricato che si presenta alla porta.
Quando una richiesta assume queste caratteristiche, la comunicazione deve essere interrotta e deve essere contattato direttamente il 112.
Il soggetto che raggiunge la vittima
Il telefonista può operare a distanza.
Il soggetto incaricato del ritiro deve necessariamente entrare nel territorio.
È il punto nel quale l’organizzazione diventa fisicamente vulnerabile.
Deve spostarsi.
Deve raggiungere una determinata strada.
Deve individuare un numero civico.
Deve entrare nello stabile.
Deve presentarsi alla vittima.
Deve uscire con il provento.
Ogni passaggio produce una traccia potenziale.
Videosorveglianza pubblica o privata.
Accessi condominiali.
Immagini di esercizi commerciali.
Spostamenti mediante mezzi pubblici.
Veicoli.
Telefoni.
Presenza nelle stazioni.
Orari.
Descrizioni testimoniali.
È per questa ragione che il tempo della segnalazione assume un valore investigativo determinante.
Una comunicazione ricevuta quando il soggetto si trova ancora nelle vicinanze consente un intervento completamente diverso rispetto alla denuncia presentata alcune ore dopo.
La presenza della pattuglia sul territorio rimane quindi uno degli strumenti più efficaci.
Non tutto può essere ricostruito a distanza.
A volte il risultato dipende dalla possibilità di arrivare mentre il soggetto sta ancora percorrendo poche centinaia di metri.
Il trasfertista
Il soggetto incaricato della riscossione non deve necessariamente appartenere al territorio nel quale avviene il fatto.
Può arrivare da un’altra città.
Può raggiungere più località nell’arco di una stessa giornata.
Può utilizzare treni, taxi, veicoli presi a noleggio o automobili intestate ad altri.
La trasferta presenta un vantaggio evidente per il gruppo criminale.
Chi materialmente compare davanti alla vittima è estraneo al quartiere e difficilmente riconoscibile.
Conclusa l’azione può allontanarsi immediatamente.
Per la polizia giudiziaria assume quindi valore la ricostruzione completa dello spostamento.
Non soltanto il momento in cui il soggetto entra nell’abitazione.
Dove si trovava prima.
Come è arrivato.
Con chi ha comunicato.
Quali luoghi ha frequentato.
Dove si è diretto dopo la consegna.
La ricostruzione retrospettiva può consentire di individuare altri soggetti e di collegare episodi apparentemente indipendenti.
È in questo punto che una singola denuncia può smettere di essere un fatto isolato.
Il passaggio del provento
Il denaro o i gioielli consegnati dalla vittima non rappresentano necessariamente il punto finale.
Possono essere trasferiti rapidamente.
Questa fase assume particolare rilievo perché separa chi ha affrontato direttamente il rischio da chi beneficia economicamente dell’operazione.
L’uomo che entra nell’abitazione è esposto.
Può essere riconosciuto.
Può essere ripreso dalle telecamere.
Può essere controllato dalla polizia.
Chi attende il provento in un altro luogo rimane più lontano.
Il trasferimento serve anche a ridurre il tempo durante il quale il materiale sottratto rimane nella disponibilità dell’esecutore.
Più rapidamente denaro e preziosi cambiano mano, più complessa diventa la ricostruzione.
Per questo, quando un soggetto viene individuato, l’accertamento non dovrebbe fermarsi a ciò che porta con sé.
La domanda investigativa è più ampia.
A chi avrebbe dovuto consegnarlo.
Il valore dei telefoni
In questa tipologia di reato il dispositivo telefonico può assumere un’importanza superiore al bene sottratto.
Il denaro dimostra il profitto.
Il telefono può contribuire a mostrare la struttura.
Contatti.
Conversazioni.
Spostamenti.
Immagini.
Numerazioni.
Indicazioni relative agli indirizzi.
Comunicazioni avvenute durante la fase esecutiva.
Ogni dato deve essere acquisito e valutato secondo le forme previste dall’ordinamento.
La tecnologia non sostituisce l’investigazione.
