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Il mercato delle informazioni nella criminalità organizzata

Roberto Delli Carri*

L’evoluzione delle organizzazioni criminali negli ultimi anni evidenzia una trasformazione significativa delle modalità operative. Accanto alle tradizionali attività illecite, come traffici di sostanze stupefacenti, estorsioni e infiltrazioni economiche, emerge con sempre maggiore evidenza l’interesse verso un bene immateriale ma estremamente strategico. L’informazione. Le relazioni istituzionali dedicate al contrasto alla criminalità organizzata hanno più volte sottolineato come la disponibilità anticipata di dati amministrativi, fiscali o societari possa rappresentare un vantaggio competitivo rilevante per soggetti inseriti in circuiti criminali. L’informazione, se acquisita prima che diventi patrimonio pubblico o prima che produca effetti amministrativi, consente infatti di orientare decisioni economiche, prevenire controlli e modificare assetti societari. In tale contesto l’informazione assume una dimensione economica. Non si tratta soltanto di dati. Si tratta di conoscenza operativa capace di incidere sulla tempistica delle attività investigative, sulla gestione delle imprese e sull’organizzazione delle attività illecite. Il fenomeno non deve essere necessariamente associato a scenari di sofisticata criminalità informatica. In molti casi si manifesta attraverso condotte molto più semplici e difficili da individuare. Accessi impropri a banche dati, consultazioni non giustificate da esigenze istituzionali, divulgazione indebita di notizie riservate o utilizzo distorto di informazioni acquisite per ragioni professionali possono alimentare circuiti informativi paralleli. Il valore strategico di queste informazioni risiede soprattutto nella loro tempestività. Conoscere in anticipo un controllo amministrativo, individuare assetti societari rilevanti o comprendere l’orientamento di un procedimento può consentire di intervenire con rapidità su strutture economiche o su attività imprenditoriali.
Dal punto di vista criminologico si tratta di un passaggio significativo. Il potere criminale non deriva soltanto dalla disponibilità di capitali o dalla capacità intimidatoria. Sempre più spesso deriva dalla capacità di comprendere il funzionamento delle istituzioni e di intercettare informazioni utili prima che diventino pubbliche. L’informazione diventa dunque uno strumento di potere. Non perché sostituisca le attività criminali tradizionali, ma perché ne amplifica l’efficacia e ne riduce il rischio operativo.
Per questa ragione la tutela delle banche dati pubbliche, la tracciabilità degli accessi informatici e la responsabilità nell’utilizzo delle informazioni rappresentano oggi un presidio essenziale di prevenzione. La protezione dei dati non riguarda soltanto la sicurezza informatica. Riguarda la tutela dell’equilibrio istituzionale e della fiducia dei cittadini nelle strutture dello Stato.
Quando l’informazione viene sottratta alla sua funzione pubblica e trasformata in strumento di vantaggio privato, non si compromette soltanto la sicurezza di un sistema informatico. Si altera il principio di imparzialità che deve guidare l’azione amministrativa.
In questo senso il controllo sull’utilizzo delle informazioni assume un valore che va oltre la dimensione tecnologica. È una questione di legalità sostanziale.
“Il potere criminale non cresce soltanto con il denaro o con la forza. Cresce quando riesce ad anticipare le decisioni delle istituzioni. E l’anticipo nasce sempre da una cosa. L’informazione”.  

*Ispettore di Polizia Locale, Ufficiale di Polizia Giudiziaria 

Immagine realizzata con il supporto dell'IA