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La guerra invisibile del porto di Genova

Federico Zancaner

Intervista al  tenente colonnello della Guardia di Finanza di Genova Lorenzo Capra

Secondo approfondimento sui traffici illeciti che passano dal porto di Genova contro cui vi è un forte impegno delle nostre forze dell'ordine. Stavolta abbiamo raggiunto il  tenente colonnello della Guardia di Finanza di Genova Lorenzo Capra. 

1. Che tipi di merci illegali passano dal porto di Genova e di Vado Ligure?

“Con riferimento soprattutto al porto di Genova, le principali tipologie di traffici illeciti intercettate possono essere distinte anche in base alle principali direttrici geografiche:

La rotta Sud America – Europa (America Latina – Genova) è la principale direttrice del narcotraffico internazionale.
Da Paesi come Ecuador, Colombia, Brasile e Perù provengono soprattutto cocaina occultata nei container commerciali; precursori chimici per la lavorazione della droga; utilizzate come copertura commerciale. 

La sostanza viene nascosta in carichi leciti come tonno, caffè, frutta tropicale, legname o prodotti industriali. Poi c'è la rotta Asia – Mediterraneo (Cina, India, Sud-Est Asiatico – Genova). È la direttrice prevalente per prodotti contraffatti (abbigliamento, calzature, accessori, borse, articoli di lusso); prodotti non conformi agli standard europei di sicurezza; 

frodi agroalimentari;  false dichiarazioni doganali e sottofatturazioni;  tabacchi lavorati esteri in contrabbando.  Si tratta spesso di spedizioni containerizzate formalmente regolari ma accompagnate da documentazione alterata. Un'altra via è la rotta Mediterraneo Orientale / Medio Oriente – Italia.

Qui si riscontrano soprattutto: tabacchi lavorati esteri; frodi doganali;  triangolazioni commerciali per evasione IVA e dazi; traffici collegati al riciclaggio.  Guardando alla rotta Nord Africa – Italia questa direttrice riguarda principalmente: traffici di valuta; trasferimenti illeciti di denaro contante;  rimesse non dichiarate; alcuni flussi commerciali irregolari connessi al contrabbando.  Ingine c'è la rotta Europa – Africa / Europa Est. Sul versante export riguarda: veicoli rubati o irregolari;  rifiuti speciali e pericolosi;  merci dual use; beni oggetto di frodi fiscali e documentali.”

2. Vi sono differenze fra Genova e Vado Ligure?

“Sicuramente la principale differenza riguarda il volume e la complessità dei traffici. 

Il Porto di Genova rappresenta il principale hub commerciale del Nord-Ovest ed è caratterizzato da una movimentazione molto ampia e diversificata di merci e passeggeri, si tratta di un hub logistico-produttivo interconnesso.
Vado Ligure ha una dimensione più contenuta e si focalizza su flussi commerciali e terminal containerizzati, è principalmente un porto di merci, scalo europeo per prodotti ortofrutticoli e, a livello nazionale, è conosciuto per il traghettamento marittimo verso Corsica, Sardegna e Nordafrica. 

Genova presenta una pressione operativa molto più intensa e una maggiore incidenza di traffici illeciti ad alto impatto economico-finanziario, con una maggiore esposizione al narcotraffico, alla contraffazione e frodi doganali complesse.”

3. Da dove provengono questi traffici e in che modo arrivano in Italia?

“I traffici illeciti che interessano il porto di Genova arrivano attraverso filiere criminali internazionali ben strutturate, sfruttando le stesse rotte del commercio legale, anche in questo caso è possibile distinguerle in relazione alle principali direttrici geografiche:

Macroarea narcotraffico – Rotta Sud America

La cocaina proviene prevalentemente da Ecuador, Colombia, Brasile e Perù.
Arriva via mare, occultata nei container, spesso all’interno di merci come tonno, banane, caffè, cacao, frutta o materiale industriale.

Genova rappresenta uno dei principali punti di ingresso nazionali, come dimostrano i sequestri superiori alle due tonnellate registrati negli ultimi anni.

Le sostanze stupefacenti provengono prevalentemente dal Sud America, in particolare Ecuador, Colombia e Brasile.


Macroarea contraffazione/Sicurezza prodotti – Rotta Asia

Le merci contraffatte, non sicure, prive di autorizzazioni arrivano principalmente da Cina, India e Sud-Est Asiatico.

Parliamo di: abbigliamento, calzature, borse, accessori moda, elettronica, articoli di lusso, prodotti elettronici, alimenti. L’ingresso avviene tramite spedizioni containerizzate formalmente regolari, ma spesso accompagnate da documentazione con falsa o alterata dichiarazione di origine.
Nella macroarea contrabbando TLE – Rotte Asia e Mediterraneo i tabacchi lavorati esteri seguono prevalentemente rotte da Singapore, Cina, Emirati, Turchia e Mediterraneo orientale.

