Violenza su commissione, reclutamento digitale e nuove manovalanze della criminalità organizzata
C’è un tratto che accomuna molte delle più recenti indagini europee sulla criminalità organizzata.
Chi decide la violenza non è quasi mai sul luogo in cui la violenza viene consumata.
Non accompagna l’esecutore. Non custodisce l’arma. Non compare nelle immagini delle telecamere. Spesso non conosce neppure personalmente il ragazzo incaricato di incendiare un’automobile, collocare un ordigno, esplodere colpi contro un’abitazione o aggredire un avversario.
Rimane lontano.
Tra il mandante e l’autore materiale vengono collocati reclutatori, facilitatori, intermediari digitali, fornitori di mezzi e soggetti incaricati di trasferire il compenso. La condotta viene suddivisa in segmenti e affidata a persone diverse, ciascuna delle quali dispone soltanto delle informazioni indispensabili per eseguire il proprio compito.
È una forma di compartimentazione criminale che riduce i contatti diretti, disperde le tracce e rende più difficile risalire al livello nel quale l’azione è stata realmente decisa.
Europol ha ricondotto questo fenomeno alla nozione di violence-as-a-service. La violenza non viene più gestita soltanto all’interno di un gruppo stabile. Diventa una prestazione che può essere richiesta, organizzata e acquistata anche da soggetti collocati in un altro Paese.
Le attività della task force GRIMM hanno condotto, secondo i dati pubblicati dall’Agenzia europea, a centinaia di arresti, all’individuazione di migliaia di profili digitali e alla ricostruzione di una vasta rete di soggetti coinvolti, a diverso titolo, nell’organizzazione di aggressioni, attentati, sequestri di persona, tentati omicidi e omicidi su commissione.
Il dato numerico è rilevante.
Lo è ancora di più la struttura che emerge dalle indagini.
La violenza separata dal gruppo che la ordina
La criminalità organizzata ha sempre fatto ricorso alla forza.
L’intimidazione, il pestaggio, l’incendio e l’omicidio hanno storicamente rappresentato strumenti di controllo, punizione e affermazione del potere. In molti contesti, la violenza serviva anche a rendere immediatamente riconoscibile l’organizzazione che l’aveva ordinata.
Quel modello continua a esistere.
Accanto ad esso se ne è consolidato un altro, meno visibile e più difficile da ricostruire. L’esecuzione materiale viene affidata a soggetti esterni, reclutati per una singola azione e destinati a essere sostituiti subito dopo.
L’organizzazione non deve più mantenere stabilmente una propria struttura armata. Può reperire sul mercato criminale chi è disposto a colpire, fornendogli un indirizzo, una fotografia, un’arma, un veicolo o una somma di denaro.
Il vantaggio è evidente.
L’autore materiale non possiede necessariamente rapporti diretti con il mandante. In caso di arresto può non essere in grado di indicare chi abbia realmente ordinato il fatto. Può conoscere soltanto un nome convenzionale, un profilo utilizzato su una piattaforma cifrata o il soggetto che gli ha consegnato il compenso.
Il mandante costruisce così una distanza non soltanto fisica, ma anche probatoria.
Mandante, reclutatore, facilitatore, esecutore.
Nelle ricostruzioni operative diffuse da Europol compaiono quattro funzioni principali.
La prima è quella del mandante, che individua l’obiettivo e finanzia l’azione.
La seconda è quella del reclutatore, incaricato di reperire il soggetto disposto a compiere materialmente il fatto.
La terza funzione appartiene al facilitatore, che può procurare armi, mezzi, alloggi, documenti, denaro o informazioni sulla vittima.
L’ultimo anello è l’esecutore.
Questa ripartizione non costituisce uno schema rigido. Ogni indagine presenta caratteristiche proprie e una stessa persona può ricoprire più ruoli. La distinzione conserva comunque un rilievo investigativo decisivo, perché impedisce di confondere l’autore visibile con la struttura che lo ha messo in condizione di agire.
L’arresto dell’esecutore interrompe un pericolo immediato.
Non sempre disarticola il sistema.
Il reclutatore può disporre di altri contatti. Il facilitatore può continuare a fornire armi e mezzi. Il mandante può affidare il medesimo incarico a un’altra persona, senza esporsi direttamente.
È questa capacità di sostituzione a rendere la violenza su commissione particolarmente insidiosa.
Il reclutamento dei minorenni
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda l’età delle persone impiegate.
Le autorità europee hanno documentato casi nei quali adolescenti e giovani adulti sarebbero stati reclutati attraverso social network, applicazioni di messaggistica cifrata, chat e piattaforme di gioco.
Il contatto può iniziare con una proposta economica apparentemente semplice.
Trasportare un oggetto. Fotografare un’abitazione. Sorvegliare gli spostamenti di una persona. Recuperare un’automobile. Consegnare un telefono.
Il coinvolgimento può diventare progressivamente più grave.
