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| Mafia e fascismo

L’Asse secolare tra mafia e neofascismo: Bellini, strage Bologna e la rete nera vicino al governo - Killer al soldo della 'Ndrangheta

Luca Grossi

Pagina 2 di 5: Killer al soldo della 'Ndrangheta

Killer al soldo della 'Ndrangheta

Bellini viene descritto nella sentenza di primo grado come un criminale di lungo corso che, dopo i furti d’arte, ha operato per anni come sicario della ‘Ndrangheta. Il documento giudiziario traccia con grande dettaglio due periodi distinti di attività omicidiaria: “il primo che va dal 1990 al 1992, cui segue un periodo di collaborazione, e il secondo che va dal 1998 al 1999, cui segue un secondo periodo di collaborazione con la giustizia”. Bellini fu scarcerato l’11 dicembre 1986 e rimase libero fino all’11 gennaio 1988, quando venne sottoposto a fermo a Prato “perché sospettato dell’omicidio di Giuseppe Fabbri”, suo complice nei furti nelle ville. “Bellini venne, dunque, arrestato perché ritenuto responsabile dell’omicidio di Fabbri, ma anche perché, a seguito di perquisizioni, vennero rinvenuti mobili ed altri oggetti riferibili a furti commessi nel 1988”. Assolto dall’omicidio e condannato solo per ricettazione, venne scarcerato il 15 febbraio 1990. Da quel momento inizia la sua stagione più violenta, legata soprattutto alla ’ndrina Vasapollo-Dragone. Il 6 maggio 1990, insieme ad Antonio Valerio, si rende responsabile del tentato omicidio di Antonino D’Angelo, “un pregiudicato palermitano, attivo nello spaccio di stupefacenti e in contrasto, per tale motivo, con la famiglia dei Vasapollo-Dragone”. Il 30 settembre 1990 uccide Cosimo Martina a Crotone, “il cui movente era una lite per questioni di viabilità tra lo stesso e Valerio Antonio”. Il 9 aprile 1992 è la volta di Graziano Iori. Su questo omicidio Bellini fornì due versioni diverse: la prima legata “al mancato pagamento di una partita di droga”, la seconda alla mancata indicazione del luogo dove si trovava Ivano Scianti, nell’ambito delle indagini sul furto di opere d’arte alla Pinacoteca di Modena, di cui parleremo più avanti. In quel contesto Bellini entra in contatto con “l’Ispettore Procaccia e poi dal Maresciallo Tempesta”, la cui figura verrà ripresa più avanti. Il 13 agosto 1992 Bellini uccide Paolino Lagrotteria a Cutro “per questioni legate ad un regolamento di conti tra le famiglie di Cutro e di Reggio Emilia”, ferendo anche la moglie. Lagrotteria era 'colpevole' di avere abbandonato l’amico Raffaele Vasapollo nel 1979 a Reggio Emilia, all’interno della discoteca “Pink Pussy Cat”, dopo che i due avevano dato fuoco al locale. Vasapollo morì tra le fiamme, chiuso in un bagno, mentre Lagrotteria fuggì rifugiandosi a Cutro. Sparò a Paolino il giorno prima del matrimonio in Calabria tra la figlia del boss Gaetano Ciampà e un membro della famiglia Crivaro, che aveva adottato in tenera età proprio la vittima Paolino Lagrotteria.
Il 12 ottobre 1992 viene trovato morto Luigi Vezzani, suo ex complice nella “Banda Baroncini”. Bellini confessò l’omicidio il 10 giugno 1999, affermando di aver agito “su incarico di un esponente della ‘Ndrangheta reggiana, perché Vezzani aveva omesso di pagare ad un clan calabrese del mantovano una partita di stupefacenti”. Il 7 novembre 1992 esegue il duplice omicidio di Domenico Scida e Maurizio Puca in provincia di Mantova. Scida era legato alla famiglia Dragone e Puca era un testimone da eliminare.
“Mandante di tali omicidi era, dunque, Vincenzo Vasapollo”.
Dopo un periodo di detenzione e un programma di protezione dal maggio 1995 (legato alle indagini sugli attentati del 1993), Bellini rinuncia alla tutela nel 1997 e rientra a Reggio Emilia. Tra il 1998 e il 1999 riprende l’attività criminale.
Il 9 dicembre 1998 uccide Abramo Giuseppe nella faida tra famiglie calabresi. Il 12 dicembre 1998 lancia una bomba a mano al Bar Pendolino, “causando il ferimento di dieci persone, alcune anche gravi”. L’azione viene definita di “violenza indiscriminata, poiché nel luogo bersagliato erano presenti anche soggetti estranei”. Il 16 aprile 1999 uccide per errore il giostraio Oscar Truzzi, scambiandolo per Giuseppe Sarcone. L’ultimo episodio è il tentato omicidio di Antonio Valerio, agli inizi del maggio 1999: “L’imputato lo sorprese sotto casa e lo centrò con diversi colpi, ma Valerio se la cavò”. Arrestato il 4 giugno 1999, Bellini collabora nuovamente con la DDA di Bologna fino al 2009, quando la Commissione revoca il programma di protezione.

La Trattativa delle opere d'arte
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Foto © ACFB