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È uscito il nuovo numero de ''Le Siciliane Casablanca n. 91''

L'editoriale di Graziella Proto

VENT'ANNI DI GIORNALISMO MILITANTE. CON AMORE E CON FOLLIA

Il magico potere della censura (e il business della notizia)

Oggi a Catania un gruppo dell’informazione di "serie B" – quella che non ha pubblicità, né padrini politici alle spalle, né santi in paradiso, e si immola firmando cambiali e rischiando la propria casa per la libertà di informazione, per la verità e per il giornalismo etico di Giuseppe Fava – festeggia 20 anni. Festeggiamo l'informazione che non ha padroni né necrologi censurati, ma solo tanta passione, molta follia e zero filtri. "Giornalismo militante", si dice, ma ci guardano con tenerezza. Dei sempliciotti che non sanno arricchirsi.
Noi dell’informazione di serie B, con orgoglio, da Catania chiamiamo a raccolta coloro che credono in questo impegno, perché abbiamo deciso di autofesteggiarci. Faremo un brindisi alla nostra salute, certamente, ma brinderemo anche alla nostra follia per ciò che abbiamo fatto in tutti questi anni. Per il nostro ardore. La nostra passione. La nostra onestà. Per festeggiare vent'anni di ostinata, etica povertà.
Per decenni, a Catania, la formula del potere è stata semplice come una ricetta della nonna: prendi la città, prendi l’unico quotidiano locale, agita bene e ottieni il monopolio assoluto del pensiero. Per generazioni, La Sicilia non è stato solo un giornale: è stata la colonna sonora, il filtro Instagram ante litteram e l'arbitro indiscusso della società civile. Volevi ribellarti? Volevi incanalare la rabbia popolare? Spiacenti, l'agenda del giorno la decideva l'Editore-Direttore-Plenipotenziario.
Persino una Commissione Antimafia, in gita di piacere sotto l'Etna, osò suggerire che quel giornale e il suo timoniere fossero lo snodo cruciale di un triangolo amoroso tra politica, economia e finanza. E vabbè, potremmo aggiungere pure la mafia, giusto per non farci mancare nulla e soprattutto perché molti interessi coincidevano.
Eppure, a sentire le stanze della redazione, a Catania la mafia semplicemente non esisteva. Come ha candidamente confessato di recente un alto esponente del giornale: «Eh, ma noi all'interno non ne avevamo la percezione!» Una distrazione comprensibile. Come fare, d'altronde, a "percepire" l'impero miliardario sorto attorno ai mitici "Cavalieri del Lavoro" (Graci, Rendo, Costanzo, Finocchiaro)? Come accorgersi dei loro legami con i clan, anche se il prefetto Dalla Chiesa li indicava a dito a mezza Italia — da Palermo a Torino — e indagava sulle fatture false del Cavaliere Rendo?
Evidentemente, in redazione soffrivano tutti di una gravissima e selettiva forma di sinusite che impediva di fiutare l'odore dei soldi.
La linea editoriale di quel quotidiano era di un'efficacia straordinaria: la parola "mafia" era abolita. Non solo negli articoli di cronaca, ma persino nei necrologi. Se moriva un boss, moriva un "noto filantropo". Qualcuno potrebbe dire: «Vabbè, il giornale è privato e il padrone ci fa quello che vuole». Certo. E da imprenditore decisamente disinibito e senza troppi grilli morali per la testa, il Cavaliere ha trasformato l'informazione nel più grande affare della città, diversificando gli investimenti: dalle rotative ai centri commerciali, dalle Porte di Catania al Sicily Outlet Village.


mafia censura gp

Lui era l'anima nera della provincia? Chi provava a dirlo ad alta voce veniva isolato, mentre il resto della città si riscopriva improvvisamente non vedente. Chi doveva urlare sussurrava, chi doveva vigilare dormiva, e il sistema si incancreniva mentre molti ingenui pensavano di avere a che fare solo con un banale monopolista dell’informazione.
In città c’era un blocco di potere granitico. I soldi dei Cavalieri, l’economia, gli intellettuali e — ciliegina sulla torta — una giustizia talmente solerte nell'insabbiare e proteggere che sembrava dotata di un servizio di pulizie integrato.
Un giornalista ci provò a raccontare questo splendore. Si chiamava Pippo Fava. Lo uccisero il 5 gennaio del 1984, perché certe verità rovinavano il paesaggio.
Il Cavaliere del giornalismo etneo sembrava intoccabile. Non c’erano "giudici a Berlino" capaci di disturbarlo. Poi, il colpo di scena degno di una serie Netflix: finisce sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Un processo monumentale, i cui faldoni contengono la vera storia degli ultimi cinquant'anni di Catania. Com'è finita? Assolto, dice la verità giudiziaria. E noi ci inchiniamo alla sentenza.
Ma per fortuna esiste ancora la verità etica e politica, un lusso a cui è bene non rinunciare. Perché nelle pagine di quel quotidiano la storia di Catania era totalmente diversa. Era una favola, una chimera, un meraviglioso racconto fantasy in cui Catania era, pensate un po', "la Milano del Sud".
Una Milano del Sud davvero bizzarra, rimasta tale anche quando l'Enel decideva di staccare letteralmente la luce a interi quartieri popolari perché l'amministrazione comunale non pagava le bollette. Ma non vi preoccupate: nei salotti buoni del centro l'elettricità non è mai mancata. E laddove non arrivava l'Enel, ci pensava La Sicilia: con la sua informazione illuminata, ha tenuto felicemente la città al buio per cinquant'anni.

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SOMMARIO

3 - VENT'ANNI DI GIORNALISMO MILITANTE.CON AMORE ECONFOLLIA Graziella Proto
5 - LA SOLIDARIETÀ DIETRO LE SBARRE Graziella Proto
7 - DALLA SICILIA A GAZA: L’ESPERIENZA DI GIORGIO PATTI A BORDO DELL’OTARIA Graziella Proto 11 - DA AL DHAFRA A SIGONELLA: LA ROTTA DEI TRITON Antonio Mazzeo
15 - PETROLIO: LINFA VITALE A COSTO DI VITE UMANE Stefano Gresta
19 - PIÙ MURI GIURIDICI CHE SOLIDARIETÀ EUROPEA Fulvio Vassallo Paleologo
22 - LE MADRI DELL’ANTIMAFIA CIVILE
Umberto Santino
25 - LA TRINCEA CIVILE DI LUANA ILARDO Graziella Proto
28 - IL LUNGO CAMMINO VERSO LA "TRATTATIVA" Graziella Proto
29 - “FRANCA DE ROMA”: RITRATTO DI UNA FAMIGLIA PARTIGIANA Mimma Grillo
33 - SENEGAL, LA “NOSTRA BARCA” Renata Governali
39 - «LA RIVOLUZIONE SARÀ FEMMINISTA, O NON SARÀ»
Karin Chirinos
41 - “FIMMINE FORTI E IN CAMMINO IN SCENA” Clara Artale
43 - IL RUGBY COME RISCATTO SOCIALE Sebiana Leonardi

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