L’Asse secolare tra mafia e neofascismo: Bellini, strage Bologna e la rete nera vicino al governo - Da chi provenne l’idea di colpire il patrimonio artistico?
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Da chi provenne l’idea di colpire il patrimonio artistico?
Negli incontri emerse anche l’ipotesi di colpire i beni culturali. Secondo Bellini, Gioè gli avrebbe detto: “Che ne direste se un giorno vi alzaste senza Torre di Pisa?”. Quel “che ne direste” - ha spiegato Bellini al processo contro Messina Denaro nel settembre 2019 - era un ragionamento come per dire “tu fai parte di quelli la” (quelli dello Stato), in pratica “mi univa a loro”. Bellini poi sollecitato dalla sua domanda sulla torre di Pisa gli rispose “che sarebbe scomparso tutto il turismo e quindi la città di Pisa”, sottolineando, in un secondo momento, che non aveva mai consigliato a nessuno di abbattere monumenti appartenenti al patrimonio nazionale.
La precisazione di Bellini era dovuta probabilmente al fatto che in passate udienze i collaboratori di giustizia Gioacchino La Barbera e Giovanni Brusca avevano ribadito che a suggerire a Cosa nostra di colpire i monumenti, e in particolare la Torre di Pisa, era stato lo stesso Bellini.
“Se ammazzi un magistrato ne arriva un altro, disse a Gioè. Se butti giù la Torre di Pisa distruggi l'economia di una città e lo Stato deve intervenire”, avrebbe detto Bellini, secondo Brusca. Quest’ultimo per ascoltare la conversazione tra i due si era nascosto dietro a una porta per origliare.
Un’azione, questa, fatta per volontà del capomafia Leoluca Bagarella, cognato di Salvatore Riina, in quanto sospettava che Bellini fosse un infiltrato.
Si arrivò così agli attentati del 1993 contro il patrimonio artistico a Roma, Firenze e Milano. Poche ore dopo le esplosioni, Antonino Gioè fu trovato impiccato in cella: suicidio secondo gli inquirenti, omicidio secondo i pentiti. Nella cella venne rinvenuto un biglietto che faceva riferimento a Paolo Bellini.













