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L’ex magistrato, oggi senatore, interviene sullo scandalo dei presunti dossieraggi

Abbiamo un grosso problema. Una situazione fuori controllo che riguarda tutte le istituzioni in cui sono custodite delle banche dati. Ogni giorno migliaia di esponenti delle forze dell’ordine, per ragioni del loro servizio, accedono alle banche dati dove sono custoditi informazioni sensibili. Il sistema prevede che ogni accesso lasci una traccia informatica, ma non prevede il controllo successivo automatico di tutti coloro che hanno fatto accesso. E così come dimostra l’esperienza ciò che accade è che, purtroppo, c’è una cifra occulta molto elevata di accessi abusivi che vengono fatti per i motivi più disparati. A volte per curiosità personale, a volte per fare una cortesia ad un amico, altre volte ancora per denaro o per dossieraggio”.
Pesano come macigni le parole pronunciate da Roberto Scarpinato, già procuratore generale di Palermo, intervistato da David Parenzo su La7 in merito alla vicenda che vede coinvolto il finanziere Pasquale Striano in servizio alla Procura nazionale Antimafia indagato dalla procura di Perugia, guidata dal procuratore Raffaele Cantone, per divulgazione illecita perché avrebbe fatto almeno 800 accessi abusivi nelle banche dati di personalità politiche (tra i quali i ministri Guido Crosetto, Francesco Lollobrigida, Marina Elvira Calderone, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e l’ex premier Giuseppe Conte), vip, calciatori e musicisti.
C’è una falla nella sicurezza perché è previsto che chi acceda lascia traccia ma non è previsto che poi ci sia un controllo generalizzato e automatico di chi ha fatto l’accesso - ha continuato Scarpinato, che oggi siede tra le fila del M5S a Palazzo Madama -. Per questo motivo sto depositando in Parlamento una proposta di legge che prevede il controllo obbligatorio a cadenza regolare in tutti gli uffici in cui ci sono banche dati di quelli che hanno fatto accesso. In questo modo non potrà più verificarsi un caso del genere”. Secondo l’ex magistrato antimafia, “facendo un controllo settimanale si potrà verificare che l’esponente di polizia ha fatto una serie di accessi che non erano assolutamente pertinenti alle ragioni di servizio”. Allo stato attuale il procuratore di Perugia Raffaele Cantone ha escluso il pericolo per la sicurezza nazionale, “ma potenzialmente potrebbe sussistere”, ha precisato Scarpinato. “Potrebbero esserci notizie riservate che riguardano esponenti istituzionali esposti che potrebbero essere vendute o cedute a servizi segreti degli stati esteri - ha continuato -. Finora non ci si è accorti di questo problema perché l’attenzione è stata spostata sulla necessità di potenziare le strutture informatiche della magistratura che sono assolutamente obsolete. Sono anni che i magistrati e i procuratori della Repubblica dicono che le strutture informatiche e i sistemi di sicurezza a loro disposizione sono permeabili e vecchie. E occorrono investimenti. Tuttavia, questi investimenti dal ministero della Giustizia non sono stati fatti. E credo che se si fosse fatto in tempo un piano generale di ristrutturazione sarebbe stato messo a fuoco anche questo problema che ho evidenziato e che purtroppo non è stato attenzionato da nessuno”.
Quanto alla possibilità che dietro il finanziere ci siano dei mandanti esterni, “attualmente risulta che c’erano vari utilizzatori finali delle notizie che Striano distribuiva - ha aggiunto Scarpinato -. Vari richiedenti facenti parte di vari mondi. Questo fa pensare che una fuga di notizie che si è protratta per 4 anni può avere avuto come richiedenti soggetti che avevano diversi interessi. Alcuni elementi finora emersi inducono a ritenere che almeno alcune azioni poste in essere da Striano siano state suggerite da esperti appartenenti a mondi particolari”. Anche i servizi segreti.

Il Governo favorisce la mafia
Durante l’intervista Parenzo ha chiesto al senatore Scarpinato di commentare anche l’operato dell’esecutivo in tema di mafia e corruzione. Il commento dell’ex magistrato è stato tranciante: “Questo governo sta facendo abbastanza per favorire la mafia, depotenziando tutti gli strumenti di contrasto ai reati di corruzione. Tutti gli specialisti sanno benissimo che la mafia ha capito che i soldi si fanno con meno rischio penale proprio attraverso i colletti bianchi”. 
Tra questi l’abolizione dell’abuso d’ufficio definito dal senatore come “un favore fatto alle mafie”. Il sacco edilizio di Palermo negli anni ’70, infatti, “quando rilasciavano migliaia di licenze edilizie abusivamente, è stato possibile grazie all’abuso d’ufficio”. E ancora: “L’affidamento di appalti da parte di sindaci ad amici o parenti avviene attraverso l’abuso d’ufficio. Così come la limitazione dei poteri di intercettazione dei magistrati è senza dubbio un vantaggio indiretto per la mafia. Non vogliono favorire i mafiosi, ma certamente le norme che stanno ponendo in essere per limitare l’azione di contrasto ai magistrati nel controllo di legalità sui colletti bianchi si ripercuote a vantaggio della mafia”.
Le condotte del governo, però, si ripercuotono anche su casi come quello di Striano. Il procuratore Cantone, infatti, “ha detto che è stato importantissimo per le indagini il sequestro delle chat - ha evidenziato Scarpinato -. Nelle chat di Striano non c’erano messaggi che riguardano passaggi di denaro. Tuttavia, è stato approvato due giorni fa alla commissione giustizia in Senato, una nuova norma in base alla quale se viene sequestrata una chat per il reato di accesso abusivo al sistema informatico, posso usare quella chat come prova solo per quel reato. Se nelle chat c’è la prova di un reato di corruzione, per esempio, non la posso utilizzare perché è un reato diverso da quello per cui ho fatto il sequestro. Questo è evidentemente un passo indietro nel contrasto all’illegalità”. 
È l’effetto di quella che da mesi l’ex procuratore definisce come una “giustizia di classe” che “da un lato depotenzia tutti gli strumenti di contrasto alla corruzione” mentre “dall’altro introduce reati che riguardano la gente comune, dai rave all’ultima trovata dei ministri Crosetto, Piantedosi e Nordio che vogliono introdurre il reato di induzione all’accattonaggio con una pena fino a 6 anni che consente anche le intercettazioni”.
Prima della chiusura, infine, Scarpinato ha corretto Parenzo in un suo breve off topic sulla premier come erede di Paolo Borsellino: “Non mi faccia dire che la Meloni è l’erede di Paolo Borsellino - ha detto l’ex magistrato di Palermo - perché chi ha dichiarato il lutto nazionale per un personaggio come Silvio Berlusconi deve scegliere. Sono incompatibili le due figure”.

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