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Paypal mafia, l'architettura del potere e il filo Rothschild

Margherita Furlan

Il legame tra i protagonisti non è casuale: è biologico. Musk e Thiel hanno co-fondato PayPal. La rete che ne è derivata, quella che viene chiamata la Mafia di PayPal, occupa oggi posti chiave nell’amministrazione Trump: David Sacks è il responsabile dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute; la carriera politica del vicepresidente J.D. Vance è stata lanciata da una donazione di 15 milioni di dollari di Thiel; Michael Kratsios, ex capo di gabinetto di Thiel, è consigliere di Trump. Thiel ha inoltre fondato con Vivek Ramaswamy una società finanziaria esplicitamente concepita come sfida al modello di investimento responsabile promosso da BlackRock. 
I documenti sul caso Epstein, resi pubblici dal Congresso americano nel 2026, hanno rivelato che il fondo Valar Ventures di Thiel accettò 40 milioni di dollari da Jeffrey Epstein e che Thiel intrattenne una corrispondenza con Epstein per cinque anni prima della sua morte. 
L’inserimento della dinastia Rothschild in questa inchiesta non risponde a una logica cospirazionista. Risponde a una necessità analitica. I Rothschild rappresentano quattro cose simultaneamente. 
 

Primo: il modello storico

Rothschild & Co è l’istituzione che ha inventato il modello di potere finanziario transnazionale che BlackRock ha poi industrializzato e portato a scala planetaria. Quando nel 1815 Nathan Mayer Rothschild sfruttò l’informazione privilegiata sulla battaglia di Waterloo per operare alla Borsa di Londra, stabilì un principio che resta valido oggi: chi controlla l’informazione prima degli altri controlla i mercati. Palantir fa esattamente la stessa cosa con i dati digitali. La continuità metodologica è il primo nesso.

Secondo: la presenza operativa attuale

Rothschild & Co non è un ricordo storico. È una banca d’affari che si definisce "il principale consulente per le società cinesi che investono in Europa". Il ramo Edmond de Rothschild ha firmato un accordo strategico con Bank of China. Jennifer Yu, responsabile della grande Cina per Rothschild, ha guidato l’acquisizione di Volvo da parte della cinese Geely rispondendo allo scetticismo dei colleghi: "Dietro questo topo c’è un drago, e il drago è la Cina".

Terzo: il nodo con BlackRock

Lord Jacob Rothschild investiva attraverso fondi BlackRock nel portafoglio della sua società di investimento RIT Capital Partners. E.L. Rothschild, il ramo americano della famiglia, siede nel consiglio strategico di FCLTGlobal, la stessa piattaforma di dialogo sul capitalismo a lungo termine promossa da BlackRock.

Quarto: il nodo con Israele

La famiglia Rothschild è storicamente legata alla fondazione dello Stato di Israele. Edmond de Rothschild finanziò le prime colonie ebraiche in Palestina. La connessione è oggi operativa attraverso l’ecosistema di sicurezza informatica israeliano: le stesse competenze di intelligence finanziaria sviluppate dai Rothschild nell’Ottocento, reti transnazionali, informazione privilegiata, capacità di influenzare decisioni sovrane attraverso il credito, sono oggi codificate in programmi informatici e vendute come servizi di sicurezza da aziende come NSO, Paragon, Cellebrite, tutte nate dall’Unità 8200 delle forze armate israeliane.


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I Rothschild non "controllano il mondo". Ma rappresentano il codice sorgente del sistema che BlackRock ha industrializzato, che Palantir ha digitalizzato, e che l’ecosistema israeliano ha militarizzato. Ignorarli sarebbe come studiare un programma senza conoscere il linguaggio in cui è scritto. Per capire il sistema bisogna smettere di pensarlo come un complotto e cominciare a pensarlo come un'architettura. Un edificio a quattro piani, dove ogni piano ha bisogno degli altri per reggersi, dove gli inquilini di un piano sono spesso i proprietari di un altro, e dove chi sta fuori, cioè i cittadini e i loro governi eletti, non ha le chiavi di nessun ingresso. 