Non sempre il giovane viene informato fin dall’inizio sulla reale finalità dell’incarico. In altri casi comprende la natura criminale della richiesta, ma viene attirato dalla promessa di denaro, riconoscimento o appartenenza.
La vulnerabilità economica non è l’unico fattore.
Possono assumere rilievo il bisogno di accettazione, la fascinazione per modelli criminali esibiti in rete, la ricerca di prestigio e la convinzione di poter ottenere rapidamente ciò che, nella vita ordinaria, richiederebbe tempo e sacrificio.
Il reclutatore non deve necessariamente incontrare il ragazzo.
Può osservarne il comportamento online, valutarne la disponibilità, impartire istruzioni e interrompere ogni contatto una volta conclusa l’azione.
Il giovane viene scelto anche perché privo di precedenti e non immediatamente riconducibile agli ambienti criminali tradizionali. La sua apparente estraneità diventa una risorsa per chi lo utilizza.
Il rischio viene trasferito verso il basso.
Il mandante conserva la distanza. Il reclutatore si protegge attraverso identità digitali. L’esecutore resta esposto sul territorio, davanti alla vittima, alle telecamere e all’intervento della polizia.
Dalla controversia criminale agli attentati
Una delle operazioni rese pubbliche da Europol ha riguardato una serie di gravi episodi maturati nell’ambito di una controversia collegata al traffico di stupefacenti.
Secondo la ricostruzione investigativa delle autorità tedesche e olandesi, soggetti operanti nei Paesi Bassi sarebbero stati incaricati di compiere azioni violente in territorio tedesco.
Le indagini hanno riguardato attentati mediante esplosivi, sequestri di persona e altre condotte di particolare gravità. Nel corso delle attività furono eseguiti numerosi arresti e sequestrati dispositivi telefonici, denaro, sostanze illecite, materiale esplosivo e un’arma modificata.
Le autorità hanno inoltre segnalato il possibile impiego di minorenni.
Le contestazioni appartengono al quadro investigativo e dovranno essere verificate nelle competenti sedi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il caso conserva un indubbio valore sotto il profilo dell’analisi criminale.
Una controversia sorta in uno Stato avrebbe attivato persone collocate oltre frontiera, reperite per compiere attentati e sequestri senza che il gruppo interessato dovesse impiegare direttamente i propri componenti.
Il confine nazionale, anziché ostacolare l’azione, sarebbe stato utilizzato per rendere più complessa la ricostruzione dei rapporti tra mandanti ed esecutori.
Omicidi commissionati attraverso canali cifrati
Un’altra attività congiunta delle autorità danesi e svedesi ha riguardato il reclutamento di giovani destinati, secondo le contestazioni, a eseguire omicidi su commissione.
Le persone coinvolte avevano un’età compresa tra quattordici e ventisei anni. Alcune furono rintracciate all’estero.
Le investigazioni hanno ricostruito l’impiego di piattaforme cifrate per impartire disposizioni, condividere informazioni sugli obiettivi e coordinare gli spostamenti degli esecutori.
Il dato anagrafico non rappresenta un elemento secondario.
Dimostra che la ricerca della manovalanza può svilupparsi al di fuori delle strutture criminali consolidate. Non sono sempre necessari un lungo percorso all’interno del gruppo, una prova di fedeltà o un rapporto personale con il vertice.
Può bastare una disponibilità manifestata in rete.
Il reclutamento digitale consente di raggiungere un numero elevato di potenziali esecutori, selezionare quelli ritenuti più adatti e sostituire rapidamente chi si sottrae all’incarico.
Non si cerca soltanto un killer.
Si costruisce un bacino di persone utilizzabili.
La criminalità organizzata e il ricorso alla forza
Nell’analisi dedicata alle reti criminali considerate più minacciose per la sicurezza dell’Unione, Europol ha esaminato ottocentoventuno strutture composte complessivamente da oltre venticinquemila soggetti.
Il sessantotto per cento di tali reti faceva ricorso alla violenza o all’intimidazione come parte del proprio metodo operativo.
Il dato comprende fenomeni differenti e non può essere automaticamente sovrapposto alla violenza su commissione. Mostra però quanto la capacità di minacciare, aggredire e uccidere rimanga centrale nella regolazione dei mercati criminali.
Quando la forza serve a recuperare crediti, punire infedeltà, imporre il silenzio, contendere una piazza di spaccio o intimidire un avversario, nasce una domanda stabile di soggetti disposti a esercitarla.
In questo spazio si inseriscono reti specializzate che offrono la violenza come servizio.
Un’organizzazione può rivolgersi a chi procura armi.
A chi falsifica documenti.
A chi ricicla denaro.
A chi mette a disposizione automobili e abitazioni.
Allo stesso modo può rivolgersi a chi reperisce persone disposte a incendiare, ferire o uccidere.
La specializzazione riduce i costi interni, limita l’esposizione dei vertici e consente di operare in territori nei quali il gruppo non possiede una presenza stabile.
