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A trent'anni dalle stragi del '92 e del '93 sono ritornati i "politici scafazzati", o meglio, "la politica degli scafazzati", cioè quell'attivismo clientelare impegnato nella pratica ritrita del voto di scambio.
È questa la denuncia, unico tra i 771 candidati al Consiglio comunale di Palermo, in un video su Facebook di Liborio Martoranariferendosi ai seguaci di Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri che affollano a Palermo le liste elettorali: "Sono praticamente tutti quei candidati, soprattutto che provengono da una certa area facente riferimento ai condannati per mafia, che hanno rispolverato certi metodi che si usavano nel lontano dopoguerra fino agli anni '60 '70".
Come il famoso "sacchetto della spesa" o meglio ancora "il posto di lavoro". Ma con che cosa? Chiede Martorana. "Con la cooperativa! Hanno messo su  delle cooperative prendendo per il culo le persone. Facendogli pagare l'iscrizione alla cooperativa e quindi fottendole due volte: la prima con il pagamento della retta alla cooperativa", la seconda con la promessa che "una volta saliti al potere comunale queste cooperative andranno tutte a lavorare per il comune".
A Palermo, inondata da fiumi di retorica antimafia e dagli appelli indignati degli addetti ai lavori (Luigi Patronaggio, Alfredo Morvillo, Giuseppe Di Lello, la sorella del giudice Falcone, il centro Pio La Torre e l’onorevole Adriana Laudani, che del deputato comunista ucciso 40 anni fa fu il braccio destro), la questione morale anti-mafiosa scompare definitivamente dai radar della politica.
Come riportato sul 'Fatto Quotidiano' da Giuseppe Lo Bianco, tra i sette candidati alla poltrona più ambita, c'è Roberto Lagalla, sostenuto da Cuffaro e Dell’Utri. Lagalla è un medico radiologo di fama nazionale, con un passato da amministratore meno luminoso.
Dal 2008 al 2015, quando era alla guida dell’Università di Palermo, era riuscito a nominare un direttore generale solo al terzo tentativo: sia l’avvocato Vincenzo Petrigni che il manager Gabriele Cappelletti abbandonarono l’incarico da 200 mila euro all’anno dopo un mese trascorso a esaminare le carte di una spesa del tutto fuori controllo. E se il secondo denunciò pressioni (“mi hanno sollecitato a firmare atti poco trasparenti’’), il primo, già vicedirettore del carcere dell’Ucciardone, dopo avere invano richiamato gli amministratori a un cambio di rotta, andò via adducendo pubblicamente “motivi personali".
Anche i nomi proposti dall’ex rettore per la sua giunta fanno un certo effetto: dal medico Antonello Antinoro, già deputato regionale ex fedelissimo di Cuffaro e ras delle preferenze, processato per corruzione elettorale e “salvato” dalla prescrizione, all’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, indagato dalla Procura di Palermo in un’inchiesta su una loggia massonica di Castelvetrano, il paese del superlatitante Matteo Messina Denaro, a Pippo Fallica, uomo di fiducia di Gianfranco Miccichè, oggi candidato con la Lega.
Sembra di essere tornati a trent’anni fa come se nulla fosse successo", ha detto l’ex giudice del pool antimafia, Giuseppe Di Lello.
Metodi clientelari - si legge sul 'Fatto' - sono emersi anche recentemente dal sequestro dello smartphone dell’ex rettore (poi restituito) nell’ambito di un’inchiesta dei magistrati di Trapani. Gli inquirenti hanno trovato numerose segnalazioni per esami e concorsi nelle sue chat che non turbano la campagna elettorale dei candidati impegnati.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

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