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L'inchiesta aperta dalla Procura di Bologna diretta da Giuseppe Amato sulla banda della Uno Bianca - il gruppo criminale che tra il 1987 e il 1994 compì 82 azioni delittuose, uccise 24 persone e ne ferì oltre 100 tra Bologna, Romagna e Marche - è ormai ad una svolta: la pista è quella dell'eversione e l'eventuale presenza di componenti mai scoperti, forse anche dei servizi segreti.
La notizia è stata riportata da ‘Il resto del Carlino': c'era qualcuno che dirigeva i fratelli Savi? L'eccidio del Pilastro (di cui domani ricorre il 33esimo anniversario) rientra nella 'strategia della tensione'? C'entra la falange Armata? O è stata opera di un gruppo di assassini?
La polizia giudiziaria - Digos e Ros dei Carabinieri - ha sequestrato documenti, riletto verbali, acquisito atti digitalizzati e altri desecretati. Ma, soprattutto, ha sentito nuovi testimoni e riascoltato altri ritenuti chiave già negli anni Novanta.
Tuttavia non è facile ricostruire i fatti legati alla banda della Uno Bianca, per questo è necessario procedere per gradi.
Il 21 novembre di 25 anni fa sono stati arrestati i fratelli Savi, Roberto (assistente capo alla Questura di Bologna quando è stato arrestato nel 1994, detto "Il Monaco" e giovane militante dell'estrema destra), Alberto (soprannominato "Luca", poliziotto come Roberto, al momento dell'arresto era in servizio presso il commissariato di Rimini) e Fabio, camionista e co-fondatore della banda, detto "il Lungo".
Per 7 mesi si dicono gli unici artefici, con l’occasionale presenza di altri tre poliziotti, Marino Occhipinti, Pietro Gugliotta e Luca Vallicelli.
Dal processo di Pesaro (giugno 1995) cambiano versione: i precedenti racconti erano frutto di un preaccordo; in realtà, all’inizio (periodo degli assalti alle Coop - gennaio 1988/giugno 1989), avrebbero consegnato armi e autovetture rubate a rapinatori professionisti; poi (periodo terroristico - ottobre 1990/agosto 1991), le avrebbero prestate a personaggi misteriosi di una rete investigativa che facevano rapine simulate; infine (periodo delle rapine in banca – novembre 1991/novembre 1994), sarebbero stati anche gli esecutori materiali dei delitti.
La retorica ufficiale ha da sempre proposto a più riprese la tesi della impresa criminale a natura familiare.
Favoletta che lascia il tempo che trova.
L'ex magistrato Giovanni Spinosa, titolare delle inchieste sulla Uno Bianca, nel suo libro 'L'Italia della Uno Bianca' scrisse dei collegamenti della banda con la Falange Armata: "La Falange Armata si attribuisce la paternità anche dei delitti della fase terroristica della Uno Bianca. Non è vero come molti pensano che la Falange Armata sia un gruppo di mitomani che si appropriano delle imprese altrui; ma, è stato accertato che, a partire dal delitto Mormile fino alle stragi di Stato, sono gli stessi autori dei delitti a promuovere la rivendicazione. Cosa nostra, ad esempio, rivendica le stragi di Mafia utilizzando la sigla Falange Armata; perciò, non si può dire che con questa etichetta si rivendichino delitti altrui".

La strage del Pilastro e le nuove indagini
Il 4 gennaio del 1991, nella periferia di Bologna, sotto una pioggia di 222 proiettili, caddero i carabinieri Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini. Anche su questa tragica vicenda i dubbi sono ancora molti.
Alcuni famigliari delle vittime (tra cui Ludovico, il fratello di Mauro Mitilini) hanno presentato un esposto da 250 pagine in cui si elencano azioni sanguinarie inspiegabili, depistaggi, false piste, errori che, secondo i firmatari, fecero in modo che la banda fosse 'liquidata' come un gruppo di criminali comuni.
Gli inquirenti hanno esaminato documenti e ascoltato testimoni: è chiaro che molti reati (soprattutto quelli eventualmente commessi in relazione ai depistaggi o a mancanze nelle indagini o alle omissioni) siano già prescritti. Ma la procura vuole comunque dare una risposta alle tante domande.
Il fascicolo è stato aperto nel 2021 dalla Procura dopo aver ricevuto un'informativa dai carabinieri che hanno acquisito un'intercettazione già agli atti e un esposto di un giornalista ed ex consigliere comunale.
Fra gli spunti degli inquirenti, come riportato dal Carlino, vi sarebbe anche un viaggio di Roberto Savi in Africa, a Kinshasa, tre giorni nel 1990, dove fu accompagnato da un collega. L'ipotesi degli investigatori è che in Africa si trovassero diversi esponenti dei servizi segreti latitanti, con cui Savi avrebbe avuto un confronto. Fra le persone risentite non ci sono solo testimoni legati all'eccidio del Pilastro, ma anche all'omicidio dei carabinieri Cataldo Stasi e Umberto Erriu, il 20 aprile del 1988 a Castel Maggiore.

Le condanne
I processi si conclusero il 6 marzo 1996 con la condanna all’ergastolo per i tre fratelli Roberto (tutt'ora detenuto), Fabio (tutt’ora detenuto) e Alberto Savi (dal 2019, usufruisce di un permesso premio per le vacanze natalizie) e per Marino Occhipinti. Quest'ultimo era il membro minore della banda e prese parte a un assalto a un furgone della Coop di Casalecchio di Reno, il 19 febbraio 1988, durante il quale morì una guardia giurata. Anche lui poliziotto presso la squadra mobile di Bologna, al momento dell’arresto, avvenuto il 29 novembre 1994, era vice-sovrintendente della sezione narcotici della Squadra mobile. Marino Occhipinti è stato scarcerato il 2 luglio 2018. Secondo il provvedimento del Tribunale di sorveglianza, il suo pentimento è stato autentico.
Ventotto anni di carcere per Pietro Gugliotta, diminuiti poi a diciotto: anche lui poliziotto (svolgeva la funzione di operatore radio nella questura di Bologna), non partecipava alle azioni omicide del gruppo.
Venne scarcerato nel 2008, dopo quattordici anni di reclusione, grazie all’indulto e alla legge Gozzini.
Luca Vallicelli, componente minore della banda, patteggiò una pena di tre anni e otto mesi; anche lui poliziotto al momento dell'arresto (agente scelto presso la sezione Polizia Stradale di Cesena), partecipò solo alle prime rapine che si conclusero senza omicidi. Attualmente è un uomo libero.
Particolare e controversa la posizione di Eva Mikula, la compagna di Fabio Savi, che dopo 4 processi in Corte d’assise e 2 in appello ed 1 in Cassazione ha dimostrato la sua estraneità ai crimini.

Fonte: ilrestodelcarlino.it

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