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| Mafia e fascismo

L’Asse secolare tra mafia e neofascismo: Bellini, strage Bologna e la rete nera vicino al governo

Luca Grossi

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Il 1980 lo si potrebbe definire, senza paura di essere smentiti, come uno degli anni più ‘neri’ della storia repubblicana: il 6 gennaio ci fu l’omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella a Palermo, il 23 giugno ci fu l’assassinio del magistrato Mario Amato ad opera dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari, formazione armata di estrema destra) e il 2 agosto accadde il più grave attentato fascista della storia d'Italia nel secondo dopoguerra. Per il primo, le indagini sono ancora in corso da parte della procura di Palermo e seguono direzioni diverse: una mafiosa da un lato e la matrice nera dall’altro.
Per il secondo sono stati condannati rispettivamente Gilberto Cavallini, l’esecutore materiale, e Luigi Ciavardini, che guidava la motocicletta che usarono per fuggire (lo stesso fotografato mano nella mano con l’attuale presidente della comm. antimafia Chiara Colosimo).
Ed era la stessa Giorgia Meloni a difendere l’ex Nar dall’accusa di stragismo quando era una giovane dirigente di Azione Giovani, organizzazione giovanile di Alleanza nazionale subentrata al Fronte della Gioventù del Msi: nel 2004 la futura premier organizzò anche un evento pubblico a Catania, accanto a lei intervenne l’ex terrorista dei Nar Luigi Ciavardini, all’epoca imputato per strage e già condannato per l’omicidio di Mario Amato.
Per la strage di Bologna invece sono stati condannati con sentenza definitiva lo stesso Cavallini, Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Ciavardini; in un altro filone, in parallelo a Cavallini, l'ex Avanguardia nazionale Paolo Bellini è stato condannato all'ergastolo con sentenza passata in giudicato.
La corte d’assise di Bologna, nelle motivazioni del 5 aprile 2023, scriveva che “l'esecuzione materiale della strage di Bologna sia imputabile ad un commando composto da soggetti provenienti da varie organizzazioni eversive”, a loro volta “unite dal comune obiettivo di destabilizzazione dell'Ordine democratico, coordinati da funzionari dei servizi segreti o da altri esponenti di apparati dello Stato (come osservato, Federico Umberto D'Amato, uomo della Cia in Italia e molto amico di Stefano Delle Chiaie, non faceva più parte del servizio civile), che a loro volta rispondevano alle direttive dei vertici della Loggia P2”. I giudici bolognesi hanno ricostruito la figura centrale di Paolo Bellini: killer della ‘Ndrangheta e assiduo frequentatore di boss di Cosa nostra; un'altra storia, ancora tutta da scrivere, riguarda le "stragi in continente" di Roma, Milano e Firenze.
Sicuramente fu presente in Sicilia nel 1992, durante l'anno delle stragi.
Fu membro attivo di Avanguardia Nazionale, descritta come “formazione storica del neofascismo italiano, caratterizzata da un'impostazione golpista ed eversiva dell'ordinamento democratico, in piena sintonia con i canoni della strategia della tensione, ma anche da sempre collusa con gli ambienti istituzionali”. La carriera criminale della “primula nera” rivela possibili rapporti con i servizi segreti deviati e include una fuga in Brasile, dove ha cambiato identità, per poi fare ritorno in Italia sotto falso nome.
Inoltre, ad aggiungere ulteriore mistero attorno alla figura di Bellini, è la sua presenza a Bologna nei mesi precedenti alla strage, nonché i suoi rapporti con il procuratore capo Ugo Sisti, che si rifugiò in un albergo legato al padre di Bellini, Aldo Bellini, subito dopo l'attentato. Quest'ultimo fu un ufficiale della Brigata paracadutisti "Folgore", nostalgico del fascismo, e gestiva un albergo a Mucciatella (frazione di Puianello, comune di Quattro Castella, Reggio Emilia). Le sentenze e le indagini sulla figura di Bellini hanno permesso di scoprire molte verità che, se adeguatamente approfondite, potrebbero portare a nuovi sviluppi per quanto riguarda la stagione stragista.

Killer al soldo della 'Ndrangheta
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Foto © ACFB