Giù le mani da Report: se la TV pubblica silenzia il giornalismo d'inchiesta
Il Movimento delle Agende Rosse Liguria, attraverso il gruppo “Falcone – Borsellino”, esprime la massima, viva e incondizionata solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e a tutto lo straordinario staff della trasmissione Report. Ci troviamo di fronte a una decisione tanto assurda quanto pericolosa per la tenuta democratica del nostro Paese: la scelta dei vertici di Rai 3 – una televisione pubblica – di sospendere le repliche estive del programma. Un atto che, nei fatti, silenzia una delle rarissime voci di giornalismo d’inchiesta rimaste capaci di fare vera e profonda informazione, senza fare sconti a nessuno.
Il pretesto e la censura preventiva
La motivazione ufficiale addotta dall’azienda rasenta il paradosso. La Rai ha infatti deciso di bloccare la messa in onda delle repliche estive dichiarando di voler “tutelare” la redazione, in attesa che si chiarisca la posizione di Ranucci. La risposta dello staff di Report, affidata a un duro comunicato stampa, fotografa alla perfezione la gravità del momento: “Non comprendendo quale connessione possa esserci tra i fatti emersi in questi giorni e le nostre inchieste, riteniamo che questa decisione sia lesiva del nostro lavoro e del nostro impegno e temiamo che possa preludere a una nostra cancellazione in vista della prossima stagione”.
Il tempismo dell’operazione solleva enormi interrogativi politici ed editoriali. Fino a ventiquattr’ore prima del blocco, il Direttore Paolo Corsini aveva valutato con aperto gradimento la qualità e i risultati di quelle stesse repliche. L’improvviso dietrofront è arrivato in perfetta concomitanza con le pressioni mediatiche esercitate dal quotidiano Libero (del gruppo Angelucci) e si inserisce in un quadro di accerchiamento ancora più ampio. Solo poco tempo fa, infatti, come riportato dagli organi di stampa, Fratelli d’Italia aveva avanzato la richiesta di avviare un’indagine interna alla Rai proprio contro la trasmissione.
L’impressione, per usare un eufemismo, è che i vertici di Viale Mazzini non vedessero l’ora di trovare un pretesto per colpire la trasmissione. Questa censura senza precedenti scatta prima ancora che la magistratura abbia chiarito chi ci sia dietro le minacce e l’attentato a Sigfrido Ranucci, il quale – giova ricordarlo – è la parte lesa in un procedimento giudiziario. La redazione di Report è un gruppo di professionisti testati sul campo, riconosciuti da anni per indipendenza, rigore e qualità. Sanno perfettamente di essere un obiettivo scomodo per i poteri forti, ma la loro risposta è un esempio di dignità professionale: “Amiamo questo lavoro come parte decisiva della nostra vita. Sappiamo bene che Report è un obiettivo. Ma sappiate che lo difenderemo, centimetro dopo centimetro”.
Il declino della TV pubblica e le “distrazioni di massa”
Mentre si oscura il giornalismo di qualità, i palinsesti televisivi odierni sono letteralmente sommersi da trasmissioni che definire “spazzatura” significa quasi fare un complimento. Sia chiaro: il nostro disgusto non è rivolto ai lavoratori e ai professionisti del settore che svolgono semplicemente il proprio mestiere per portare il pane a casa. L’atto d’accusa è rivolto agli editori e ai responsabili di settore. Sono loro che utilizzano le frequenze, soprattutto quelle della TV pubblica, per somministrare ai cittadini programmi di pura “distrazione di massa”.
La Rai viene sostenuta economicamente dai cittadini attraverso una vera e propria tassa, impropriamente battezzata “abbonamento”. Un abbonamento presuppone la libertà di scelta, la facoltà di aderire o meno a un servizio. Nel caso della Rai non esiste alcuna facoltà: il pagamento è imposto. Da cittadini liberi possiamo decidere se abbonarci a piattaforme private o guardare canali commerciali; con la Rai questo diritto è negato. Chiamatela allora “tassa di possesso dell’apparecchio TV”, si farebbe una figura decisamente migliore sotto il profilo della trasparenza.
Se i cittadini sono obbligati a sostenere economicamente la televisione pubblica, hanno il sacrosanto diritto di pretendere in cambio un’informazione libera, pulita, che non sia confezionata a tavolino nelle segreterie politiche o negli uffici degli editori di turno. Il pubblico reclama trasmissioni di reale interesse civile come Report, animate da un giornalismo d’inchiesta sincero, che non provi alcun timore reverenziale verso il potente del momento.
Una vergogna nazionale da cinquantaseiesimo posto
I dati internazionali certificano il crollo della nostra libertà di stampa: l’Italia si trova attualmente al 56° posto nel mondo. Una vera e propria vergogna nazionale che non sembra far arrossire nessuno nei palazzi del potere. Se pensiamo che in Europa esistono 44 Stati sovrani riconosciuti dall’ONU (che salgono a 47 includendo i membri del Consiglio d’Europa come Svizzera e Vaticano), di cui 27 facenti parte dell’Unione Europea, la nostra cinquantaseiesima posizione è a dir poco umiliante. Se allunghiamo lo sguardo a nazioni come Stati Uniti, Inghilterra, Canada o Australia, il posizionamento dell’Italia diventa ancora più deprimente. Dove siamo finiti?
Mentre i telegiornali abbondano di notizie trash o indugiano ossessivamente sulla cronaca nera, si registra una complicità inqualificabile nel tacere le notizie relative alle grandi inchieste giudiziarie, come quelle sulle stragi che hanno insanguinato il nostro Paese e che attendono ancora una verità definitiva. Purtroppo, la storia insegna che un popolo mantenuto nell’ignoranza si governa molto più facilmente di un popolo edotto e consapevole.
Ed ecco che il palinsesto si adegua: corpi femminili parzialmente vestiti usati per far brillare gli occhi, banali giochi a premi per anestetizzare il pensiero e format basati su un cinico voyeurismo mediatico, dove persone con evidenti fragilità sociali vengono scaraventate davanti alle telecamere al solo scopo di solleticare la risata del pubblico, suscitando in realtà profonda pietà umana.
L’appello delle Agende Rosse
Cosa ti sta succedendo, Italia? Il nostro appello è perentorio: non toccate Report.
È una delle pochissime trasmissioni rimaste utili al cittadino, un presidio di verità che squarcia il velo dell’ipocrisia. Chi si piega supino ai desiderata dei poteri forti per bloccare o chiudere un programma di questo valore sociale – per giunta pagato con i soldi dei contribuenti – non dovrebbe limitarsi ad arrossire di vergogna. Dovrebbe fare un passo indietro e rassegnare immediatamente le proprie dimissioni.
Ma siamo in Italia, il Paese in cui chiunque riesca a conquistare una poltrona, prima ancora di sedersi, si cura di spalmare la seduta e lo schienale con la colla per non essere rimosso. La vergogna, purtroppo, sembra non avere più limiti, ma noi non smetteremo di vigilare e di fare scudo intorno a chi fa dell’informazione libera la propria missione di vita.
* Movimento delle Agende Rosse Liguria, Gruppo “Falcone – Borsellino”
Tratto da: agenderossegenova.it
ARTICOLI CORRELATI
Rai taglia repliche a Report, Ranucci: delegittimazione fondata su vergognose congetture
Ranucci: mai pensato di entrare in politica. Attentato fatto per colpire Report
Attentato a Ranucci, Lavitola ai pm: "Non ho idea del movente o chi possa essere stato”
Ranucci: ''Ordigno messo per fermare una notizia che doveva arrivare a Report''
Attentato a Ranucci: indagato come presunto mandante imprenditore ed ex giornalista Lavitola
















