Viale Città di Cutro resta: la Giunta perde l’occasione di un vero segnale contro le mafie
Come Movimento Agende Rosse Rita Atria di Reggio Emilia e Provincia esprimiamo profonda delusione e netta contrarietà per la decisione della Giunta comunale di non rimuovere Viale Città di Cutro dalla toponomastica cittadina.
La proposta di cambiare questa denominazione era stata lanciata oltre un anno fa dall’ex prefetta dott.ssa Antonella De Miro, che aveva sottolineato come quel nome richiami in modo immediato la storia di conquista del territorio da parte della ‘ndrangheta, emersa e documentata nel processo Aemilia. Il suo auspicio era di leggere, un giorno non lontano, un nuovo nome all’imbocco della via: Reggio Emilia città libera da tutte le mafie.
Che senso ha dare la cittadinanza onoraria alla dott.ssa De Miro se poi le sue sagge sollecitazioni non vengono prese in considerazione? Da grande conoscitrice della criminalità mafiosa, se ha espresso questa sollecitazione, non possiamo pensare che lo abbia fatto invano. Dall’amministrazione si sarebbe auspicato un segnale politico di cambiamento e di riscatto rispetto a una storia recente che, dopo Aemilia, la nostra città non può più ignorare.
La Giunta ha scelto invece una strada diversa: mantenere il nome di Viale Città di Cutro e per ovviare, riconoscendo essa stessa che la dedica possa essere letta come un “inchino” alle cosche, affiancarvi una nuova intitolazione, definita dal Comune “un riferimento di forte valore civile, nazionale e democratico”.
Quindi Viale città di Cutro si immetterà nella rotatoria che sarà intitolata 7 gennaio 1797, data di nascita della bandiera tricolore, la stessa rotatoria nella quale attualmente confluisce Viale Trattati di Roma del 1957, data di nascita della moderna Comunità Europea. Di fronte a questo pantheon toponomastico in divenire che celebra fatti politici che hanno cambiato la vita del nostro Paese, verrebbe da chiedersi: dov’è l’intruso?
Si risale al 1797 per saltare a piedi pari la storia recente che potrebbe parlare di possibile inchino alle mafie con l’inaugurazione di quella via il 18 luglio 2009, periodo di fuoco nelle elezioni comunali? Si starebbe ancora tutelando quella scelta? Del resto se quell’inaugurazione fosse stata neutra, perché sarebbe intervenuta la dottoressa De Miro?
Non cerchiamo colpevoli del passato, chiediamo che il presente sia chiaro: Reggio Emilia è una città contro le mafie e deve poterlo leggere anche sulle sue strade.
Il valore simbolico di quella data del 7 gennaio 1797, a livello locale e nazionale, è indubbio. Ma il messaggio di contrasto alle mafie che il Comune dice di voler trasmettere con questa scelta non risulta affatto leggibile ed evidente.
Riteniamo questa soluzione paradossale: un goffo tentativo di tenere i piedi in due scarpe, che non fa onore a questa amministrazione.
Ci amareggia che l’appello di Antonella De Miro abbia avuto un esito così fallimentare rispetto all’esigenza di cambiamento e di riscatto della città dopo le rivelazioni di Aemilia. E ci indigna l’ipocrisia di chi omaggia a parole l’ex prefetta, figura centrale nella lotta alle mafie a Reggio Emilia, quando di fatto la sua proposta è rimasta inascoltata.
Chiediamo all’amministrazione di riconsiderare la decisione e di dare alla città un segnale chiaro e inequivocabile di cui, cittadine e cittadini hanno diritto.
Movimento Agende Rosse – Rita Atria – di Reggio Emilia e Provincia
Tratto da: 19luglio1992.com












