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| Mafia e fascismo

L'Asse mafia-neofascismo, i pentiti: ''Gli estremisti di destra erano come fratelli'' - L'artificiere 'nero' di Capaci

Luca Grossi

Pagina 3 di 7: L'artificiere 'nero' di Capaci

L'artificiere 'nero' di Capaci

La Corte Suprema di Cassazione il 31 maggio 2002 aveva confermato in via definitiva alcune condanne per la strage di Capaci: due i nomi Benedetto Santapaola, capo della famiglia mafiosa catanese, e Pietro Rampulla, affiliato alla famiglia catanese di Santapaola. Già vice-rappresentante della famiglia di Mistretta, Rampulla è stato definito dai pentiti “arca di scienza” nella preparazione di ordigni”, ha partecipato al trasporto dei bidoncini di esplosivo, al caricamento del cunicolo autostradale, al collegamento del congegno di attivazione, alle prove di velocità e agli appostamenti, ha fornito i telecomandi (provenienti da Barcellona Pozzo di Gotto) e i congegni elettrici per l’attivazione. Già nel 1987-1988, il pentito Antonino Calderone lo indicò a Giovanni Falcone come esperto di esplosivi per conto di Santapaola. In un verbale del 9 aprile 1987 (Marsiglia), Calderone raccontò che nel 1978 Rampulla disinnescò con facilità un ordigno telecomandato sotto l’auto del fratello Pippo, facendo sospettare che ne fosse l’artefice.
Oltre a questo non mancano episodi di collegamento con “episodi di terrorismo di destra”. Rampulla ha un passato politico neofascista documentato: da giovane, durante gli studi all’Università di Messina era militante di Ordine Nuovo. Nel 1976 è stato condannato in via definitiva per aggressione a cinque studenti di Lettere, in concorso con altri estremisti di destra, tra cui Rosario Pio Cattafi, Pasquale Cristiano (Fuan-MSI) e Francesco Prota (ambienti Avanguardia Nazionale e Fronte Nazionale di Borghese). Cattafi, nel rapporto del 2 febbraio 2016 indirizzato al procuratore aggiunto reggino Giuseppe Lombardo, la Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria lo ha indicato come figura di interesse per i collegamenti tra ambienti dell’estrema destra, clan siciliani e calabresi. Il rapporto, firmato dal capo centro Col. Angiolo Pellegrini, è relativo ai movimenti separatisti “Calabria Libera – Sicilia Libera”. Sia Rampulla che Cattafi frequentavano anche Carmelo Laurendi, nato a Bagnara Calabra l’11 maggio 1951, residente a Saronno, e con “molta probabilità” Pasquale Adolfo Cristiano, nato a Ferruzzano il 29 settembre 1945, attivista del F.U.A.N. (Fronte Universitario d’Azione Nazionale). Quest’ultimo era stato raggiunto da un ordine di cattura della Procura di Messina l’11 dicembre 1971 per lesioni personali volontarie in concorso. Queste frequentazioni, secondo la Dia, emergono nel contesto di “fatti delittuosi verificatisi nell’ambito universitario”. Sempre Cattafi è stato condannato con sentenza passata in giudicato per associazione mafiosa il 16 maggio del 2023. "Non ci sono dubbi", si legge, sul fatto che Rosario Pio Cattafi, almeno dall'ottobre del 1993 al marzo del 2000, fosse a tutti gli effetti un uomo della cosca mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), non solo come persona di fiducia del boss Pippo Gullotti (di cui era stato testimone di nozze) ma anche, dopo l'arresto di quest'ultimo avvenuto nel febbraio del 1998, come "riferimento di spicco dell'organizzazione" per gli altri affiliati e storici vertici, "assumendo compiti e rapporti con le Istituzioni deviate e i colletti bianchi". 

Pista nera sul delitto Mattarella
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Immagine di copertina by Paolo Bassani. Realizzata con supporto IA