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Un Paese di piduisti e criminali al servizio del potere

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gelli-logo-p2-bigLe accuse ad Ingroia e Scarpinato
di Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo - 25 luglio 2012
Per rispondere all’attacco di Fabrizio Cicchitto - che di onorevole ha ben poco – nei confronti di Antonio Ingroia potremo cominciare dalla definizione che maggiormente lo rappresenta: un misero piduista. Cicchitto fa parte della loggia massonica deviata più criminale e assassina della storia della Repubblica italiana. Personaggi come lui (che di fatto è un comune iscritto, una sorta di “soldato semplice”) sono al soldo di potentissimi personaggi come Licio Gelli ed altri che detengono nelle loro mani l’economia nazionale e mondiale. Uomini che spesso esercitano la violenza attraverso le stragi. Non dimentichiamo che il capo-confratello di Cicchitto, Licio Gelli, è stato condannato per depistaggio nel processo per la strage di Bologna.

L’odio viscerale che essi sprigionano nei confronti di Ingroia, Di Matteo, Scarpinato e dei loro colleghi non nasce da motivazioni personali ma da una metodologia programmata a tavolino da quegli stessi poteri che cercano con ogni mezzo di fermare la legalità e la giustizia. Quella che Cicchitto chiama “una lesione seria dello stato di diritto del nostro paese, una grave anomalia” riferendosi alla persona del procuratore Ingroia è invece lo specchio di se stesso. La “lesione seria dello stato di diritto del nostro paese” e la “grave anomalia” è esattamente che ambigui figuri come Cicchitto abbiano ancora la possibilità di rivestire incarichi politici e che dagli scranni del Parlamento continuino a vomitare i loro insulti. Personaggi come lui sono veri e propri cani che latrano per conto della mafia dei potenti dai colletti bianchi. Altrettanto “anomalo” è che il Csm o la tanto osannata associazione nazionale magistrati continuino ad agire come Ponzio Pilato nei confronti dei magistrati più attaccati da un sistema politico marcio e corrotto fino alle fondamenta. Gli epiteti di Cicchitto nei confronti di Ingroia definito come “falsario” o “fazioso” rappresentano l’oscenità di una classe politica figlia di Licio Gelli. Ma è la frase finale del sodale di Berlusconi a lasciare maggiormente allarmati: “Nessuno può paragonare Borsellino ad Ingroia sul terreno della lotta alla mafia – ha dichiarato il piduista –. E infatti si è visto quello che è successo a Borsellino”. La frase sibillina e strisciante sembra quasi fatta apposta per profetizzare al magistrato la fine del suo maestro. Cicchitto preghi Iddio che non accada nulla di grave ad Antonio Ingroia se no rischia di finire anche lui nella lista di coloro che in “buona” o cattiva fede hanno contribuito a creare il terreno fertile per l’attuazione di eventi luttuosi. Con tutte le conseguenze che la cosa comporterà. Lo stesso dicasi per il Csm. E’ notizia di poche ore fa che il laico del Pdl Nicolò Zanon ha chiesto al Comitato di presidenza del Csm di aprire una pratica in Prima Commissione, quella competente sui trasferimenti d'ufficio dei magistrati per incompatibilità ambientale e funzionale, nei confronti del Pg di Caltanissetta Roberto Scarpinato. La ragione? Le dichiarazioni del magistrato alla commemorazione di Paolo Borsellino in via D’Amelio. In quella occasione Scarpinato ha definito “imbarazzante” partecipare alle cerimonie ufficiali per le stragi di Capaci e di via D'Amelio per la presenza “talora tra le prime file, nei posti riservati alle autorità”, di “personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione” dei valori di giustizia e di legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere; “personaggi dal passato e dal presente equivoco”, le cui vite “emanano quel puzzo del compromesso morale” e attorno a cui si accalcano “piccoli e grandi maggiordomi del potere, questuanti pronti a piegare la schiena e a barattare l'anima”. L’azione di Nicolò Zanon rientra a pieno titolo nella definizione di Scarpinato al quale va tutta la nostra solidarietà, così come nei confronti di Antonio Ingroia. I “maggiordomi del potere” eseguono ordini impartiti da altri con il beneplacito di quegli organi istituzionali che – ribadiamo – dovrebbero invece difendere i magistrati più esposti. Il “gioco grande” già individuato da Falcone e Borsellino continua imperterrito a muoversi sulle nostre teste cercando di bloccare questi uomini “giusti”, veri eredi di Falcone e Borsellino, che stanno cercando di smascherarlo. Sempre di più è necessario che la parte sana del nostro Paese faccia sentire la propria indignazione. Prima che vengano attuati definitivamente i piani dei piduisti rimasti al potere. Uno di questi sarebbe senz’altro quello di ordinare o “chiedere cortesemente” alla piccola ma terribile banda corleonese rimasta in piedi e capitanata dal signor Matteo Messina Denaro una strage. Una strage di Stato per annientare definitivamente la speranza degli italiani onesti. Dobbiamo fermarli, costi quel che costi, con le armi della protesta civile e soprattutto con quella maledetta-benedetta matita che si usa nelle cabine elettorali.
Giorgio Bongiovanni e Lorenzo Baldo

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