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| Mafia e fascismo

L'Asse mafia-neofascismo, i pentiti: ''Gli estremisti di destra erano come fratelli'' - Pista nera sul delitto Mattarella

Luca Grossi

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Pista nera sul delitto Mattarella

È notizia ormai nota che la procura di Palermo, oltre alla pista mafiosa in cui sono indagati Nino Madonia e Giuseppe Lucchese, sta battendo anche la cosiddetta 'pista nera' in merito all'omicidio del presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella avvenuto il 6 gennaio del 1980 a Palermo. Per quell'omicidio vennero indagati e processati Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini, entrambi poi assolti con sentenza passata in giudicato. Ma come e quando Cosa nostra ha avuto contatti con la destra eversiva in quegli anni? Una prima riposta la troviamo direttamente all'interno della sentenza-ordinanza contro "Michele Greco +18" per gli omicidi Reina-Mattarella-La Torre-Di Salvo. Il documento, emesso dall’Ufficio Istruzione Processi Penali del Tribunale di Palermo (n. 3162/89 A - P.M. n. 1165/89 R.G.U.I.), analizza nel dettaglio il “contatto” tra esponenti NAR e Cosa nostra, realizzato prevalentemente a Roma attraverso canali già rodati come la banda della Magliana oppure attraverso contatti più diretti: Pierluigi Concutelli, irriducibile neofascista, rese una deposizione “estremamente misurata”; ammesse di aver conosciuto personalmente il principe Junio Valerio Borghese “ma solo poche volte” tra fine anni ’60 e primi ’70. Riguardo al golpe Borghese, dichiarò di saperne “appena qualcosa di più di ciò che è stato pubblicato dai giornali”, perché all’epoca era un giovane militante. La notte dell’Immacolata (8 dicembre 1970) era in carcere all’Ucciardone per detenzione e porto abusivo di armi, arrestato nell’autunno 1969 insieme a Guido Lo Porto (politico di destra siciliano), Orlando Mistretta e Alfio Lo Presti. Precisò inoltre di essere stato scarcerato nell’estate del 1970.
Altra fonte autorevole è la sentenza di primo grado del processo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 (ora coperta da giudicato in quanto ha resistito sino alla Cassazione): nella motivazione della condanna la Corte richiama le indagini condotte dal giudice Giovanni Falcone tra il 1986 e il 1987 e la relazione dell’8 settembre 1989 dell’Alto Commissario per la delinquenza mafiosa Loris D’Ambrosio, depositata agli atti del processo. Questi elementi sono sintetizzati anche nel volume Italia Occulta di Giuliano Turone. Il movente dell’omicidio Mattarella sarebbe stato l’opposizione alle aperture al PCI e alle sue politiche di controllo sugli appalti pubblici. Un pentito di ‘Ndrangheta, Filippo Lo Puzzo, indicò invece Stefano Bontate come colui che avrebbe commissionato l’omicidio a Pippo Calò per reclutare killer a Roma, nominando esplicitamente Cavallini. Le fonti convergono nel descrivere un omicidio non solo mafioso ma “politico-mafioso”, in cui Cosa nostra era solo una delle componenti di un più ampio “antistato”. Il documento ricostruisce inoltre come il contatto tra Nar e mafia a Palermo sia stata propiziata anche dai piani di evasione di Concutelli dal carcere inizialmente gestiti da Francesco Mangiameli e poi egemonizzati da Valerio Fioravanti.  A Palermo erano accertati rapporti di Mangiameli con Salvatore Davì e Francesco Buffa, legati alle famiglie mafiose di San Lorenzo-Pallavicino.

Chi era Francesco Mangiameli?
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Immagine di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA