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È uscito il nuovo numero de ''Le Siciliane Casablanca n. 93''

Graziella Proto
antimafiaduemila

L'editoriale
LA MARCIA TRIONFALE DEL «GENERALE DEI MIEI STIVALI»

di Graziella Proto

Da qualche anno uno strano personaggio si aggira per le strade d’Italia, colonizzando talk-show, aule parlamentari e corridoi municipali. Non è uno scienziato, non è un Nobel per la fisica, né un urbanista di fama internazionale. Non possiede la sapienza giuridica di uno statista e non ha il carisma di una rockstar. Non ha nemmeno la solida competenza pratica di un bravo artigiano - un falegname o un fabbro. Del calzolaio, in verità, non possiede la nobile umiltà del cuoio ma, convinto di incarnare la sintesi perfetta del sapere universale, ha ormai le sembianze inconfondibili del «Generale dei miei stivali».

Questo bizzarro e caricaturale archetipo della modernità italica è illuminato da un’incrollabile certezza: avere in tasca la risposta definitiva a qualsiasi dramma umano, sociale o planetario.

Non è una donna, ma, sale in cattedra per spiegare con commovente sollecitudine come le donne dovrebbero tornare a fare la maglia, sfornare figli e presidiare il focolare, risolvendo in un colpo solo crisi demografica ed emancipazione femminile. Con la romantica sensibilità che lo contraddistingue, impugna poi la legge 194: rassicura che non sarà toccata, ma concede magnanimamente l’aborto solo previo ascolto del “cuoricino” del feto. Riporta alla mente il “Ministro della Paura” di Antonio Albanese.


gatto generale

Non è un maestro ma dall’alto della sua cattedra pontifica che i ragazzini con problemi, alle elementari devono stare separati dagli altri, i normali. Isolati in classi diverse. Per il loro bene ovviamente.

Non è un climatologo, ma davanti a estati a quarantaquattro gradi, sentenzia che il riscaldamento globale si cura ignorandolo, passeggiando sul lato in ombra del marciapiede o sventolando un ventaglio nelle ore più calde.

Ogni sua banalità viene pronunciata con la solennità di un testo sacro, fermamente convinto che prima del suo avvento l’umanità brancolasse nel buio.

Non è un economista ma dà i numeri; e se qualche giornalista intelligente e intraprendente, (per la verità due donne in particolare), insiste con le domande, risponde di non essere un ragioniere e che ci saranno gli specialisti a risolvere i problemi pubblici.

Non è uno storico, ma rimembra vecchi, beceri capitoli storici ispirati alla Decima MAS.
Non è nemmeno un politico ma, forse non lo sa. Lui si crede semplicemente “il verbo” e sa con certezza di essere un generale.

Il dramma vero non è che il Generale dei miei stivali esista; il dramma è che la politica italiana abbia deciso di calzarli, quegli stivali, e di marciare al loro ritmo anacronistico, mettendosi sull’attenti davanti a ogni sua battuta. E così lui si convince, giorno dopo giorno, che basti un paio di stivali lucidi per calpestare il futuro di una comunità.
AAATTENTI!
PS. Non ci può essere RI-POSO.

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