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| CIA e sangue italiano

Cia, la guerra segreta in Italia: i soldi di Washington e il patto con mafia e fascisti - Ordine Nuovo e il salvataggio della Cia di Valerio Borghese

Luca Grossi
antimafiaduemila

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Ordine Nuovo e il salvataggio della Cia di Valerio Borghese

Nel settembre 1953 nacque a Roma, dapprima come corrente interna del MSI, il gruppo Ordine Nuovo, guidato dall’ingegner Principio Federico Altomonte e ispirato alle tesi tradizionaliste ed evoliane di Julius Evola. Con sede in via di Porta Castello 13, il gruppo mirava a riunire i dissidenti della destra radicale intorno a un programma apertamente antidemocratico e antiparlamentare. Il leader ufficiale era Pietro Sangiorgi, mentre Pino Rauti (giornalista de Il Tempo ed ex ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana di Salò) ricoprì le funzioni di segretario e di direttore della rivista omonima fondata nel 1955. Il gruppo cercò pure la collaborazione del maresciallo Rodolfo Graziani e si impegnò nella diffusione di testi di Evola, Mussolini, Hitler, Codreanu nonché di saggi o romanzi di orientamento antisemita (come Oro di Hugo Wast). Nel gennaio 1957, in polemica con l’orientamento moderato del segretario del MSI Arturo Michelini, Rauti e altri settantadue militanti romani abbandonarono il partito per dare vita al Centro Studi Ordine Nuovo. Il Centro risultava federato al Nuovo Ordine Europeo, organizzazione neonazista con sede a Losanna diretta dallo svizzero Gaston-Armand Amaudruz, che comprendeva formazioni quali la francese Jeune Europe, la belga MAC e la spagnola Europe Réelle del collaborazionista belga Léon Degrelle. L’ideologia ordinovista si fondava sull’esaltazione pagana del superuomo, della gerarchia, dell’antidemocrazia e del razzismo. Ordine Nuovo sviluppò rapporti di collaborazione con la Federazione Nazionale Combattenti della RSI, guidata da Junio Valerio Borghese. Quest’ultimo fondò l’11 settembre 1968 il Fronte Nazionale allo scopo di sovvertire le istituzioni dello Stato mediante un colpo di Stato militare. Al Fronte Nazionale presero parte stretti collaboratori di Borghese, tra cui il costruttore Remo Orlandini (futuro iscritto alla loggia P2) e l’ex maggiore della MVSN Mario Rosa. Borghese costituiva una personalità di rilievo tutelata fin dal dopoguerra dagli americani: il 30 aprile 1945 era stato tratto in salvo da James Jesus Angleton, all’epoca capo delle Operazioni Speciali dell’OSS (antesignana della CIA). Per i servizi di sicurezza italiani il Fronte Nazionale rappresentò il primo tentativo serio e metodico dell’estrema destra di infiltrarsi e collegarsi all’ambiente militare in vista di una soluzione autoritaria. Ordine Nuovo e la galassia neofascista beneficia­vano di protezioni e collegamenti internazionali. Tramite Gino Ragno (ex ufficiale RSI e segretario dell’Associazione di Amicizia Italo-Tedesca, stipendiato dal CIS di Confindustria) furono stabiliti contatti con il colonnello tedesco Reinhard Gehlen. Gehlen, ex ufficiale della Wehrmacht reclutato dagli americani nel 1945, dirigeva una potente rete spionistica (Organizzazione Gehlen) che nel 1954 avrebbe formato il nucleo del servizio segreto della Germania Ovest, il BND (Bundesnachrichtendienst). All’interno di questa struttura operavano numerosi ex collaboratori di Adolf Eichmann, tra cui l’ufficiale austriaco della Gestapo Otto von Bolschwing. A livello nazionale la rete ordinovista si allargò in misura significativa nel Nord-Est a partire dal 1957 sotto la guida del medico mestrino Carlo Maria Maggi (nominato nel 1965 ispettore per il Triveneto insieme a Gastone Romani) e del paracadutista Roberto Besutti a Milano.

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