Il primo livello è fisico: le tubature del mondo

Tutto ciò che è digitale ha bisogno di un corpo materiale. Un messaggio di posta elettronica, un ordine di borsa, una comunicazione crittografata tra un'ambasciata e il proprio ministero, un'immagine satellitare di un obiettivo militare: tutto questo esiste sotto forma di impulsi elettrici che viaggiano attraverso oggetti concreti. Cavi sottomarini in fibra ottica posati sul fondo degli oceani. Satelliti in orbita a poche centinaia di chilometri dalla superficie terrestre. Semiconduttori grandi quanto un'unghia, incisi con miliardi di transistor, senza i quali nessun computer, nessun telefono, nessun sistema d'arma funziona. Centri dati grandi come capannoni industriali, pieni di server che consumano l'energia di una piccola città per elaborare e conservare le informazioni del mondo. Chi controlla queste tubature controlla il primo livello del potere. E oggi, i nomi sono pochissimi. Elon Musk controlla Starlink, una costellazione di oltre 7.000 satelliti in orbita bassa che sta rapidamente diventando l'infrastruttura di connettività dominante del pianeta, con una previsione di arrivare a 42.000 satelliti. Nessun governo, nessuna azienda, nessuna organizzazione internazionale ha nulla di paragonabile. L'alternativa europea, il progetto IRIS², non sarà operativa prima del 2029, e il ministro Crosetto ha ammesso che ci vorranno 10-15 anni per raggiungere una capacità comparabile. Nel frattempo, chi ha bisogno di comunicare in modo sicuro dallo spazio, che sia un esercito in guerra, un'ambasciata in zona di crisi o un governo sotto attacco informatico, deve bussare alla porta di Musk. 

TSMC, la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, produce oltre il 90% dei semiconduttori più avanzati del mondo, quelli che fanno funzionare l'intelligenza artificiale, i sistemi d'arma di ultima generazione e le infrastrutture finanziarie globali. Un'unica azienda, su un'isola di 36.000 chilometri quadrati che la Cina rivendica come proprio territorio, produce i componenti senza i quali il mondo digitale si ferma. È la vulnerabilità strategica più grande dell'Occidente, e anche la ragione principale per cui Washington non può permettersi di perdere Taiwan. I centri dati, infine, sono il nuovo petrolio. Non nel senso metaforico che si usa di solito: nel senso che chi li possiede e li alimenta controlla il luogo fisico dove risiedono i dati di governi, imprese e cittadini. BlackRock sta trattando con ENEL per acquisire centrali elettriche dismesse e trasformarle in centri dati. Amazon, Microsoft e Google controllano la grande maggioranza dei servizi di elaborazione informatica a distanza (il cosiddetto "cloud") su cui si appoggiano governi e aziende di tutto il mondo, Italia compresa. Il dato è questo: le informazioni degli italiani, comprese quelle sensibili della pubblica amministrazione, risiedono fisicamente in infrastrutture possedute e gestite da aziende americane, su suolo europeo ma sotto giurisdizione incerta. Il primo livello del potere è dunque questo: chi possiede i cavi, i satelliti, i chip e i centri dati possiede il corpo attraverso cui tutto il resto si muove. Senza corpo non c'è pensiero, non c'è denaro, non c'è narrazione. È il livello più concreto e il meno visibile, perché le tubature stanno sottoterra, in orbita o chiuse in capannoni anonimi. Ma chi le controlla ha il potere di chiudere il rubinetto in qualsiasi momento. Musk lo ha dimostrato in Ucraina. Può dimostrarlo dovunque.


