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In diecimila sotto l'albero Falcone per ricordare la strage

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albero-falconedi AMDuemila - 23 maggio 2012
Due cortei sono partiti rispettivamente da via D'Amelio e dall'aula bunker dell'Ucciardone per fare  rotta verso l'Albero Falcone in via Notarbartolo. In migliaia (diecimila per gli organizzatori) hanno partecipato alla camminata, ricordando, lungo il percorso, le vittime della mafia. A fare da scenografia al fiume di gente che si è riversato lungo la strade di Palermo, come vent'anni fa, i lenzuoli bianchi sui balconi. Da lì decine le persone hanno salutato gli studenti, i quali hanno ricambiato invitandole a scendere in strada e a unirsi a loro nel corteo mentre scorrevano le note della canzone "I cento passi" e altri scandivano i cori "Chi non salta un mafioso è" e "L'Italia è nostra e non di Cosa nostra".

Ad attendere i giovani del corteo, in via Notarbartolo la sorella del magistrato, Maria Falcone e il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. E' qui che è stato poi reso ancora onore alla memoria del giudice, della moglie Francesca Morvillo, e gli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, per quello che è stato un vero “spettacolo di riflessione”. Dapprima con lo spazio musicale prodotto dal duo di cantanti Claudio Baglioni e Antonello Venditti che insieme dal palco hanno cantato i propri successi a cominciare dalla canzone “Strada facendo”, cantata in coro anche dalle migliaia di ragazzi che hanno affollato la via. Poi con le testimonianze raccontate dal palco. Primi a parlare proprio i giovani di Addiopizzo, quindi la presidente della Consulta di Ancona che ha portato il proprio saluto da parte degli studenti.
Poi è stata la volta di Maria Falcone, accompagnata da Leonardo Guarnotta, presidente del Tribunale di Palermo, Fernanda Contri, ex vicepresidente corte costituzionale, il magistrato internazionale Carla del Ponte, il presidente dell'Anm Palermo Antonino Di Matteo ed il  procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. Guarnotta, nel ringraziare i presenti per “ricordarci che Paolo e Giovanni sono ancora con noi” ha espresso con forza il concetto che ora proprio la società civile, “la parte sana del Paese ha il dovere di portare avanti il lavoro di tanti colleghi. Dovete darci una mano perché vogliamo sapere chi sono i mandanti delle stragi, coloro che hanno armato la mano della mafia. Dobbiamo saperlo e lo dobbiamo a Paolo e Giovanni”. Successivamente è stato il turno di Nino Di Matteo: “Vi porto i saluti e gli abbracci di tutti i magistrati di Palermo. La presenza di tanti giovani è uno stimolo sempre più forte per tutti noi, per fare il nostro lavoro dimostrando di essere degni di indossare quella toga . Crediamo noi magistrati che la verità, la ricerca della verità, sia il modo migliore per rendere omaggio a Falcone e Borsellino soprattutto grazie a questa parte civile. Che è la parte migliore di questo paese e che voi rappresentate”. Fernanda Contri ha raccontato come l'aver conosciuto Falcone le abbia cambiato la vita, quindi è stata la volta di Piero Grasso. Il procuratore nazionale Antimafia ha detto: “L'Albero Falcone è un luogo di memoria condivisa di chi non si rassegna e non resta nell'indifferenza di chi non bacia le mani per ottenere favori, di chi non si piega, di chi rispetta le leggi. Quando sono sotto quest'albero e sento muovere le fronde sento la loro presenza. Questo è un luogo magico”. Poi ha aggiunto “Sono passati 20 anni e tanti venti dobbiamo creare col soffio di ciascuno di noi. Venti che portino via usurai, truffatori, ladri, evasori, che spazzino via le trattative funeste, le verità nascoste, la voglia di non sapere. Alziamo la testa, diciamo no alla mafia, combattiamo uniti”. Quindi, dopo aver ricordato Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti gli uomini delle loro scorte morti nelle stragi del '92, Grasso ha fatto un implicito riferimento ai fatti di Brindisi: “Nessuno tocchi i nostri ragazzi che oggi hanno dimostrato di non aver paura. Si sono riappropriati del loro territorio: la scuola. Sono loro i destinatari della forza rappresentata da chi come Falcone e Borsellino hanno sacrificato la loro vita per la giustizia. Sono i ragazzi i venti buoni e favorevoli che porteranno via l'indifferenza e la rassegnazione, quei venti in grado di spalancare le finestre dei palazzi del potere di Roma, quei venti in grado di fare volare via i soldi sporchi degli usurai e dei ladri evasori”. Dopo l'intervento di Grasso, alle 17.58, è stato suonato il minuto di silenzio a cui è seguita la lettura  dei nomi delle vittime della strage di Capaci: Giovanni Falcone, la moglie Francesca e gli agenti Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. A chiudere l'evento, infine, l'Inno d'Italia cantato da Baglioni, accompagnato dalla chitarra e dalla voce dei tanti presenti.

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