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Il professionista invisibile

Quando l'impresa legale diventa infrastruttura del potere mafioso

Roberto Delli Carri*
antimafiaduemila

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Il 3 maggio 2023, in dieci Paesi, più di duemilasettecento operatori di polizia presero parte a un’azione coordinata contro una rete criminale ricondotta dalle autorità procedenti alla ’ndrangheta. Furono eseguiti centotrentadue arresti e sottoposte a sequestro diverse società. Il comunicato diffuso da Eurojust non descriveva soltanto un’indagine sul traffico internazionale di cocaina. Nel perimetro delle contestazioni figuravano, a vario titolo, partecipazione a un’organizzazione di tipo mafioso, traffico di armi, riciclaggio, intestazione fraudolenta di beni, frodi fiscali, evasione tributaria e favoreggiamento di latitanti. Le attività investigative avevano inoltre ricostruito investimenti in immobili, ristoranti, alberghi, autolavaggi, supermercati e altre iniziative commerciali, nonché il ricorso a facilitatori incaricati di trasferire denaro attraverso il sistema hawala.

Sono risultanze investigative, non formule sociologiche.

Mostrano come l’organizzazione mafiosa, una volta prodotto il profitto, debba necessariamente confrontarsi con un problema ulteriore ovvero attribuire a quel denaro una provenienza plausibile, una destinazione economicamente giustificabile e, soprattutto, una titolarità formalmente diversa da quella reale.

È in questo passaggio che compare il professionista invisibile.

Non una categoria sociale da porre indiscriminatamente sotto accusa. Non il commercialista, l’avvocato, il notaio o il consulente in quanto tali. Le professioni ordinistiche costituiscono, nella loro generalità, un presidio del sistema economico e della legalità.

Il rilievo penale nasce altrove.

Nasce quando una competenza tecnica viene consapevolmente piegata all’occultamento della provenienza delittuosa del denaro, alla schermatura della titolarità effettiva, alla predisposizione di documenti non corrispondenti alla realtà economica o alla costruzione di passaggi societari privi di altra funzione che non sia quella di interrompere la tracciabilità del patrimonio.

In quel momento non si è più davanti a una consulenza neutra.

Si è davanti a un apporto che deve essere valutato, caso per caso, alla luce della sua concreta efficacia causale, della consapevolezza dell’agente e del rapporto esistente con il programma criminoso.

L’impresa come strumento del reato
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Immagine di copertina realizzata con supporto IA