Cia, la guerra segreta in Italia: i soldi di Washington e il patto con mafia e fascisti - Gladio e le strutture Stay-Behind: quarant’anni di segretezza tra SIFAR, CIA e vertici politici
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Gladio e le strutture Stay-Behind: quarant’anni di segretezza tra SIFAR, CIA e vertici politici
A livello europeo la predisposizione di una rete destinata alla guerra non convenzionale affondava le radici nell’ottobre 1951, quando venne definita nel convegno di Parigi "Sicurezza civile e controspionaggio in tempo di pace". Il direttore del SIFAR Umberto Broccoli riferì al capo di Stato Maggiore della Difesa Efisio Marras che strutture analoghe risultavano già operative in Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Danimarca e Norvegia.In Italia la rete clandestina Gladio (il cui nucleo originario risaliva alla Sezione Calderini del SIM fascista) nacque ufficialmente il 28 novembre 1956 attraverso un accordo segreto sottoscritto direttamente tra il servizio segreto militare italiano (SIFAR) e la CIA statunitense. Per tutta la sua durata (attraversando quaranta governi e venti presidenti del Consiglio), l’esistenza dell’organizzazione rimase rigorosamente nascosta al Parlamento e non fu mai ratificata dal potere esecutivo. Molti capi di governo non ne furono mai informati: Amintore Fanfani ne fu messo a conoscenza solo negli anni Ottanta in veste di ministro della Difesa del governo Craxi, mentre il repubblicano Giovanni Spadolini, primo presidente del Consiglio non democristiano, non ne fu mai informato. Il 4 dicembre 1957 il capo del SIFAR, generale Giovanni De Lorenzo, ribadiva in una nota riservata la necessità di mantenere le forze di resistenza Stay-Behind strettamente occulte per evitare gravissime ripercussioni politiche in caso di indiscrezioni. Solo nel 1984 l’ammiraglio Fulvio Martini (direttore del SISMI) decise di far firmare un documento ufficiale di “presa di conoscenza” dell’esistenza di Gladio ai presidenti del Consiglio e ai ministri della Difesa in carica, nel tentativo di alleggerire le responsabilità penali dei vertici militari. La struttura ufficiale registrava l’arruolamento di 622 “gladiatori” (curiosamente, lo stesso numero degli informatori della polizia segreta fascista OVRA). Sebbene il reclutamento richiedesse formalmente una comprovata “fede democratica”, le indagini accertarono che almeno ventiquattro casi riguardavano soggetti con trascorsi significativi nel Partito Nazionale Fascista, nella RSI o nella Decima MAS. I terreni sardi su cui sorse la base addestrativa del CAG (Centro Addestramento Guastatori) a Capo Marrargiu furono acquistati nel 1953 tramite una società di copertura del SIFAR denominata Torre Marina. Nella compagine sociale figurava lo stesso generale Ettore Musco, previa autorizzazione speciale del ministro della Difesa Paolo Emilio Taviani (in carica dal 1953 al 1958). La costruzione della base fu avviata nel 1954 grazie a finanziamenti diretti della CIA, come emerge dalle carte della commissione d’inchiesta sulle vicende connesse all’opera di Gladio approvata nella seduta del 14-15 aprile 1992. Lo stesso Taviani, che donò un biliardo alla struttura, rivendicò la paternità politica dell’accordo Stay-Behind dell’autunno 1956, specificando che esso serviva a riorganizzare strutture preesistenti sostituendo l’influenza dei servizi britannici con il finanziamento e l’addestramento della CIA statunitense. All’interno della base di Capo Marrargiu, in un locale blindato, era custodito un immenso arsenale di armi non convenzionali dell’Est europeo e asiatico (circa duecento pezzi tra cui Kalashnikov, armi corte cecoslovacche e mitragliatrici cinesi). La base fu visitata nel corso degli anni da esponenti di primo piano della politica italiana: Taviani (nel 1958 e 1965), Giulio Andreotti (nel 1961), Francesco Cossiga (nel 1967) e Luigi Gui (nel 1969).