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Elon Musk © Imagoeconomica 

Il secondo livello è il cervello: chi trasforma i dati in decisioni

I dati, da soli, non servono a nulla. Un miliardo di intercettazioni telefoniche, senza un sistema che le legga, le confronti e ne estragga un significato, è rumore bianco. Milioni di immagini satellitari, senza un algoritmo che identifichi un convoglio militare in mezzo a un deserto, sono fotografie inutili. I movimenti di miliardi di dollari sui mercati finanziari, senza un modello che ne preveda la direzione, sono numeri su uno schermo. Il secondo livello del potere appartiene a chi trasforma il rumore in segnale, i dati grezzi in decisioni operative, la massa di informazioni in obiettivi militari, profili di sospettati, previsioni di mercato, analisi di rischio sovrano. Oggi i due poli di questo potere sono Palantir e l'ecosistema di intelligence israeliano.
Palantir ha costruito il proprio impero partendo dalla CIA, con finanziamenti del fondo In-Q-Tel, e ha progressivamente esteso la propria presenza a decine di governi, forze armate e agenzie di intelligence in tutto il mondo. Il suo software Gotham è in grado di integrare fonti di dati eterogenee, intercettazioni, immagini satellitari, registri finanziari, dati biometrici, informazioni da fonti aperte, e di presentarle agli analisti in un'interfaccia unificata che permette di individuare connessioni, schemi e anomalie invisibili all'occhio umano. Il sistema Maven, designato dal Pentagono il 20 marzo 2026 come standard di riferimento per il comando e il controllo sul campo di battaglia [56], è il passo successivo: non si limita ad analizzare i dati, ma suggerisce azioni, simula scenari e, in prospettiva, potrà attivare risposte automatiche. Chi scrive il software che interpreta la realtà per i generali e per i servizi segreti, in un certo senso, decide cosa è reale e cosa non lo è. Decide chi è un obiettivo e chi non lo è. Decide quali minacce esistono e quali possono essere ignorate.
L'ecosistema israeliano opera sull'altro versante dello stesso ciclo. Le aziende nate dall'Unità 8200 delle forze armate israeliane, NSO Group con il suo sistema Pegasus, Paragon con Graphite, Cellebrite con i suoi strumenti di estrazione forense dai telefoni, Cognyte con le sue piattaforme di sorveglianza di massa, sono specializzate nella raccolta dei dati: penetrare nei dispositivi, intercettare le comunicazioni, estrarre informazioni dai telefoni sequestrati. Se Palantir è il cervello che elabora, l'ecosistema israeliano è il sistema sensoriale che raccoglie. Chi possiede entrambi possiede il ciclo completo dell'intelligence: dalla raccolta all'analisi, dall'analisi alla decisione, dalla decisione all'azione.
L'Italia, con i contratti secretati della Difesa per Gotham e le piattaforme israeliane nelle procure e nei servizi, sta consegnando entrambe le metà di questo ciclo a soggetti esterni. Non controlla né la raccolta dei propri dati sensibili, né l'analisi che ne viene fatta. In altre parole: non sa cosa sanno di lei coloro a cui ha affidato la propria sicurezza. E non ha il modo di scoprirlo.

Il terzo livello è il denaro: chi decide dove vanno i capitali

Se il primo livello è il corpo e il secondo è il cervello, il terzo è il sangue che li nutre. Il denaro che finanzia la costruzione dei satelliti, lo sviluppo dei software, il funzionamento dei centri dati, l'acquisto delle aziende strategiche, la ristrutturazione dei debiti sovrani. Qui i nomi sono tre, e sono conosciuti nel mondo della finanza come le "Tre Grandi": BlackRock con i suoi 14mila miliardi di dollari in patrimoni gestiti, Vanguard con circa 9mila miliardi, e State Street con quasi 4.500 miliardi. Insieme, questi tre fondi detengono partecipazioni significative in quasi tutte le grandi aziende quotate del pianeta. Secondo diversi studi accademici, "Tre Grandi" sono i primi o tra i primi tre azionisti di oltre il 90% delle società dell'indice S&P 500, che comprende le cinquecento maggiori aziende americane. Ma le loro partecipazioni non si fermano agli Stati Uniti: sono presenti in Europa, in Asia, in America Latina, in Africa. In Italia, come abbiamo documentato, il solo BlackRock detiene oltre 17miliardi di euro in partecipazioni nelle principali aziende quotate.


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Questi fondi non governano nel senso in cui governa un presidente o un primo ministro. Non emettono ordini, non firmano decreti, non comandano eserciti. Il loro potere è diverso e, per certi versi, più profondo: orientano il campo gravitazionale entro cui tutti gli altri attori si muovono. Quando BlackRock decide di sovrappesare un settore nei propri portafogli, miliardi di dollari si spostano in quella direzione e il settore cresce. Quando decide di sottopesarlo, il flusso si inverte e il settore si contrae. Quando pubblica il suo indice di rischio sovrano e il giudizio su un Paese è negativo, il costo del debito di quel Paese sale, perché il mercato segue l'orientamento del più grande investitore del mondo. Non servono telefonate ai ministri. Non serve corrompere nessuno. Basta muovere i capitali, e il resto segue. La matrice storica di questo modello di potere è la dinastia Rothschild, che nel diciannovesimo secolo ha inventato il principio fondamentale della finanza moderna: chi controlla l'informazione prima degli altri controlla i mercati, e chi controlla i mercati condiziona i governi senza bisogno di governare. BlackRock ha industrializzato quel principio e lo ha portato a una scala che i Rothschild non avrebbero potuto immaginare. La tokenizzazione proposta da Fink nella lettera del 2026, la trasformazione di ogni titolo finanziario in un gettone digitale scambiabile ventiquattr'ore su ventiquattro, è il passo finale di questa traiettoria: chi possiede e gestisce la piattaforma su cui avvengono tutti gli scambi finanziari del mondo non ha bisogno di possedere le singole aziende. Gli basta possedere il mercato stesso.