Permette di ricostruire relazioni che altrimenti resterebbero invisibili.
La stessa attenzione deve essere riservata alle numerazioni utilizzate per contattare le vittime.
La singola utenza può essere dismessa rapidamente.
Ciò che interessa maggiormente è la ricorrenza.
Orari simili.
Modalità analoghe.
Aree territoriali compatibili.
Contatti con gli stessi soggetti.
Coincidenze temporali tra telefonata e presenza dell’esecutore.
L’analisi acquista valore quando elementi apparentemente irrilevanti cominciano a sovrapporsi.
La serialità
Uno degli errori più semplici consiste nel leggere ogni episodio come autonomo.
Una signora truffata in una città.
Un uomo anziano raggirato in un’altra.
Un falso appartenente alle forze dell’ordine.
Un finto avvocato.
Un nipote che avrebbe provocato un incidente.
Le storie cambiano.
Le modalità operative possono rimanere sorprendentemente simili.
La stessa impostazione della telefonata.
La stessa successione temporale.
La stessa richiesta.
La stessa descrizione del soggetto incaricato del ritiro.
Gli stessi percorsi.
Gli stessi mezzi.
La stessa fascia oraria.
Il compito investigativo consiste nel cercare ciò che si ripete.
È nella ripetizione che emerge il metodo.
È nel metodo che può emergere la struttura.
Quando più episodi presentano caratteristiche compatibili, il fascicolo non contiene più soltanto una successione di truffe.
Può iniziare a rappresentare un’attività organizzata.
La casa come luogo del reato
La scelta dell’abitazione possiede una particolare capacità offensiva.
L’anziano viene colpito nel luogo che percepisce come più sicuro.
Il soggetto che entra dispone già di un vantaggio psicologico.
La vittima è stata preparata dalla telefonata.
Sa che qualcuno dovrebbe arrivare.
Lo aspetta.
Quando il campanello suona, la presenza dello sconosciuto non viene interpretata come un’anomalia.
Viene letta come la conferma di ciò che le è stato raccontato.
Il telefonista e l’esecutore, pur trovandosi in luoghi differenti, partecipano alla medesima costruzione psicologica.
Uno crea l’emergenza.
L’altro la rende reale davanti agli occhi della vittima.
È questo coordinamento a conferire particolare efficacia al meccanismo.
Quando il raggiro fallisce
Non bisogna considerare il soggetto incaricato del ritiro come necessariamente privo di pericolosità.
La situazione può cambiare rapidamente.
La vittima comprende l’inganno.
Un familiare rientra improvvisamente.
Interviene un vicino.
Il portiere dello stabile si insospettisce.
Arriva una pattuglia.
Il soggetto può tentare la fuga.
Può abbandonare il provento.
Può reagire.
L’intervento operativo deve quindi tenere conto della possibilità che una condotta inizialmente costruita sulla frode possa trasformarsi in un fatto più grave.
La qualificazione giuridica dipenderà naturalmente dalle modalità concrete della condotta.
Dal punto di vista della sicurezza, il principio rimane semplice.
Chi si introduce nell’abitazione di una persona vulnerabile per acquisire beni attraverso un inganno non deve essere sottovalutato.
Il denaro non racconta tutto
Una delle conseguenze più difficili da rappresentare riguarda ciò che viene sottratto.
Una somma di denaro possiede un valore determinabile.
Una fede matrimoniale no.
Un orologio appartenuto al marito morto no.
Una collana ricevuta dalla madre decenni prima no.
Per l’autore sono oggetti convertibili in denaro.
Per la vittima possono essere l’ultima presenza materiale di una persona che non esiste più.
La perdita economica può essere risarcita.
Quella memoria non sempre può essere restituita.
È anche per questa ragione che il recupero immediato del provento assume un valore che va oltre il risultato patrimoniale dell’operazione di polizia.
Restituire quei beni significa restituire una parte della storia personale della vittima.
La persona offesa non è colpevole di essere stata ingannata
Chi raccoglie una denuncia deve partire da un principio.
