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Nuti: "Vogliamo dimostrare che anche Palermo può essere una città del futuro"

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nuti-riccardo-bigSpeciale Elezioni Amministrative a Palermo. Intervista ai candidati sindaco sui temi di mafia e antimafia.
di Lorenzo Baldo e Anna Petrozzi - 24 aprile 2012





Quella mancanza di sana rabbia

di Giorgio Bongiovanni - 30 aprile 2012
Ho letto con molta attenzione le interviste dei miei colleghi Baldo e Petrozzi ai tre candidati sindaco di Palermo che abbiamo scelto per la nostra inchiesta. A domande serie e profonde sono seguite risposte altrettanto serie e profonde, ma per il mio e nostro modo di vedere, a tutti e tre manca qualcosa: quella tensione, quel senso di allerta, quella forza aggressiva, quell’aperto essere “contro” la mafia. E non perché nelle loro parole non vi siano prese di posizione, rispettabili e organizzate, ma la manifesta mancanza di consapevolezza che quella guerra iniziata nel 1992 non è ancora finita. Tutti gli arresti e i grandi successi delle forze dell’ordine in questi anni forse hanno fatto credere che siamo in tempi di ricostruzione post-bellica e forse, diciamocelo chiaro, la lotta alla mafia come cavallo di battaglia nella ricerca dei voti non è più vincente. Lo dimostra il fatto che non fosse in testa, come priorità assoluta, a nessuno dei programmi politici. Complice la stanchezza e la rassegnazione dei palermitani. Complice la potenza di Cosa Nostra che si è insediata nei palazzi del potere locale e nazionale ed è tanto invisibile quanto letale. Dal mio punto di vista invece quest’aria pesante e paludosa, di grande confusione, divisioni e veleni potrebbe essere il preludio di una tempesta e il mio timore è che colga tutti impreparati, e ancor di più e ancora una volta, la politica. Sempre distratta, sempre seconda, sempre colpevolmente in ritardo.
Mi permetto di dare un consiglio amorevole ai ragazzi del Movimento cinquestelle, di cui conosco personalmente alcuni membri come Giorgio Ciaccio che stimo molto per impegno e coerenza, fate attenzione! Frasi come quelle di Grillo, seppur dette in buona fede, anche se poi spiegate nelle loro reali intenzioni, sono indice di una mancanza di conoscenza e attenzione che nel nostro Paese non è permessa. Irritano e offendono, a ragione, il legittimo sentire di chi in questa guerra ha perso sul campo i propri cari e che finché non avrà giustizia non considererà conclusa. E a Palermo sono moltissimi.
Faccio mia e adatto al mio dire le parole del grande filosofo Voltaire: “Non credo a quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo".



Nuti: "Vogliamo dimostrare che anche Palermo può essere una città del futuro"

di Lorenzo Baldo e Anna Petrozzi - 24 aprile 2012
Palermo. Riccardo Nuti è giovane e alla mano. Non parla mai in prima persona, risponde sempre con il "noi". Non corre per se stesso, ma in nome di un gruppo di giovani operosi, impegnati, competenti e determinati. Il suo obiettivo non è personale, sa già che difficilmente diventerà sindaco, ma questo non lo preoccupa affatto. Nel quartier generale del movimento, tre stanze tutte auto-gestite dai volontari, con la massima attenzione alla differenziata e ai detersivi non inquinanti, ci spiega il loro sogno. Vogliono che a partire dal Comune comincino ad innescarsi processi di legalità e trasparenza che vadano ad incidere su tutta la vita della città, dal traffico ai rifiuti. Vuole che i palermitani cambino atteggiamento e mentalità, che si prendano la responsabilità della cosa pubblica, che partecipino attivamente e che smettano di girarsi dall'altra parte con cinismo e rassegnazione. E' chiaramente un'impresa titanica, un progetto a lunghissimo termine, forse l'unico per un cambiamento radicale ed indispensabile dell'intera società. La gente è immersa nei suoi problemi, ma ha anche bisogno di sperare. Se sapranno mantenersi integri questi ragazzi potrebbero davvero rappresentare il futuro che anche Palermo merita.