Vengono nascosti dietro merci lecite, carichi di copertura accompagnati da falsi o alterati documenti di trasporto. Il porto rappresenta quindi il punto terminale di filiere criminali internazionali molto strutturate.

Poi c'è la macroarea valuta – Rotta Nord Africa.

I flussi di valuta riguardano soprattutto denaro contante diretto verso Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Spesso si tratta di esportazioni di contanti non dichiarati sopra soglia o somme collegate a evasione fiscale, riciclaggio o sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

4. Per quanto riguarda l’export: dove sono diretti i traffici illegali?

“Sul versante export occorre distinguere tra traffico merci e traffico passeggeri, perché i fenomeni illeciti assumono caratteristiche differenti.

Per quanto riguarda l'export merci la Rotta Europa – Nord Africa. È una delle principali direttrici per: Veicoli rubati o irregolari

Auto rubate, reimmatricolate o esportate con documentazione falsa vengono destinate soprattutto verso Marocco, Tunisia, Algeria e Libia. 

Si tratta spesso di veicoli di fascia medio-alta destinati al riciclaggio internazionale.

Rifiuti speciali, RAEE, materiali ferrosi e componenti industriali vengono esportati illegalmente verso paesi africani dove i controlli ambientali risultano più deboli.

Le destinazioni principali sono Ghana, Nigeria, Senegal, Tunisia, Marocco. 

Il traffico viene spesso mascherato come esportazione di beni usati.

Poi ci sono i prodotti dual use.

Si tratta di beni a duplice uso civile e militare, come componentistica elettronica, meccanica avanzata e materiali sensibili.

Le direttrici più sensibili riguardano Medio Oriente, Nord Africa, Paesi extra unionali e soggetti a restrizioni. 

In questo settore il controllo è particolarmente delicato sotto il profilo della sicurezza internazionale.

Se parliamo della rotta Italia – Nord Africa qui il fenomeno principale riguarda la valuta.

Casi comuni sono i controlli transfrontalieri di valuta operati all’interno degli spazi doganali (Dlgs. 141/2024 artt.12 e 13) dove i militari operanti effettuano controlli sul trasporto di denaro contante, la cui cifra, soprattutto di ingente quantità (da normativa uguale o superiore ai 10.000€) deve essere dichiarata. Numerosi sono i casi in cui la cifra rinvenuta, non dichiarata, venga trattenuta per ulteriori accertamenti circa la natura della stessa, nonché per riscontrare eventuali debiti con l’Erario. Questo tipo di attività si interseca con la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 d.lgs. 74/2000), infatti in alcuni casi il trasferimento di denaro verso l’estero non è solo una violazione valutaria, ma rappresenta anche un tentativo di sottrarre somme al pagamento di debiti verso l’Erario. Operazioni di questo tipo, dunque, consentono di intercettare valuta non dichiarata, accertare la natura della somma di denaro, controllare eventuali precedenti riconducibili al soggetto trasportatore, nonché verificare la pendenza di debiti con l’Erario.

In sintesi, l’export illecito non riguarda solo la merce fisica ma anche il trasferimento occulto di valore economico: beni, capitali e strumenti destinati a sottrarre ricchezza al controllo fiscale e doganale dello stato.”

5. Potrebbe spiegare che operazioni fate al fine di contrastare questi traffici?

“Facendo riferimento all’azione svolta dal Corpo, a presidio del Porto di Genova insiste il II Gruppo della Guardia di Finanza, costituito da due Nuclei Operativi che insistono rispettivamente il primo sul bacino portuale di Prà, porto esclusivamente merci e il secondo, sul bacino portuale di Sampierdarena, porto merci e passeggeri. 

Il II Gruppo garantisce vigilanza doganale completa, sia attraverso varchi doganali fissi presidiati, posti all’interno degli spazi doganali, sia attraverso vigilanza dinamica, tramite pattugliamento e attività di analisi dei rischi. 

Le operazioni sono svolte in stretta sinergia con tutte le componenti che insistono all’interno dell’area portuale, in primo luogo con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, così come previsto dal rinnovato Protocollo d’intesa del 2025, nonché con le Autorità di sistema del Mar Ligure Occidentale e di frontiera.

L’interazione e la sinergia tra le varie Istituzioni consentono di porre in essere attività sempre più digitalizzate e informatizzate, sfruttando la messa a sistema delle banche dati e degli applicativi logistici specifici di ogni amministrazione. Ciò consente una più approfondita e scrupolosa attività di analisi e di verifica.”

6. Che risultati avete? Perché non si riescono a bloccare del tutto questi traffici?

“I risultati conseguiti nel porto di Porto di Genova sono estremamente significativi e dimostrano come l’attività di controllo che viene svolta incida concretamente sul contrasto ai traffici illeciti internazionali.

