Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| CIA e sangue italiano

Cia, la guerra segreta in Italia: i soldi di Washington e il patto con mafia e fascisti - Nato Stay-Behind e Piano Solo

Luca Grossi
antimafiaduemila

Pagina 7 di 7: Nato Stay-Behind e Piano Solo


Nato Stay-Behind e Piano Solo

William Colby, agente della CIA, nelle sue memorie affermò: Non si può negare che interferenze di questo tipo siano illegali. Le testimonianze dei vertici militari smentirono la versione ufficiale secondo cui Gladio sarebbe stata soltanto una struttura di resistenza interna in caso di invasione sovietica o del Patto di Varsavia. Il capo dell’ufficio amministrazione del SIFAR, Luigi Tagliamonte (stretto collaboratore del generale Giovanni De Lorenzo), dichiarò alla magistratura che i corsi di addestramento alla guerriglia, al sabotaggio e all’uso di esplosivi presso il CAG di Capo Marrargiu erano esplicitamente finalizzati a impiegare le risorse addestrate in caso di “sovvertimenti interni” e moti di piazza organizzati dal PCI qualora quest’ultimo fosse giunto al potere. Il generale dell’Aeronautica Antonio Podda (vicecapo del SID dal 1966 al 1970) descrisse Gladio come "una struttura anti-PCI per l’interno e antisovietica per l’esterno". I gladiatori venivano addestrati al tiro con armi leggere, al confezionamento di ordigni esplosivi e a simulazioni di attacchi notturni contro obiettivi prestabiliti. L’organizzazione si articolava in quaranta nuclei operativi: 6 nuclei informativi; 10 nuclei di sabotaggio; 6 nuclei di propaganda; 6 nuclei di evasione e fuga; 12 nuclei di guerriglia. Un impiego operativo concreto dei gladiatori di Capo Marrargiu avvenne per contrastare le azioni terroristiche in Alto Adige negli anni Sessanta. La rete Stay-Behind italiana risultava pienamente integrata negli organismi di coordinamento militare della NATO. Nel 1958 fu istituito l’Allied Clandestine Committee (ACC) (a cui l’Italia aderì formalmente nel 1964), affiancato dal preesistente Coordination and Planning Committee (CPC) istituito nel 1951. Questi comitati erano gli organismi deputati a porre i comandi NATO in condizione di interagire con le strutture Stay-Behind nazionali all’interno di una strategia militare comune basata sulla “risposta non ortodossa”. Tuttavia Gladio non venne mai utilizzata per combattere i sovietici, venne invece utilizzata a più riprese per combattere i nemici politici interni. Il peggio si manifestò 5 mesi più tardi all’omicidio Kennedy, quando il CIFAR architettò un tentativo di colpo di stato che avrebbe spinto, alla fine, i socialisti ad abbandonare i loro posti di governo ricoperti con le elezioni del ’63. Quel colpo di stato venne chiamato in codice Piano Solo e venne diretto dallo stesso Giovanni De Lorenzo, che era stato trasferito dal ministro della Difesa Giulio Andreotti dalla direzione del CIFAR a quella dei Carabinieri. De Lorenzo lavorò a quell’escalation segreta in stretta collaborazione con William Harvey, sovrintendente dei segreti americani di istanza a Roma, e con Renzo Rocca, direttore delle unità Gladio. Nel marzo ’64, De Lorenzo istruì i suoi uomini di occupare gli uffici del governo, le sedi dei partiti di sinistra, i giornali e i centri radiotelevisivi più importanti del paese. I gladiatori, muniti di liste di proscrizione, avevano l’ordine esplicito di rintracciare i socialisti, o meglio, come li chiamavano loro, i sovversivi, arrestarli e deportarli in Sardegna. Nel centro segreto di Gladio. Il 14 giugno, gli uomini del CIFAR sfilarono a Roma con carri armati e blindati, nel mentre che le forze NATO inscenavano una grande manovra militare nella periferia per intimidire il governo. Con astuzia, De Lorenzo fece sfoggio dei suoi mezzi militari nella capitale alla vigilia dell’anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, ma, cosa molto insolita per una parata, i carri armati rimasero a Roma anche dopo la celebrazione. De Lorenzo finì per installare microspie e cimici in Vaticano e nelle stanze dei vari ministri, per permettere alla CIA di monitorare e registrare le conversazioni di alto livello. Quando Andreotti rivelò l’esistenza di Gladio, venne fuori che a essere state coinvolte nello spionaggio di De Lorenzo erano state più di 150.000 persone. Davanti all’inchiesta parlamentare, De