La vittima non è responsabile dell’abilità del truffatore.
Il giudizio, anche involontario, compromette il rapporto con la persona offesa.
Se l’anziano percepisce ironia o incredulità può ridurre il racconto, omettere particolari o rinunciare del tutto a denunciare.
È esattamente ciò che favorisce gli autori.
L’ascolto deve invece essere analitico.
Parole utilizzate.
Voce.
Inflessione.
Durata.
Numero visualizzato.
Orario.
Nomi pronunciati.
Descrizione del soggetto giunto sul posto.
Abbigliamento.
Accento.
Mezzo utilizzato.
Direzione di fuga.
Presenza di altre persone.
Ogni dettaglio può apparire irrilevante nel singolo fascicolo.
Può diventare decisivo quando viene confrontato con un episodio precedente.
Il territorio come sistema di allarme
Il contrasto alle truffe agli anziani non appartiene soltanto agli investigatori specializzati.
Comincia sul territorio.
Una farmacia.
Un amministratore di condominio.
Un direttore di banca.
Un vicino.
Un esercente.
Un familiare.
Un operatore della polizia locale.
Ognuno può trovarsi davanti a un segnale.
Una persona anziana che preleva improvvisamente una somma considerevole.
Una richiesta insolita di denaro.
Uno sconosciuto che attende davanti a un condominio.
Un’automobile che effettua soste brevi davanti a più abitazioni.
Un anziano visibilmente agitato che riferisce di dover consegnare denaro a un presunto appartenente alle forze dell’ordine.
La prevenzione efficace nasce anche dalla capacità di riconoscere questi segnali prima che il bene venga consegnato.
Il vero bersaglio dell’indagine
Arrestare l’uomo trovato con i gioielli rappresenta un risultato.
Non necessariamente il risultato finale.
Il vero bersaglio investigativo è la struttura che gli ha consentito di arrivare a quella porta.
Chi ha effettuato la telefonata.
Chi ha selezionato l’obiettivo.
Chi ha coordinato il viaggio.
Chi ha fornito le informazioni.
Chi avrebbe ricevuto il provento.
Chi organizza più episodi.
Chi sostituisce rapidamente gli esecutori quando vengono identificati.
È questo il livello nel quale la truffa smette di essere un episodio predatorio e rivela la propria dimensione organizzata.
La polizia giudiziaria deve avere la capacità di guardare oltre l’uomo fermato sul pianerottolo.
Perché dietro di lui può esserci qualcun altro che non ha mai incontrato la vittima, non è mai entrato nel condominio e non compare in alcuna telecamera.
Ed è proprio quel soggetto che può essere pronto, poche ore dopo, a scegliere un altro numero e ricominciare.
Chi truffa un anziano non affronta una vittima alla pari.
La seleziona perché la ritiene più semplice da isolare, più facile da spaventare e meno capace di reagire.
Chi telefona facendo credere a una madre che suo figlio sia in pericolo sa esattamente quale paura sta utilizzando.
Chi arriva alla porta per prendere i suoi risparmi sa che quella paura è stata costruita pochi minuti prima.
Chi ritira il provento sa che dietro quei soldi può esserci il sacrificio di un’intera vita.
Non c’è intelligenza criminale in questo.
C’è soltanto la scelta deliberata di colpire chi viene ritenuto più vulnerabile.
La forza dello Stato comincia proprio dove questi soggetti credono di essere più forti. Nel momento in cui il telefonista viene identificato, il trasfertista seguito, il provento recuperato e la catena ricostruita, l’organizzazione scopre ciò che aveva dimenticato. La paura può essere imposta per qualche minuto. La prova, quando viene costruita bene, resta. E davanti alla prova non esistono telefonate da interrompere, nomi falsi dietro cui nascondersi o anziani da intimidire. Resta soltanto la responsabilità di chi ha scelto di vivere depredando la fragilità degli altri.
* Ispettore di Polizia Locale - Ufficiale di Polizia Giudiziaria