Il quarto livello è la narrazione: chi controlla ciò che sappiamo e ciò che pensiamo

Un sistema di potere, per quanto sofisticato, non sopravvive a lungo se i cittadini ne comprendono il funzionamento e decidono di opporvisi. Per questo il quarto livello è, in un certo senso, il più importante di tutti: è quello che protegge gli altri tre dall'unica forza che potrebbe smontarli, la consapevolezza pubblica. Chi controlla i mezzi di informazione e le piattaforme attraverso cui centinaia di milioni di persone si formano le opinioni controlla il perimetro del dicibile, cioè i confini entro cui il dibattito pubblico può muoversi. E oggi, quei mezzi e quelle piattaforme sono posseduti dagli stessi soggetti che occupano i primi tre livelli. Elon Musk possiede X, la piattaforma che fino al 2022 si chiamava Twitter e che resta uno dei principali spazi in cui giornalisti, politici, analisti finanziari e opinione pubblica si confrontano in tempo reale. Da quando Musk l'ha acquistata la piattaforma ha modificato i propri algoritmi di distribuzione dei contenuti, ha reintegrato account precedentemente sospesi per disinformazione, ha ridotto il personale dedicato alla moderazione dei contenuti e ha amplificato sistematicamente le posizioni politiche vicine a quelle del suo proprietario. Quando Musk pubblica un commento sull'Italia, sulla guerra, sui dazi o sull'immigrazione, quel commento raggiunge centinaia di milioni di persone in pochi minuti e influenza la copertura giornalistica per giorni. Non è un editorialista: è il proprietario della piazza in cui il dibattito avviene. Peter Thiel esercita la propria influenza sulla narrazione in modo meno visibile ma non meno efficace. Il direttore generale della sua azienda Palantir, Alex Karp, è stato membro del consiglio di sorveglianza di Axel Springer, il più grande gruppo editoriale europeo, proprietario della Bild (il quotidiano più letto di Germania), del Die Welt, e di Politico Europe (il portale di riferimento per la politica dell'Unione Europea). Thiel ha assunto il figlio dell'amministratore delegato di Axel Springer come proprio capo di gabinetto. Non si tratta di controllare direttamente cosa scrivono i giornalisti: si tratta di occupare le posizioni da cui si influenzano le scelte editoriali, le assunzioni, gli orientamenti strategici dei gruppi che formano l'opinione delle classi dirigenti europee. 
BlackRock, infine, è azionista significativo di quasi tutti i grandi gruppi editoriali e mediatici del mondo occidentale. Non detta la linea editoriale del New York Times o del Corriere della Sera. Ma il fatto che il più grande azionista istituzionale di un gruppo editoriale sia lo stesso soggetto che compra il debito del governo di cui quel gruppo dovrebbe fare il cane da guardia crea un conflitto di interessi strutturale che non ha bisogno di tradursi in ordini espliciti per produrre effetti. Basta l'autocensura, la prudenza, la tendenza a non indagare troppo a fondo su chi ti paga i dividendi. Il risultato è un sistema informativo in cui i primi tre livelli del potere, le infrastrutture, il software di sorveglianza, i capitali, sono anche i proprietari o i finanziatori dei mezzi attraverso cui l'opinione pubblica dovrebbe formarsi un giudizio indipendente su quei poteri. È come se l'imputato possedesse il tribunale, pagasse lo stipendio del giudice e finanziasse il giornale che copre il processo. Nessuno chiede esplicitamente l'assoluzione: il sistema è costruito in modo che la domanda di condanna non venga mai formulata. Ecco perché questa inchiesta è necessaria. Non perché i fatti siano nascosti: come il lettore ha potuto constatare, quasi tutto ciò che è scritto in queste pagine proviene da fonti pubbliche, rapporti ufficiali, inchieste giornalistiche, documenti del Congresso americano, lettere agli azionisti. I fatti ci sono. Quello che manca è la volontà di metterli in fila, di collegarli, di chiamare le cose con il loro nome. Il quarto livello del potere serve esattamente a questo: a fare in modo che i fatti restino separati, che i puntini non vengano uniti, che il quadro d'insieme non appaia mai. 

Elaborazione grafica by Paolo Bassani. Realizzata con il supporto dell'IA

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