Lorenzo fu costretto ad ammettere che gli Stati Uniti gli avevano ordinato quei dossier. La struttura di Gladio era suddivisa in 3 livelli: alla base c’era il nucleo di pronto intervento, le unità di guerriglia, bande partigiane pronte a operare al di là delle linee nemiche. Nel mezzo c’erano unità definite insospettabili, militari altamente addestrati e difficilmente riconoscibili, separati in nuclei in base alla loro specialità operativa. Al vertice della piramide c’erano le menti dirigenziali di Gladio, di cui ancora oggi non conosciamo i nomi. L’elenco ufficiale dei numeri rinvenuti nel ’90 nelle liste Gladio si attesta sui 600 uomini. In realtà, si ipotizza fossero molti di più, sui 3000 gladiatori. Come sottolineato dalla Repubblica, a custodire i faldoni con i nomi completi era l’Ufficio Monografie del V Comiliter a Udine. L’elenco sarà poi distrutto nel ’73. Quanto alle armi distribuite ai gladiatori, queste erano concentrate nella base di Campomela a Sassari, all’epoca in gestione all’Ufficio di Delegazione del CIFAR. Nel resto della penisola erano disseminati ufficialmente 139 depositi segreti, i NASCO. Tutti questi sono stati smantellati o interrati. All’organizzazione faceva capo tutta una serie di gruppi misti: il Movimento Avanguardia Cattolica Italiana, Ordine Nuovo e anche un gruppo di super prefetti, diciamo così, designato dallo stesso ex presidente Scelba, il cui compito era attivare i rispettivi reparti militari nelle varie province nel caso di invasione comunista. Solo quando i comunisti vennero definitivamente esclusi dal governo, l’Italia venne autorizzata dagli Stati Uniti a entrare nella NATO, nell’aprile del ’49. 3 giorni prima dell’entrata, a marzo, in Italia era nato il primo servizio segreto militare in stretta collaborazione con quello americano. Collocato in seno al Ministero della Difesa, questo nucleo venne rinominato SIFAR, e alla sua guida venne messo il generale Giovanni Carlo Re. Il SIFAR, durante la Prima Repubblica Italiana, strumentalizzò ripetutamente la politica italiana e, attraverso il suo ramo, l’Ufficio R, gestì l’esercito anticomunista di Gladio, facendo le veci della CIA. Il CIFAR aveva un suo perché per gli americani: doveva garantire la stabilità dell’Italia nella NATO. E l’esercito clandestino di Gladio serviva per seguire questo scopo. Non vi è poi una certa data di nascita dell’Operazione Gladio in Italia. Certo, c’è un documento della difesa datato 1° giugno del ’59 nel quale si esplicita il titolo Gladio per la prima volta, ma in molti pensano che il vero anno di nascita di quest’operazione sia il 1951. Gladio faceva parte di un più ampio sistema di contromisure di spionaggio statunitensi in tutta Europa occidentale, chiamato Stay Behind, un termine che potremmo tradurre efficacemente con dietro le quinte, perché questo era l’atteggiamento: operare nelle retrovie senza farsi beccare. Nel ’55, l’alto ufficiale della CIA Carmel Offie incaricò l’ambasciatore statunitense a Roma di fare pressioni sul ministro della Difesa Taviani per promuovere il generale De Lorenzo a capo del CIFAR, al posto di Broccoli. Segno che le cose evidentemente non andavano bene. De Lorenzo, su pressione americana, spostò il centro operativo Gladio nella seconda isola più grande del Mediterraneo: la Sardegna. Il quartier generale segreto di Gladio, battezzato Centro di Addestramento Sabotatori, venne installato a Capo Marrargiu, nei pressi di Alghero. Il campo fu costruito grazie ai soldi che la CIA girò sotto copertura a una società di facciata, la Torre Marina S.r.l. Nel resto d’Italia operavano però tante altre basi operative, come ad esempio nell’altra isola strategica, la Sicilia, con il Centro Scorpione, in provincia di Trapani.

- Continua -

ARTICOLI CORRELATI

Bongiovanni: ''Dobbiamo parlare della Cia. Gli Stati Uniti hanno fatto le stragi nel nostro Paese''

Bongiovanni: ''Dalle stragi di mafia ai rapporti con la CIA, la verità va ancora cercata''
Intervista al direttore di ANTIMAFIADuemila

Bongiovanni: ''La Cia e gli Stati Uniti d'America dietro tutte le stragi italiane''

Scarpinato: ''Servizi segreti americani coinvolti dietro la strategia della tensione''

La Cia scelse Cosa Nostra. L’alleanza criminale dietro Capaci e l’omicidio di J.F. Kennedy

Pagina
Realizzazione grafica by Paolo Bassani