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Mauro De Mauro è scomparso la sera del 16 settembre 1970, rapito da Cosa nostra.
Il suo corpo non verrà mai più ritrovato e ad oggi non ci sono esecutori materiali o mandanti.
Ad alcuni colleghi giornalisti pochi giorni prima del 16 settembre disse che aveva uno scoop che avrebbe fatto tremare l'Italia.
A cosa si riferiva?
Agli ultimi giorni di vita del Presidente dell’Eni Enrico Mattei, morto il 27 ottobre 1962. Non di certo un personaggio qualunque ma di un uomo che con le sue politiche petrolifere si era scontrato con le “Sette sorelle” ed era entrato nel mirino di servizi segreti internazionali e di gruppi terroristici. E quella bomba piazzata prima che l’aereo decollasse dall’aeroporto di Catania, vedeva la mano della mafia (come raccontato da alcuni collaboratori di giustizia), ma per conto di altri soggetti.
De Mauro nonostante fosse stato promosso a caposervizio e spostato nella sezione sportiva del giornale 'L'Ora' di Palermo (all'epoca diretto da Vittorio Nisticò) continuò il suo lavoro di inchiesta.
Per portare avanti le sue indagini De Mauro si mosse sul campo, a Gela ed a Gagliano Castelferrato, dove anni prima si era recato Mattei, intervistando e contattando i vari personaggi incontrati dal presidente dell’Eni in Sicilia.
Quegli appunti per una sceneggiatura, hanno raccontato alcuni testimoni, erano stati inseriti in una busta gialla, che in molti ricordano di avere notato tra le mani di De Mauro fino al giorno stesso della scomparsa. Busta ovviamente scomparsa.
Il 1970 fu un anno molto particolare: ci fu il golpe Borghese e l'anno prima, nel 1969, vi erano stati due tragici eventi; la strage di viale Lazio (10 dicembre, a cui Mauro De Mauro dedicò il suo ultimo pezzo sulla mafia) e la strage di Piazza Fontana (12 dicembre). Tra i morti della mafia e bombe neofasciste il 24 ottobre 1969 venne scoperto a Bellolampo un capo di addestramento paramilitare dell'estrema destra in cui venne arrestato Pier Luigi Concutelli, il killer del giudice Vittorio Occorsio (la mattina del 10 luglio 1976).
Inoltre, sempre in Sicilia, venne accoltellato - ma non ucciso - il membro della commissione antimafia Angelo Nicosia.
È il contesto storico in cui operò Mauro De Mauro a fornire una chiave di lettura della sua scomparsa. Le sue rivelazioni avrebbero potuto destabilizzare ancora di più il già fragile equilibrio politico italiano e non solo.
Vi sono molte versioni affiorate nel corso del tempo sul 'perché' De Mauro venne fatto sparire.
La prima è quella scaturita dall’indagine dei carabinieri guidati dall'allora Capitano Carlo Alberto dalla Chiesa. In particolare si era ipotizzato che il giornalista aveva scoperto qualcosa riguardo al traffico di eroina. Le carte vennero invitare all'allora magistrato Pietro Scaglione ma gli elementi raccolti erano poco convincenti.
La seconda pista, invece, battuta dalla Polizia (all'epoca guidata da Boris Giuliano) puntava alle scoperte di De Mauro riguardo proprio alla morte di Enrico Mattei. Questa ipotesi venne poi successivamente confermata dalla sentenza di primo grado del 2011 in cui venne assolto Totò Riina, al tempo unico imputato per la scomparsa di De Mauro. La sentenza di assoluzione venne confermata in appello nel 2014 e in Cassazione nel 2015.
Della 'pista Mattei' parlò anche Tommaso Buscetta a Giovanni Falcone nel ‘94: “Della morte di Mauro De Mauro non so nulla. Non è faccenda di mafia. Quando ne parlavo con i miei interlocutori, questi sembravano stupiti. Ho sentito dire in giro che la sua scomparsa è legata alla morte di un noto politico italiano, credo che si chiamasse Enrico Mattei”.
Tuttavia vi fu anche una terza pista, una pista nera: il 26 gennaio 2001 sul quotidiano "la Repubblica" venne pubblicato un articolo dal titolo “De Mauro venne ucciso perché sapeva del golpe”. Secondo questa ipotesi De Mauro fu rapito e ucciso per evitare di rivelare ciò che sapeva sul golpe di Junio Valerio Borghese, con la complicità di Cosa Nostra, della notte dell’8 dicembre del 1970. A rivelarlo fu il collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo.
Di Carlo sosteneva che il giornalista era stato rapito, portato nel mandamento di Santa Maria del Gesù, torturato, ucciso e gettato nell'Oreto. Questo perché non doveva rivelare i dettagli del golpe Borghese, che Junio Valerio Borghese aveva tentato insieme a Cosa Nostra.
Il pentito Francesco Di Carlo aggiunse anche che la sera del rapimento vi era anche Bernardo Provenzano, Stefano Giaconia e Emanuele D'Agostino, mafioso di Santa Maria del Gesù che un anno prima aveva partecipato alla strage di Viale Lazio assieme a Salvatore Riina, Provenzano, Calogero Bagharella, Gaetano Grado e Damiano Caruso (per la cosca di Riesi).
In sintesi da quella sera del 16 settembre 1970 non vi sono stati passi significativi che potrebbero portare ad una verità. L'unica cosa che venne ritrovata fu la sua macchina, parcheggiata in Via Pietro D’Asaro, nel centro della città e a pochi chilometri dalla sua abitazione.
Nelle motivazioni della sentenza dei giudici di Cassazione, depositate nel febbraio 2016, rispetto alla causale della scomparsa, e del successivo omicidio, si dice che sarebbe “individuabile nelle informazioni riservate di cui la vittima era entrata in possesso in relazione alla sua attività professionale (verosimilmente - anche se non certamente - riconducibili, secondo le risultanze del processo di merito, al coinvolgimento di esponenti mafiosi nella morte di Enrico Mattei)”. Una vicenda che sul piano nazionale ed internazionale, avrebbe davvero scosso un intero Paese.

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