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Il fascista Roberto Vannacci

Elio Collovà
antimafiaduemila

Vado direttamente alla fonte per poter citare il giudizio conclusivo che Gaetano Ferrara, giornalista, da’ di Roberto Vannacci. Ferrara dice – e chi non potrebbe essere d’accordo – che non dobbiamo cadere nella trappola per cui consideriamo Vannacci un nuovo modello politico, magari trasversale. No, dice lui, quello del generale è solo fascismo.
Non posso che condividere il pensiero di Francesco Ferrara.
Vannacci non viene alla ribalta per il piacere di fare politica, seria e trasparente. Lui viene alla ribalta per giocare con il potere delle poltrone. E lo fa utilizzando strumenti – già abbondantemente adoperati nel passato – che conducono inderogabilmente al patriottismo, ai ricordi della X mas o dei reparti della marina militare. Tutti strumenti che affascinano buona parte dei cittadini, magari quelli che a causa di una insanabile povertà culturale, hanno bisogno di sentire la voce forte, stentorea, colma di speranze di cambiamento.
Il rischio è proprio questo; che le masse popolari, per dabbenaggine, aderiscano al programma politico (sic!) di Vannacci.
Queste brevi considerazioni partono dalle improvvide dichiarazioni che Vannacci ha rilasciato pubblicamente nei giorni scorsi che hanno destato sconcerto nella popolazione anche a causa dell’uso di un linguaggio ordinario e oltraggioso.
Che Vannacci non fosse il simbolo dell’eleganza, era già noto a tutti; non ci pronunciamo sul suo quoziente d’intelligenza. Che il linguaggio usato solitamente sia ordinario e irrispettoso, anche questo lo sapevamo ma che sia divenuto volgare lo apprendiamo adesso.
Insulti alla Costituzione, anatemi contro gli ebrei, riferimenti lodevoli nei confronti di Hitler, Mussolini e perfino di Junio Valerio Borghese.
E non finisce qui.
Utilizza una chat che si chiama: “Vannacci ultima speranza”, partecipata da circa 300 persone fra simpatizzanti, dirigenti, rappresentanti locali, amministrata da un certo Renato Mauro (collaboratore di Ignazio La Ruissa) e da Roberto Jonghi Lavarini, cosiddetto “Barone nero” ed ex di Fratelli d’Italia.
Se tutto ciò è vero – come è vero – si tratta di fatti gravissimi non solo sul piano politico e istituzionale, ma anche sul piano penale. Tuttavia su quanto argomentiamo, registriamo il silenzio più assoluto, nessuna iniziativa, nessuna interrogazione parlamentare. Come al solito tutto buttato nel grande cesto dell’oblio.
Invero sarebbe opportuno trattare tutta la questione in una denuncia politica nella quale chiedere che venga fatta piena luce sulle dichiarazioni e su eventuali reti di sostegno politico organizzativo collegate al generale Vannacci.
Per doverosa trasparenza, è d’obbligo precisare che quanto sopra narrato si riferisce alle conversazioni intrattenute nella chat “Vannacci ultima speranza”.
Dagli accertamenti delle fonti invece sono palesemente apparse frasi pronunciate da Vannacci la cui paternità è a lui attribuibile. C’è un’agenzia ANSA che parla della sua posizione sulle leggi razziali del 1938, considerate come norme approvate dal Parlamento e promulgate dal RE. E non mancano i riferimenti alla X MAS.
Sotto il profilo politico, il punto è assai pesante perché se il generale costruisce, nel corso della sua campagna elettorale, un ambiente in cui vengono definiti <normali> l’antisemitismo, l’apologia del fascismo, ll linguaggio golpista e il disprezzo per la Costituzione, le responsabilità di Vannacci diventano davvero enormi.
Insomma, non siamo di fronte a semplici eccessi verbali, ma alla possibile emersione di un sottobosco politico che considera la Costituzione “da buttare nel cesso”, banalizza o rilancia l’antisemitismo, strizza l’occhio al fascismo storico e fantastica su scorciatoie di forza contro la democrazia. Vannacci sta costruendo un mondo, organizzando o legittimando un universo politico in cui tutto questo diventa ammissibile. L’aspetto più importante - ma anche più inquietante - è la normalizzazione pubblica di un linguaggio che umilia la Repubblica, offende la memoria storica e avvelena la convivenza civile.
Non ho più parole. Giudicate voi.

Fonti: La Repubblica. – ANSA
 

Foto © Imagoeconomica