Partiamo dal presupposto che si tratta di uno scalo che movimenta circa 63 milioni di tonnellate di merci l’anno, quasi 2,5 milioni di TEU containerizzati, oltre 5 milioni di passeggeri tra traghetti e crociere e migliaia di navi in ingresso e uscita (dati aggiornati 2025). Questo significa operare quotidianamente su una delle principali porte di accesso dell’Europa centro-occidentale, dove il controllo deve essere efficace, ma anche compatibile con la continuità del flusso commerciale.

In relazione ai risultati operativi relativi all’ultimo biennio fino ad oggi:

Sul fronte del narcotraffico, i risultati più rilevanti riguardano il sequestro di ingenti quantitativi di cocaina proveniente dal Sud America: oltre 2,3 tonnellate sequestrate nel gennaio 2026 (valore di mercato stimato di oltre 1,5 miliardi di euro) e oltre 260 kg nel dicembre 2024, entrambi occultati in container provenienti dall’America Latina.

Nel settore della contraffazione e tutela del Made in Italy, sono state sequestrate oltre 20.000 borse di lusso contraffatte e 200.000 prodotti di elettronica contraffatti. A questi si sommano ulteriori sequestri di centinaia di migliaia di prodotti tra calzature, accessori, articoli tessili ed elettronica, prevalentemente di provenienza asiatica.

Con riguardo al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, sono stati sequestrate oltre 31 tonnellate da agosto 2025 ad oggi, con un’evasione di diritti di confine superiore a 8 milioni di euro. Si tratta di traffici che alimentano circuiti criminali consolidati e producono un danno diretto per l’Erario.

Nel settore della sicurezza prodotti, sono state sequestrate oltre 85.000 confezioni di prodotti alimentari non conformi agli standard europei, impedendone l’immissione sul mercato, nonché prodotti come giocattoli, gioielli e altri tipi di prodotti non a norma. Questo dimostra come il controllo portuale non sia solo fiscale o repressivo, ma anche una forma concreta di tutela della salute pubblica e del consumatore.

Sul piano dei traffici illeciti di valuta e della criminalità economico-finanziaria, sono stati intercettati 6 milioni di euro in contanti non dichiarati, portando ad un sequestro immediato di denaro contante di circa 39 mila euro. Questo tipo di attività è fondamentale per contrastare riciclaggio, evasione fiscale e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Naturalmente parlare di azzeramento totale del fenomeno sarebbe irrealistico, ma i risultati dimostrano che lo sforzo operativo, costante e incisivo, è volto ad interrompono filiere criminali radicate, sottraendo enormi risorse all’economia illegale e tutelando concretamente il mercato onesto e l’interesse dello Stato.

L’obiettivo, infatti, non è bloccare indiscriminatamente il porto, ma selezionare in modo intelligente i rischi, senza compromettere la fluidità dei traffici leciti. 

Genova rappresenta una porta strategica per il commercio nazionale ed unionale ed il nostro compito è proprio quello di garantire sicurezza e legalità, senza paralizzare l’economia onesta.”

7. Cosa bisognerebbe fare ulteriormente per contrastare i traffici illegali? Le istituzioni vi supportano adeguatamente? 

“Il traffico nasce molto prima dell’arrivo in porto. Le istituzioni oggi garantiscono un buon livello di supporto e di collaborazione interforze, tutto ciò è necessario in quanto la criminalità evolve rapidamente e richiede un continuo aggiornamento degli strumenti operativi e normativi, nonché sinergia tra gli attori principali. Gli Organi centrali delle diverse amministrazioni sono consapevoli dell’evoluzione epocale del porto di Genova quale porta per l’Europa centrale occidentale. Le costanti interlocuzioni e lo sviluppo informatico e digitale delle realtà portuali devono restare al passo con i tempi al fine di garantire il giusto rapporto fra traffici commerciali in espansione e controlli doganali e di polizia adeguati ai tempi.”

8. I casi di corruzione (vedi ad esempio le recenti vicende giudiziarie del presidente della Liguria, del Porto e di alcuni imprenditori) possono agevolare questi traffici?

“Il rischio corruttivo può rappresentare una vulnerabilità nei grandi nodi logistici come il Porto in quanto tale. In contesti delicati come questi, dove la corruzione può facilitare l’aggiramento dei controlli, favorire autorizzazioni indebite o alterare i processi decisionali, interviene il nostro scrupoloso lavoro, volto non solo a contrastare i traffici illeciti, ma anche a garantire un presidio di legalità amministrativa e di trasparenza istituzionale. 

In virtù di ciò la collaborazione e la sinergia con le Istituzioni si rivela ancora una volta, come precedentemente detto, fondamentale per garantire ed assicurare la trasparenza e la sicurezza in un contesto delicato come il Porto".