Dottor Nuti, come noto il nostro è un giornale monotematico. A noi interessa sapere quale sarà il programma del futuro sindaco di Palermo nel contrasto alla mafia. Questa città, purtroppo, ci piaccia o non ci piaccia, è la capitale dell’organizzazione criminale storicamente più pericolosa del mondo occidentale con un fatturato miliardario in euro, con infiltrazioni a tutti i livelli: politico, economico, finanziario che, assieme alla ‘ndrangheta, ha infettato anche il resto del Paese. E’ chiaro che ciò che accadrà qui avrà ripercussioni che vanno oltre la città e la Sicilia. E una parte di questa responsabilità ricadrà inevitabilmente anche sul futuro sindaco. Quindi quali saranno l’atteggiamento, l’impostazione e poi i provvedimenti che il candidato del movimento cinquestelle assumerà per essere all’altezza di questo ruolo?
Per noi prima di tutto Palermo deve avere un’amministrazione pulita, altrimenti qualsiasi altra strategia che regoli il piano urbano o la gestione dei rifiuti sarà perfettamente inutile. Quindi, tanto per cominciare, anche se dovrebbe essere una cosa ovvia e scontata, tutti i nostri candidati, dall’aspirante sindaco a tutti i consiglieri comunali, debbono avere il casellario giudiziario pulito e nessun carico pendente. E tutti i nostri candidati hanno queste caratteristiche.
Detto questo occorre subito dire che non può esistere nessun tipo di compromesso né con le organizzazioni mafiose e nemmeno con l’atteggiamento mafioso in generale. Spesso ci accusano di essere “quelli del no”, ma noi siamo convinti che su certe cose non si possa mediare. Venendo a Palermo da Punta Raisi c’è all’altezza di Capaci quella scritta “no mafia”, ecco il no alla mafia deve essere chiaro e limpido perché Palermo ha subito la sua storia perché non si è mai riusciti ad avere un’impostazione rigida, si è sempre scesi in qualche modo a compromessi. Nei quartieri per esempio si deve sempre tenere in considerazione chi controlla il territorio, concedendo qualche riguardo. Io penso invece che l’amministrazione deve tenere in conto questi personaggi solo per contrastarli e questo deve essere chiaro, invece mi capita spesso durante i confronti con gli altri candidati, quando si parla con le associazioni di vario tipo, di notare certi atteggiamenti un po’ ambigui, poco lineari che invece vanno superati.
Il cambiamento per Palermo, secondo noi, deve percorrere due binari: quello della trasparenza degli amministratori di cui accennavo prima e poi quello della rivoluzione culturale. Noi non dobbiamo scordarci che il problema mafia è anche di natura culturale.
Mi spiego. Ci sono persone che sono mafiose e non sanno di esserlo. Non mi riferisco ovviamente a chi appartiene alla criminalità organizzata in senso stretto, ma all’atteggiamento egoistico tipico del “fatti i fatti tuoi” e dell’indifferenza assoluta.
Si passa dalla signora per bene, vestita di tutto punto che parcheggia in curva a fianco ad un chiosco abusivo cui, se chiedi di spostarsi dato che ha ingorgato una piazza intera, ti risponde di “farti i fatti tuoi”, all’illuminazione stradale che non funziona ma che nessuno segnala perché ci deve pensare qualcun altro. Sono piccoli esempi di quella popolazione indifferente al prossimo e al benessere della città che poi nel grande lascia soli i magistrati e li isola con la solita litania: “Ma tanto che deve cambiare? Tanto alla fine non si è mai saputo niente delle stragi del ’92!”.

E come pensate di cambiare questo atteggiamento?
Quando il cinismo e il disincanto inghiottiscono la speranza si corre il rischio più alto. Invece noi siamo convinti che vi siano tante persone che hanno ancora voglia e speranza di poter cambiare questo stato di cose. Per questo noi con la nostra candidatura vogliamo dimostrare che Palermo ha ancora una possibilità e ce l’avrà sempre finché ci saranno cittadini onesti, però si devono impegnare in prima persona. Inutile avere una macchina amministrativa perfetta se il palermitano vive costantemente nella prepotenza e con la mentalità del “io fotto gli altri e penso a me stesso”.
Stiamo parlando di un processo di alfabetizzazione alla civiltà che ha tempi molto lunghi, ma è ormai imprescindibile. Se un ragazzino oggi, complice un sistema televisivo terribile da questo punto di vista, viene abituato e cresciuto con questo tipo di diseducazione arriva a 30, 35 anni convinto che comportarsi così sia normale. E il risveglio poi arriva solo con le bombe. E questo non è più accettabile.

