Cia, la guerra segreta in Italia: i soldi di Washington e il patto con mafia e fascisti - James Engleton, agente della Cia: Valerio Borghese ci serviva e lo salvammo
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James Engleton, agente della Cia: Valerio Borghese ci serviva e lo salvammo
In un’intervista rilasciata al giornale ‘Epoca’ l’11 Febbraio del 1976 James Engleton, capo del controspionaggio OSS/CIA in Italia nel 1945 e poi a lungo a capo del Counterintelligence della CIA, ammise candidamente di aver salvato il principe nero Julio Valerio Borghese dal tribunale partigiano. Alla fine della guerra, i partigiani riuscirono a catturare Borghese e stavano addirittura per impiccarlo, quando però il 25 aprile '45 l'ammiraglio Ellery Stone, proconsole degli Stati Uniti nell'Italia occupata e amico intimo della famiglia Borghese, incaricò il celebre agente dell'Office of Strategic Services, James Angleton, di prelevare Borghese e scortarlo a Roma per farlo processare. Grazie infine alla protezione degli Stati Uniti, Borghese fu dichiarato non colpevole in ultima Engleton, per i suoi meriti di guerra, negli anni successivi fece carriera come capo del controspionaggio alla CIA. Questa scelta determino molti degli avvenimenti che caratterizzarono il secondo dopo guerra. Con la fondazione del Fronte Nazionale (FN) nel 1968, Borghese cercò attivamente di accreditarsi presso gli Stati Uniti per ottenere sostegno politico e finanziario.
Nel gennaio del 1970, Borghese incontrò Charles Stout, secondo segretario dell'ambasciata americana a Roma. Borghese espresse forti preoccupazioni per l'avanzata del Partito Comunista Italiano (PCI) e consegnò un memorandum in cui caldeggiava una concentrazione di forze nazionaliste per evitare che l'Italia scivolasse nell'area sovietica. Borghese sostenne in seguito con i suoi collaboratori di aver incontrato membri dell'entourage del presidente Richard Nixon durante la visita di quest'ultimo in Italia, chiedendo il supporto americano per un colpo di Stato. Affermò che gli era stato risposto: "Agite, e una volta preso il controllo del Paese vi sosterremo". Due anni dopo avvenne l’operazione Tora Tora (il golpe Borghese del 7 dicembre 1970) in ricordo dell'attacco giapponese a Pearl Harbor, che prevedeva nella sua fase finale il coinvolgimento delle navi da guerra americane in allerta nel Mediterraneo e il rapimento del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Un appunto del sid del dicembre 1969, redatto esattamente un anno prima del tentato golpe del 7 e dell’8 dicembre 1970, segnalava "una pianificazione in ordine al mutamento delle strutture dello Stato (tempi dell’azione – elenchi concernenti le personalità da impiegare in posti-chiave del nuovo sistema); accordi con uomini politici di centrodestra; accordi con associazioni combattistiche". Ancora pochi mesi prima del golpe, il 7 agosto 1970, l’ambasciatore statunitense a Roma, Graham Martin, segnalava alla Casa Bianca l’esistenza di piani eversivi del Fronte Nazionale, prendendo sul serio l’iniziativa e sottolineando che in quel periodo i dirigenti comunisti, captate voci golpiste, evitavano di dormire a casa propria:§
L'Italia si trovò sull'orlo di un vero e proprio golpe di matrice neofascista. Ma il golpe non arrivò. La mattina dell'8 dicembre, infatti, Borghese ricevette una telefonata da parte di un informatore mai accertato e il golpe fu annullato.
Ancora oggi sono ignote le cause di quel brusco arresto.
Ganser, consigliere per la sicurezza nazionale suggerì che stando alle parole del direttore della CIA William Colby, fosse stato lo stesso Nixon a bloccare l'esercito di Gladio.












