Strumenti di accessibilità
Skip to main content
| CIA e sangue italiano

Cia, la guerra segreta in Italia: i soldi di Washington e il patto con mafia e fascisti

Luca Grossi
antimafiaduemila

Pagina 1 di 7


- Prima Parte - 

La Cia: l'organizzazione più citata nelle spy story, strumento di manipolazione dei governi, cane da guardia del potere americano nel mondo. Anche il nostro Paese ha dei conti in sospeso con la Central Intelligence Agency: negli anni del secondo dopoguerra ha salvato fascisti, nazisti, preso accordi con Cosa nostra americana, dettato le linee guida delle stragi, rovesciato governi democratici per sostituirli con dittature. Non sono mancati gli episodi in cui uomini della Cia sono stati direttamente coinvolti nelle stragi italiane del secondo dopoguerra, fino a lambire le indagini sulle bombe siciliane del 1992.
Soldi, reti militari illegali come quella di Gladio, sostegno al terrorismo mafioso e non tramite ingenti somme di denaro.
La storia è lunga.
Il 1947 fu un anno importante per la storia statunitense. Fu l'anno in cui vennero fondati il Consiglio di Sicurezza Nazionale e la CIA. Nel caso dell'Italia, alla CIA fu commissionato da un Harry Truman un compito specifico: evitare che la sinistra italiana vincesse le prime elezioni nazionali nel '48. La prima cosa che gli americani fecero fu il CIA Covert Aid, un piano per pompare milioni di dollari nelle casse della Democrazia Cristiana, veicolandoli tramite agenti dell'Office of Policy Coordination, un ramo operativo della CIA che, sotto Frank Wisner, si era mobilitato per radicare e dirigere tutta una serie di cellule militari segrete in Europa occidentale. Nel documento declassificato “Shots from a Luce Crumon. Combating Communism in Italy, 1953-1956” si legge che  “a partire dalla campagna per le elezioni politiche italiane dell'aprile 1948, gli Stati Uniti investirono ingenti somme in aiuti economici e assistenza militare, insieme a sostanziosi fondi riservati (covert funds), per ridurre il potere del Partito Comunista Italiano (PCI) – il più grande d'Europa al di fuori del blocco sovietico – e per rafforzare la coalizione centrista di governo guidata dalla Democrazia Cristiana (DC) e dal Primo Ministro Alcide De Gasperi”. I partiti minori della coalizione includevano i Repubblicani (PRI), i Liberali (PLI) e i Socialdemocratici (PSDI). Nel 1947 De Gasperi aveva estromesso dal suo gabinetto i comunisti guidati da Palmiro Togliatti e i socialisti (PSI) sotto la guida di Pietro Nenni. I socialdemocratici, guidati da Giuseppe Saragat, erano socialisti orientati a destra che si erano staccati e si erano uniti al blocco elettorale centrista che sconfisse il blocco PCI-PSI nelle cruciali elezioni del 1948. Sull'estrema destra, non rappresentati nel governo, si trovavano piccoli partiti come i Monarchici (PNM) e il Movimento Sociale Italiano (MSI), d'ispirazione neofascista. Se i piani della Cia fossero falliti e le coalizioni di sinistra avessero preso il potere ci sarebbe stata “la restaurazione della monarchia sabauda o l'appoggio degli Stati Uniti a una dittatura militare di destra”.
“Nel novembre 1953, il direttore della CIA Allen Dulles propose di incrementare significativamente i budget annuali destinati all'azione politica coperta in Italia. Al contempo, il Dipartimento di Stato e la CIA redassero una stima d'intelligence speciale (SE-54) per valutare l'outlook politico a breve termine”.
L’efficacia del programma di finanziamento coperto della CIA rimase oggetto di ampi dibattiti. William Colby, ex direttore dell’agenzia, che diresse il programma a Roma, confermò che si trattò della più vasta operazione di azione politica mai intrapresa dall'agenzia nel dopoguerra. Sebbene diverse fonti giornalistiche dell'epoca parlassero di cifre astronomiche comprese tra i 20 e i 30 milioni di dollari all'anno, i registri ufficiali declassificati rivelano che nel ventennio 1948-1968 il sostegno americano ai partiti centristi e ai sindacati liberi ammontò complessivamente a 65,15 milioni di dollari, con una media reale di circa 3-5 milioni di dollari annui durante l'amministrazione Eisenhower. Il tenente colonnello William Corson, nel suo libro The Armies of Ignorance; il libro ci spiega che, per farlo, gli agenti avrebbero prima prelevato 10 milioni di dollari in contanti dal Fondo di stabilità di cambio, l'Exchange Stabilization Fund, in mano al Dipartimento del Tesoro. Da qui li avrebbero immessi in conti bancari individuali e poi li avrebbero donati, tra virgolette, a una serie di organizzazioni di facciata appartenenti nient'altro che alla CIA. E così, per la gioia del presidente Truman, alla fine del '48 l'ADC la spuntò con il 48% dei voti, 307 seggi in Parlamento, a differenza della coalizione del Fronte Popolare. Fino agli ultimi giorni della presidenza Eisenhower, l'intervento militare statunitense in Italia per scongiurare una presa del potere comunista rimase un'opzione formalmente contemplata nei piani di sicurezza nazionale. Nel nuovo documento strategico redatto nell'agosto 1960 (NSC 6014/1), il Planning Board raccomandò che, qualora i comunisti fossero giunti al controllo del governo italiano con mezzi legali o illegali, gli Stati Uniti dovessero essere pronti a impiegare ogni risorsa necessaria, compreso l'uso della forza militare come estrema ratio. Forza militare che venne effettivamente usata come accadde per il golpe borghese del 7 dicembre 1970, organizzato in stretta collaborazione con la CIA. Il piano che avrebbe dovuto portare ad un colpo di stato militare comprendeva anche l'appoggio della mafia siciliana ed era noto anche oltre oceano tanto che Tommaso Buscetta rientrando negli Stati Uniti dopo un vertice a Milano, si sentì chiedere dalla polizia americana: “Lo fate o no questo golpe?” . Quando chiese prudentemente a cosa si riferissero, gli agenti furono espliciti: “Quello con Borghese”.

James Engleton, agente della Cia: Valerio Borghese ci serviva e lo salvammo
Pagina
Realizzazione grafica by Paolo Bassani