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I giudici: "È un killer professionista"

Paolo Bellini è "persona che di fronte alla prospettiva di dover scontare l'ergastolo e non poter dare corso ai propri sentimenti di vendetta è sicuramente pronto a rendersi irreperibile e garantirsi così la libertà". Lo scrive il tribunale del Riesame di Bologna (presidente estensore Rocco Criscuolo) che ha confermato il carcere per l'ex Avanguardia Nazionale, per il rischio che commetta reati contro l'ex moglie e il figlio del giudice che lo ha condannato e ravvisando in più il pericolo di fuga, come chiesto dalla Procura generale: può infatti contare su "contesti strutturati" che "già in passato gli hanno garantito latitanza, per sottrarsi ai rigori della legge".
Come quando è stato latitante per oltre quattro anni, tra il 1976 e il 1981, "potendo contare su una fitta rete di relazioni che gli ha garantito il necessario supporto".
Bellini, ricordiamo, è stato condannato l'anno scorso in primo grado all'ergastolo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 in concorso con gli ex Nar (Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, quest’ultimo condannato solo in primo grado, l’appello è tutt’ora in corso).
La 'primula nera', altro soprannome con cui si identifica Bellini, è stato arrestato lo scorso 29 giugno per le minacce nei confronti dell’ex moglie (che ha testimoniato contro lui) e del giudice che lo ha condannato.
Con il terrorista nero "si è dinanzi a un soggetto per il quale la commissione di un omicidio non costituisce in alcun modo un evento traumatico, essendo avvezzo a tale genere di delitti, tanto da poter essere definito un killer professionista". Alla luce di ciò, "dei contatti che ha o può facilmente recuperare con i contesti delinquenziali più spietati, dell'odio che prova nei confronti sia del presidente Caruso (presidente della Corte di assise che lo ha condannato all'ergastolo, ndr) che della propria ex moglie e dei parenti più prossimi, si deve ritenere che ricorrano esigenze di cautela sociale definibili di eccezionale rilevanza" scrivono i giudici aggiungendo che "se fosse sottoposto a misure diverse dal carcere, vi sarebbe la sostanziale certezza che commetterebbe i gravissimi delitti programmati, in relazione ai quali ha maturato i propri propositi criminosi", sebbene ristretto in quella fase in detenzione domiciliare.
Secondo il collegio del Riesame il proposito di vendetta nei confronti del presidente Caruso, emerso da un'intercettazione, non può essere ritenuto espressione di un mero sfogo, dettato da un momentaneo impeto di rabbia. Ma "il puntuale riferimento al figlio, con corretta indicazione del suo incarico", è "indicativo di una mirata indagine" che ha riguardato la famiglia del magistrato. E anche se Bellini si fosse procurato le informazioni su Google, proseguono i giudici, ciò non renderebbe la cosa meno preoccupante, alla luce del passato da killer. Rispetto all'ex moglie Maurizia Bonini, l'ordinanza cita nuovamente parole di Bellini intercettato dalle Procure di Caltanissetta e Firenze (Bellini risulta indagato anche per la bomba a Capaci, per quelle in via dei Georgofili a Firenze, in via Palestro a Milano e in via Fauro a Roma ndr) che lo indagano per le Stragi del 1992-1993: "Ho appena finito di pagare 50mila euro per fare fuori uno di voi Bonini". Ne consegue che ha addirittura assoldato un killer per uccidere la ex coniuge o un suo stretto congiunto e si ricava "la seria e persistente volontà di vendetta". Non sposta il fatto che secondo i difensori il suo unico reddito è una pensione da 540 euro al mese, perché potrebbe avere "disponibilità occulte" accumulate nel corso degli anni.
E poi ancora: le intercettazioni recenti, dove Bellini fa riferimento a un "giuramento", che gli avrebbe impedito di parlare, comporta, per il Riesame, il suo inserimento in "contesti strutturati ove tra gli appartenenti vi sono particolari vincoli". E proprio questi contesti potrebbero tuttora agevolare una nuova latitanza. La determinazione di fuggire, infine, "non può non essere anche coniugata con la sua decisione di dar corso alle premeditate vendette nei confronti del presidente Caruso, dell'ex moglie e dei familiari". In sostanza, da latitante potrebbe "eseguire i suoi piani criminosi con maggior aggio", concludono i giudici.

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