L'Asse mafia-neofascismo, i pentiti: ''Gli estremisti di destra erano come fratelli'' - I depistaggi sulla strage di Capaci e i contatti con l'estrema destra
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I depistaggi sulla strage di Capaci e i contatti con l'estrema destra
Il gip di Caltanissetta Santi Bologna nell'ordinanza di custodia cautelare dell'11 luglio 2023 scrisse che Stefano Menicacci e Domenico Romeo avrebbero orchestrato false dichiarazioni per ostacolare le indagini sui possibili contatti tra ambienti della destra eversiva e Cosa nostra in occasione della strage di Capaci del 23 maggio 1992. La richiesta di arresto venne firmata dall’attuale Procuratore della Repubblica di Caltanissetta Salvatore De Luca. Ricordiamo chi sono: Stefano Menicacci (Foligno, 4 ottobre 1931 – Roma, 4 dicembre 2023) è stato un politico, avvocato e figura di spicco dell’estrema destra italiana nonché deputato del Movimento Sociale Italiano per tre legislature, dal 1968 al 1979. Menicacci è stato per decenni l’avvocato storico e difensore di Stefano Delle Chiaie (fondatore di Avanguardia Nazionale, “primula nera” della destra eversiva).
Oltre al rapporto professionale, i due furono soci in affari: parteciparono alla società Intercontinental Export Company I.E.C. Srl, attiva nell’import-export. Nel 1990, insieme a Domenico Romeo e altri personaggi vicini a Delle Chiaie, Menicacci promosse la nascita di varie “Leghe meridionali” (Lega Pugliese, Marchigiana, Molisana, Meridionale, Sarda, ecc.), un progetto politico che secondo le inchieste si inseriva in un più ampio tentativo di creare un soggetto politico alternativo nel Sud, con presunti collegamenti a ambienti massonici (P2 di Licio Gelli) e della destra eversiva. Fu indagato nel procedimento palermitano “Sistemi Criminali” (insieme a Licio Gelli e Stefano Delle Chiaie) per concorso esterno in associazione mafiosa, con riferimento ai rapporti tra destra eversiva, massoneria deviata e Cosa nostra. L’inchiesta fu poi archiviata. Nel 2023, all’età di 91 anni, finì agli arresti domiciliari su ordine del Gip di Caltanissetta nell’ambito di un’indagine su presunto depistaggio nelle indagini sulla strage di Capaci. Menicacci morì a Roma il 4 dicembre 2023 a 92 anni. La sua morte ha fatto archiviare alcuni procedimenti a suo carico, tra cui quello per falsa testimonianza nel processo sulla strage di Bologna. Domenico Romeo (nato a Palermo nel 1954 invece, è considerato autista e collaboratore di Stefano Delle Chiaie. Sua sorella Maria Romeo, compagna del collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero, affermò davanti all'autorità giudiziaria di aver visto Delle Chiaie in Sicilia (anche a Palermo e nella zona di Capaci) nei mesi precedenti la strage di Capaci, insieme al fratello.
L’ordinanza del Gip di Caltanissetta ricostruisce un quadro indiziario basato soprattutto su intercettazioni ambientali nell’abitazione di Menicacci. In quei colloqui l’avvocato avrebbe istruito nel dettaglio Romeo su cosa dire ai magistrati di Caltanissetta, dettandogli un vero e proprio “copione” per minimizzare o negare fatti ritenuti rilevanti.
Tra gli elementi contestati: la minimizzazione del ruolo nella fondazione di varie “Leghe meridionali” nel 1990 insieme a Menicacci, la negazione di rapporti con Licio Gelli e soprattutto le circostanze relative ai movimenti di Delle Chiaie in Sicilia. Romeo, nelle sommarie informazioni rese ai pm, avrebbe seguito in parte le indicazioni ricevute, ammettendo solo ciò che gli investigatori già sapevano e negando o edulcorando il resto. Il giudice sottolinea che Menicacci agiva con spregiudicatezza, arrivando a prospettare a Romeo il rischio concreto di essere arrestato per la strage di Capaci se non avesse seguito scrupolosamente le istruzioni. Secondo l’ordinanza, il movente principale di Menicacci era proteggere se stesso e l’ambiente della destra eversiva da un rinnovato interesse investigativo sui rapporti con Cosa nostra. Una considerazione, quest'ultima, che fa comprendere come la 'pista nera' sia tutt'altro che una mera ipotesi. Il giudice non esclude l’ipotesi di legami tra Delle Chiaie e ambienti mafiosi negli anni delle stragi, definendola “un’ipotesi di lavoro certamente non peregrina”, ma precisa che al momento non ci sono prove decisive e che le indagini sono ancora in corso.