Viviamo una fase molto delicata in cui i magistrati, soprattutto quelli impegnati nelle più delicate inchieste sulle stragi e i misteri che le avvolgono, vengono sistematicamente attaccati e la situazione politica generale nel nostro Paese è così instabile da far temere altri attentati. E mentre la magistratura in questi anni, tra alti e bassi, si è esposta pagando un alto tributo di sangue, la politica si nasconde dietro i provvedimenti giudiziari. Non è ora che questa tendenza venga invertita per impedire che altri drammi pieghino la città e che anche l’amministrazione faccia la sua parte?
Anche in questo caso si può rispondere su due livelli.
Prima di tutto un’amministrazione comunale si deve schierare apertamente. Faccio un esempio: se c’è un’associazione che vuole organizzare una manifestazione di piazza a favore dei magistrati o contro la mafia e una parte della città non gradisce l’iniziativa, non è possibile che il Comune si comporti come soggetto terzo, imparziale ed estraneo. Deve dichiarare da che parte sta perché se i cittadini si sentono ignorati dall’amministrazione è legittimo che venga loro il dubbio delle reali intenzioni del governo locale nel contrasto all’illegalità. Si domanda legittimamente: “Siete con noi o siete con gli altri?”
E poi vi sono le pratiche di illegalità politica che possono e debbono prevenirsi prima dell’intervento della magistratura. Faccio un altro esempio. Noi nell’ultimo anno eravamo autorizzati a fare le riprese del consiglio comunale e abbiamo assistito in prima persona ad atteggiamenti classicamente mafiosi.
Bisognava assegnare l’appalto delle notifiche delle multe perché il Tar aveva bloccato quello delle Poste e quindi era necessario indire un bando, che però avrebbe allungato di molto i tempi. Per aggirare l’ostacolo il Consiglio Comunale ha facoltà di affidare questo servizio ad un’azienda pubblica di gestione del Comune ed è quindi stata scelta la SISPI che sì è interamente statale, ma era anche sprovvista di personale qualificato per effettuare il servizio e allora cosa hanno fatto? L’hanno subappaltato ad un’altra società, la SPO nella quale lavorava un parente del consigliere Tantillo del PDL  (prendo lui ad esempio ma come lui fanno tanti altri) e un altro parente del Presidente del Consiglio Comunale, Alberto Campagna. Ed ecco che il gioco è fatto.
Un’amministrazione pulita e libera dal solito sistema delle clientele dovrà prima fare un censimento del personale di cui dispone e, se non è competente, formarlo e solo in ultima analisi cedere lavoro all’esterno. Il comune di Palermo ha 22.000 dipendenti, tra diretti e indiretti, esattamente il doppio di Torino che ne ha 11.000. Se non si attua una politica di riduzione, ricollocamento, aprendo il mercato ad un’offerta di servizi di qualità, a cinquestelle, questa non sarà mai una città normale.
Considerate poi che sui 770 milioni di bilancio previsionale per il 2012, 590 se ne vanno solo per gli stipendi, quindi si dovrebbe fare tutto il resto con 180 milioni. E’ impensabile. Dobbiamo creare a Palermo la possibilità di fare impresa, di eliminare gli sprechi e di dare un taglio alla mentalità dell’assistenzialismo per cui si ambisce al “posto in Comune o alla Regione”. Il Comune non deve dare lavoro deve creare occasioni di lavoro. Questo ancora non viene compreso a Palermo, per questo il pensiero corrente è: “Io voto per quello perché mi dà lavoro” invece di votare chi il lavoro lo deve creare. Quindi riduzione del personale, taglio degli sprechi, gettone di presenza concesso solo a chi partecipa ai lavori dell’aula per almeno l’85% del tempo previsto, non come adesso che bastano 10 minuti per incassare il compenso. Poi riduzione dell’uso della carta, utilizzo delle mail e delle tecnologie e basta con le assurdità come le auto blu!

Come valutate il dovere del Comune di costituirsi parte civile nei processi di mafia?
A noi sembra scontato. A livello regionale abbiamo già promosso iniziative di questo genere, abbiamo raccolto 15.000 firme online con le quali chiedevamo l’obbligo per la Regione di costituirsi parte civile in qualunque processo di tipo mafioso e una gestione rapida dei beni confiscati ai mafiosi.

A questo proposito quali sono le vostre proposte per velocizzare questo iter che è ormai elefantiaco?
Anche qui occorre prima di tutto il massimo della trasparenza. Basta con le spartizioni a questa o a quell’altra associazione amica dei consiglieri comunali. E sburocratizzazione con il ricorso all’informatizzazione dei dati e alla formazione del personale che non ha né competenze né strumenti per accelerare certe pratiche. Magari all’inizio ci vorrà più tempo, ma è ben investito se poi il risultato è l’efficienza.
 
