Nel giorno della commemorazione del 63° anniversario della strage di Ciaculli ho preso parte alla cerimonia in ricordo dei sette servitori dello Stato che il 30 giugno 1963 persero la vita mentre erano impegnati nel loro dovere.
Una presenza che ha voluto testimoniare come la memoria non possa esaurirsi nella ritualità della commemorazione, ma debba tradursi in un impegno costante verso la conoscenza, la responsabilità collettiva e la difesa della legalità.
Nel corso dei miei studi ho avuto modo di approfondire vari temi poi confluiti nella tesi triennale della facoltà di scienze storiche all'Università degli Studi di Milano, dal titolo "Mezzogiorno, mafia e memoria: genesi e impatto della strage di Ciaculli".
La Strage di Ciaculli rappresenta uno dei momenti più significativi della storia della Repubblica italiana. Essa fu al contempo attacco frontale alle istituzioni e punto di svolta nel rapporto tra lo Stato e la criminalità organizzata. Per la prima volta, la mafia mostrò apertamente la propria capacità di sfidare l'autorità pubblica, imponendo alle istituzioni la necessità di una risposta più incisiva e strutturata. Da quella ferita nacque una nuova stagione di contrasto alla mafia, destinata a incidere profondamente sull'evoluzione della legislazione e delle strategie investigative del nostro Paese.
Nel corso della commemorazione, il ricordo delle vittime è stato accompagnato da una riflessione sul valore della memoria come fondamento della coscienza collettiva. Ricordare è necessario comprendere le cause profonde di quella violenza, riconoscere il sacrificio di chi ha servito lo Stato e trasmettere alle nuove generazioni il senso di una storia che continua a interrogare il presente.
A pochi giorni dall'anniversario della strage di Via D'Amelio, il richiamo assume un significato ancora più intenso. La ricerca della verità rappresenta un'esigenza che non conosce il trascorrere del tempo. È una responsabilità morale e civile che appartiene alle istituzioni, alla magistratura, al mondo della cultura e a ogni cittadino. Perché la memoria autentica non si limita a ricordare i nomi delle vittime, ma continua a interrogarsi sulle responsabilità, sulle omissioni e sulle pagine ancora oscure della nostra storia repubblicana.
La vicenda di Ciaculli, così come quella di Via D'Amelio e di tutte le stragi mafiose, insegna che la verità non costituisce soltanto un obiettivo giudiziario, ma rappresenta un presupposto essenziale per consolidare la fiducia dei cittadini nello Stato e nelle sue istituzioni. Ogni passo verso la piena ricostruzione dei fatti rafforza la democrazia e rende più saldo il patrimonio di legalità costruito grazie al sacrificio di tanti uomini e donne.
Custodire il ricordo di chi ha perso la vita al servizio dello Stato significa riaffermare che la lotta contro ogni forma di criminalità organizzata non appartiene soltanto al passato, ma continua a rappresentare una sfida attuale. Una sfida che richiede memoria, consapevolezza e una ricerca della verità instancabile, capace di resistere al tempo e all'oblio.
Oggi, più che mai, non dimenticare significa scegliere da che parte stare. Significa riconoscere che la libertà, la giustizia e la democrazia sono conquiste che richiedono un impegno quotidiano. È questo il messaggio che continua a provenire da Ciaculli: il sacrificio di quei sette servitori dello Stato vive nella responsabilità di ciascuno di noi, chiamati a fare della memoria non un semplice ricordo, ma un autentico esercizio di cittadinanza e ricerca della vera verità.














