Cia, la guerra segreta in Italia: i soldi di Washington e il patto con mafia e fascisti - L’America e il suo amore per i fascisti
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L’America e il suo amore per i fascisti
L’anticomunismo costituì il principale elemento di connessione tra gli ambienti americani e quelli di provenienza fascista. Ray Klein, vicedirettore della CIA tra il '62 e il '66, ribadì in un’intervista contenuta nel documentario Gladio prodotto dalla BBC nel '92 che non risultava strano reclutare formazioni di estrema destra, dal momento che sarebbero state le uniche a segnalare un eventuale rischio di conflitto con i comunisti in Italia. In questo quadro si colloca anche l’appello di Alcide De Gasperi (che, per ragioni politiche, chiese di non essere nominato), sostenuto dagli ambienti vaticani, perché le truppe statunitensi non lasciassero il territorio italiano. Secondo il leader democristiano esisteva una sola differenza sostanziale tra fascisti e comunisti: "I fascisti senza dubbio combatterebbero dalla nostra parte in caso di guerra, mentre ciò non è vero per i comunisti". Nella stagione politica del primo dopoguerra gli americani deposero fiducia piena nell’unico soggetto capace di contrastare l’ascesa comunista: la Democrazia Cristiana. Lo storico e giornalista William Blum ha dichiarato che il partito risultava permeato di collaborazionisti, ex monarchici e fascisti dell’ultima ora. Il giornalista d’inchiesta Martin Lee, nel volume The Beast Reawakens, ha osservato che all’interno della DC non si verificò mai un autentico sradicamento dell’erba marcia. Ciò consentì a una parte rilevante della vecchia burocrazia fascista di permanere occultata nei meandri del partito. Fin dagli ultimi mesi del 1945 lo slogan dei neofascisti era "infiltrarsi nella democrazia, associarsi segretamente". Numerose figure della “galassia nera” del dopoguerra operavano come informatori per gli apparati pubblici e mantenevano legami con ambienti militari, in particolare con l’ex SIM (Servizio Informazioni Militari).