Nonostante i grandi passi avanti che comunque sono stati compiuti dall’azione repressiva della magistratura e dall’apporto fondamentale di associazioni come ADDIOPIZZO la città continua ad essere un territorio conteso tra Stato e mafia. Come pensate di “guadagnare terreno”, sottrarlo alle cosche nelle borgate più a rischio e potenziare la lotta al pizzo?
Per quanto riguarda la lotta al pizzo penso che la Polizia Municipale possa avere un ruolo importante, visto che disponiamo di molte unità impiegate malamente. Mi è accaduto personalmente, per un piccolo incidente che ho avuto, di andare al Comando di via Torre e per prendermi la carta d’identità e darmi il pass erano in tre! In tre! Ci sono forze che posso essere meglio ripartite per far sentire ai cittadini la presenza attiva dell’Amministrazione. E di certo appoggiare e sostenere le associazioni impegnate in prima linea come ADDIOPIZZO e le tante altre presenti in città.

Le associazioni sono fondamentali, ma a volte nascono e agiscono perché c’è carenza di Stato, quando, al massimo, dovrebbero fare da supporto, no?
Sì certo. Il Comune deve avere il ruolo da protagonista in questo film ed essere attivo ovunque nel centro quanto nelle periferie.

Voi non avete voluto candidare nessuno nelle circoscrizioni eppure potrebbero essere molto utili come luoghi di aggregazione per far sentire la presenza delle Istituzioni e soprattutto per strappare i più giovani alle grinfie della mafia.
Le circoscrizioni di per sé potrebbero essere una risorsa importante, ma per come sono state gestite si sono rivelate uno spreco immenso. Il 90% dei palermitani nemmeno sa cosa sono le circoscrizioni, spesso sono bacini di clientele alla testa dei quali ci sono i controllori, i “gangster” di quella zona. Noi vogliamo garantire per i nostri candidati. Abbiamo ricevuto decine di email in prossimità della presentazione delle liste e ce la potevamo fare con i numeri, ma poi ci siamo chiesti: “Chi sono queste persone?”. Non è che per candidarti con il movimento cinquestelle devi per forza stare con noi per 5 anni 24 ore su 24, ma come minimo devi aver fatto un certo percorso. Per ora noi siamo concentrati sul consiglio comunale, cominciamo a cambiare questo, poi vediamo se le circoscrizioni sono da migliorare o semplicemente da abolire.

Il comune di Milano ha la sua Commissione Antimafia, non sarebbe necessario averla anche a Palermo?
Certo, perché no? Negli anni, a mio avviso il problema mafia sembra essere stato accantonato. Palermo si sveglia un po’ solo in prossimità dei grandi eventi però non si può pensare di delegare la lotta alla mafia ad una Commissione. Tutta l’amministrazione, in ogni sua singola parte deve essere antimafia, dai dipendenti (abbiamo avuto più di un caso di arresti di dirigenti del comune e consiglieri comunali) al sindaco, tutti devono fare la loro parte, non si possono tollerare atteggiamenti non solo illegali, ma nemmeno paramafiosi.

Un’ultima doverosa domanda. Beppe Grillo per voi è stato il traino, la vostra figura pubblica, ma spesso le sue sortite hanno messo in difficoltà il movimento perché estreme e non sempre facilmente comprensibili. Per molti a cui potrebbe andare a genio la vostra politica di responsabilità la sua figura risulta spesso indigesta e più movimenti cittadini ne hanno preso le distanze. In che termini si relaziona il vostro rapporto con Grillo?
La considero una questione di superficialità. Il movimento cinquestelle non è fatto da Beppe Grillo ma da persone come me e come altri. Noi decidiamo i punti del programma, come muoverci, le posizioni da prendere. Beppe Grillo ha le sue opinioni, spesso coincidono, a volte no, ma io non penso sia questo il problema. Le persone devono abituarsi ad andare oltre le apparenze, ad informarsi sul lavoro che viene svolto da chi fa parte del movimento e rendersi conto che quella che viene definita antipolitica non è altro che la politica nel suo senso più vero. Grillo è la nostra pubblicità, senza di lui non avremmo nessuna visibilità. Poi ha avuto la felicissima intuizione di dire alle persone: “Guardate che potete farlo nel mondo ci sono esempi positivi” di democrazia attiva e partecipata.
I palermitani ci devono credere, devono uscire da questo stato di scoraggiamento e sfiducia. Oggi hanno nella testa che nulla può cambiare e non si attivano sotto nessun aspetto.
Noi invece vogliamo dimostrare che se un cittadino vuole, se si prende la responsabilità delle proprie azioni, se non si gira la testa dall’altra parte quando si vede qualcosa che non va, piano piano, un passo alla volta, si può migliorare e cambiare anche una città difficile come Palermo.

In bocca al lupo allora.
Crepi.

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