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Nico Gozzo scrive ad Antonio Ingroia: rimani!

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ingroia-gozzo-web2di Nico Gozzo - 22 luglio 2012
Caro Antonio,
ti scrivo pubblicamente per compiere un ultimo tentativo, dopo i tanti fatti in questi ultimi mesi, per tentare di convincerti a rimanere in Italia, continuando a lavorare alle inchieste che hai contribuito a istruire, ed in specie cooperando al loro prossimo naturale sviluppo processuale.
Premetto che certo non mi unisco a quelli che ti dicono che la tua è una fuga, che il tuo gesto deprime la loro voglia di giustizia in un momento fondamentale di una inchiesta da te così tenacemente voluta. Non mi unisco a loro perché so bene che il lavoro che andrai a svolgere in Guatemala è un lavoro molto difficile ed impegnativo, forse anche più impegnativo di quello che hai svolto sino ad oggi a Palermo.

Il narcotraffico ha una sua importantissima base in Guatemala, in connessione con tutto il Sud America. Da quando mi dicesti della tua intenzione di andare via, mi sono fatto una cultura sul punto! I Las Zetas, questa organizzazione mafiosa centroamericana, gestisce tutto il traffico dal Sud America e per il Nord America e l'Europa. Le loro ricchezze sono enormi e con queste riescono a piegare ai loro voleri i governi del centro america, con conseguenze nefaste per la lotta a tutte le mafie. Ecco perché l'ONU ha ritenuto che tu sia la persona giusta per andare a recidere la testa della piovra centroamericana.
Come in Italia in passato, anche e di più in questi paesi la mafia droga la democrazia, la rende un falso simulacro di sacri principi. E democrazie non vere, narcodemocrazie, incidono sulle economie di tutto il mondo, falsano i principi della libera circolazione delle merci.
Dunque, so bene che tu non fuggi certo, ma vuoi affrontare una nuova e più impegnativa sfida a livello mondiale, convinto come Giovanni Falcone che la vera frontiera della lotta alla mafia è il crimine transnazionale, che solo combattendo oltre ed al di sopra delle nazioni il crimine mafioso -  che ormai ha ruoli ed organizzazioni sovranazionali - si può veramente cercare di incidere nello sviluppo incontrollato del narcotraffico e del riciclaggio che nasce dai suoi immensi guadagni.
Ma oggi voglio essere egoista. Non voglio pensare al resto del mondo. Voglio pensare alla nostra amicizia, a te, alla nostra Sicilia ed all'Italia tutta.
Ti chiedo di restare, e lo faccio anche se potrei egoisticamente avere interesse - come ti ho detto - a che il tuo posto si liberi, per far domanda e tornare nella "nostra" Palermo.
Te lo chiedo non certo perché gli altri colleghi palermitani non siano in grado, da soli, di continuare a lavorare. Sono sicuro che la loro professionalità, in ogni caso, saprà andare avanti.
Te lo chiedo perché - dal mio osservatorio privilegiato di Caltanissetta, dalle inchieste sulle stragi- so bene che spesso l'accumularsi di molteplici motivazioni contro una persona, anche di diverse organizzazioni criminali, ma anche di istituzioni para-mafiose, è la chiave di tutte le stragi. Sin quando non si entra nel "gioco grande", sin quando non si realizza il convergere di molteplici interessi alla eliminazione di qualcuno, la strage non si verifica.
E tu, che qui sei già così esposto, anche dal punto di vista terroristico, andando in centro america potresti stimolare (involontariamente, certo!) quella convergenza di interessi che io temo in questo momento.
Per questo ti dico: rimani! Voglio essere forse un pò pavido, ma ti voglio qui vivo e vegeto,  voglio vederti sostenere la pubblica accusa nel processo che hai contribuito ad istruire, quello sulla nefasta trattativa Stato-mafia, i cui silenzi ancora oggi ingabbiano la democrazia di questo nostro paese.
Ti chiedo di rinviare questo tuo legittimo desiderio di cambiare, quella comprensibile voglia di non essere più al centro di attacchi giornalistici ripetuti "ad personam", di andare in un luogo in cui la tua professionalità è riconosciuta senza se e senza ma. Capisco la tua amarezza attuale, ma resta insieme a noi e combatti come hai fatto sino ad oggi.
Gli ultimi anni ci hanno un pò allontanato, ma, come ti dissi una volta, niente potrà cambiare il fatto che sei e rimani il mio amico.
Un abbraccio.
Nico Gozzo

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