L’attività di polizia deve risalire il comando
Le risultanze della task force GRIMM mostrano che l’azione di contrasto non può esaurirsi nell’arresto di chi viene sorpreso sul luogo del fatto.
Tra le persone arrestate figuravano presunti esecutori, facilitatori, reclutatori e mandanti.
La distinzione indica il metodo.
Ogni episodio deve essere ricostruito come il prodotto di una catena organizzata. Occorre acquisire i dispositivi, recuperare le comunicazioni, individuare gli account, analizzare i flussi finanziari, identificare chi abbia fornito il mezzo e verificare eventuali collegamenti con fatti commessi in altri Paesi.
La prova digitale assume un’importanza crescente.
Non è però autosufficiente.
Un profilo deve essere ricondotto a una persona concreta. Il contenuto di un messaggio deve essere interpretato nel contesto in cui è stato inviato. Il pagamento deve essere collegato all’incarico. La posizione del reclutatore deve essere distinta da quella di un soggetto occasionalmente entrato in contatto con l’esecutore.
Alla componente tecnologica devono quindi affiancarsi gli strumenti tradizionali della polizia giudiziaria.
Osservazioni, pedinamenti, analisi dei tabulati, accertamenti bancari, escussioni testimoniali, esame dei sistemi di videosorveglianza, perquisizioni, sequestri e cooperazione tra autorità di Stati diversi.
Il rischio, altrimenti, è quello di fermarsi all’ultimo anello.
Quello più giovane.
Quello più esposto.
Quello più facilmente sostituibile.
Il mandante può trovarsi a migliaia di chilometri
La distanza geografica non determina più una perdita di controllo.
Le autorità europee hanno documentato casi nei quali soggetti ritenuti responsabili del coordinamento di gravi azioni violente operavano da Paesi molto lontani rispetto al luogo dell’esecuzione.
Attraverso telefoni, identità digitali, applicazioni cifrate e intermediari collocati in più ordinamenti è possibile individuare un obiettivo, selezionare l’esecutore, impartire disposizioni e verificare l’esito dell’azione senza avvicinarsi alla scena del crimine.
La direzione si delocalizza.
Gli effetti rimangono sul territorio.
A essere colpite sono persone, abitazioni, attività commerciali e luoghi frequentati da cittadini estranei alle contese criminali.
L’attentato con esplosivo non mette in pericolo soltanto il destinatario. Espone interi condomini, passanti, soccorritori e operatori di polizia.
La violenza su commissione non è quindi una questione interna al mondo criminale.
È una minaccia diretta alla sicurezza collettiva.
L’esecutore non coincide con il sistema
Il soggetto che materialmente colloca un ordigno o esplode un colpo d’arma da fuoco assume una responsabilità personale che deve essere accertata dall’autorità giudiziaria.
Resta però necessario interrogarsi su ciò che precede l’azione.
Chi ha scelto la vittima.
Chi ha raccolto le informazioni.
Chi ha reperito il denaro.
Chi ha cercato l’esecutore.
Chi ha fornito l’arma.
Chi ha organizzato la fuga.
Chi ha verificato che l’ordine fosse stato eseguito.
È in questa sequenza che la violenza rivela la propria natura organizzata.
L’autore materiale può essere arrestato. Il reclutatore può però disporre di altri contatti. Un profilo può essere chiuso mentre la rete ne apre immediatamente un altro. Un gruppo operativo può essere disarticolato senza che venga individuato il soggetto che ha finanziato l’azione.
Per questo il contrasto deve svilupparsi nei luoghi fisici nei quali la violenza si manifesta e nei canali digitali nei quali viene proposta, organizzata e pagata.
Occorre impedire che adolescenti privi di una storia criminale vengano trasformati in strumenti sacrificabili.
Il volto mostrato nelle immagini dell’arresto può appartenere all’ultimo arrivato.
Il compito della polizia giudiziaria e dell’autorità giudiziaria è risalire fino al livello nel quale il bersaglio è stato scelto e la violenza è stata messa in movimento.
La violenza su commissione non rende la criminalità organizzata moderna o invincibile.
Ne rivela la natura più vile.
Chi manda un ragazzo a sparare e protegge il proprio nome dietro uno schermo non esercita coraggio. Trasferisce ad altri il rischio, il carcere e, non di rado, la morte.
La risposta dello Stato non può fermarsi alla mano che colpisce.
Deve raggiungere chi l’ha armata, chi l’ha pagata e chi ha deciso che una vita potesse essere trasformata in una prestazione acquistabile.
"La criminalità organizzata prospera quando il mandante crede di poter restare invisibile. Lo Stato vince quando dimostra che, dietro ogni ordine, ogni pagamento e ogni silenzio, esiste una traccia capace di condurre fino a lui".
*Ispettore di Polizia Locale – Ufficiale di Polizia Giudiziaria













