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Processo stragi '93: i Graviano parlano ma non rispondono su politica e Fininvest

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di Aaron Pettinari - 5 maggio 2011
C'era grande attesa oggi per la deposizione dei due boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo Graviano, al processo a carico di Francesco Tagliavia per le stragi di mafia del 1993 in corso a Firenze. Entrambi sono intervenuti in video collegamento. Entrambi non hanno mai voluto collaborare con la magistratura...

...ma rispetto al passato rispondono alle domande, seppur non a tutte, dei giudici.
Del resto lo stesso Giuseppe Graviano aveva spiegato la differenza durante il processo per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo: ''Uno che parla con i pm non sta collaborando, i pm fanno domande e io rispondo''.
I due boss dicono e non dicono nei loro interventi, pesando ogni parola, consapevoli che ogni frase può essere colta dall'esterno.
Ad iniziare è stato Giuseppe, detto “Madre Natura”, indicato come capo mandamento di Brancaccio. Stavolta non si è rifugiato dietro al silenzio assoluto, come accadde al processo Dell'Utri in occasione del mancato confronto con Spatuzza, ma al presidente della Corte di Assise Nicola Pisano che gli chiedeva se aveva conosciuto il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, Graviano ha risposto: ''Mi avvalgo della facoltà di non rispondere perché ho processi in corso. Sulla politica mi avvalgo della facoltà di non rispondere su tutto''. E anche sugli eventuali rapporti con la Fininvest il boss ha risposto alla stessa maniera.
Graviano quindi ha smentito di aver mai conosciuto prima dei processi e fuori dal carcere Vittorio Mangano. Due giorni fa il pentito Giovanni Brusca ha citato lo stalliere di Arcore, proprio nell'aula bunker di Firenze, quale tramite di Cosa nostra per arrivare a contattare il senatore Marcello Dell'Utri e a sua volta Silvio Berlusconi. Riguardo a Mangano, Graviano ha affermato: “Siamo stati coimputati in un processo a Palermo, ma mai abbiamo avuto rapporti”. Graviano ha smentito anche d'aver mai conosciuto direttamente i vertici della cupola mafiosa che guidò Cosa nostra tra gli anni '80 e i primi anni '90: “Non ho mai frequentato Riina, Bagarella o Matteo Messina Denaro”. Ha invece ammesso di aver frequentato Tullio Cannella: “Lo conosco da ragazzo, abitava a cento metri da casa mia”. Rispondendo ad una domanda del presidente della Corte d'Assise d'Appello Nicola Pisano, che gli chiedeva conferma del suo ruolo di capo mandamento di una cosca mafiosa a Palermo,Graviano si è limitato a dire: “Ho delle sentenze definitive e le rispetto. Avendo delle sentenze definitive e rispettandole non posso rispondere”.

Poi il capomafia si è soffermato sul pentito Gaspare Spatuzza, tra i principali suoi accusatori.
“Io Spatuzza lo conosco da bambino, da ragazzo e poi mi ha accusato dicendo che lui è entrato nell'organizzazione per causa mia. Ora mi accusa perché ha combinato delle cose e non è più in grado di ripararle. E dopo il mio arresto è andato ad appropriarsi dei miei beni, del mio patrimonio”.
Il boss ha quindi negato che ci sia stato il famoso incontro tra lui e Gaspare Spatuzza al bar Doney di Roma. In quell'incontro Spatuzza disse di aver incontrato Giuseppe Graviano e che questi gli fece i nomi di Silvio Berlusconi e Marcello dell'Utri che gli «avevano messo praticamente il Paese nelle mani». “Io con Spatuzza ho avuto un confronto - ha ricordato Graviano - l' 8 marzo a Roma, e in quell'occasione ha detto cose diverse, si è pentito lui stesso”.
Ad un avvocato delle parti civili che gli chiedeva spiegazioni riguardo alla testimonianza di Spatuzza, che lo aveva definito un boss ricchissimo, e che non parlerebbe proprio a causa del suo ingente patrimonio, Giuseppe Graviano ha risposto con una battuta: “Mi può dare una mano lei a carcarlo?”. Nel corso delle sue dichiarazioni, Graviano ha detto anche di aver ricevuto in più occasioni offerte per diventare un pentito di mafia. «Mi sono state fatte proposte di collaborare e lo scrissi anche nel 1994 all'allora procuratore di Milano Borrelli».
Po ha accusato il collaboratore di giustizia Brusca di aver cambiato più volte le proprie dichiarazioni su di lui: “Giovanni Brusca ha detto prima che cercava Giuseppe Graviano a fine del 1992 e nel 1993 ha chiesto a Bagarella e Bagarella gli ha detto di non parlargli più di Giuseppe Graviano perchè vive a nord, non gli interessa Cosa nostra e gli piace divertirsi con le donne. Poi Brusca ha cambiato versione”. Per sostenere i cambiamenti di versione da parte del pentito il boss ha quindi citato alcuni articoli di giornale che parlavano di neurobiologia da lui letti in carcere, a suo parere interessanti per spiegare “cosa succede nella nostra mente”. E riguardo ai pentiti di mafia, Graviano li ha definiti “i soliti collaboratori di giustizia che mi accusano”. Infine ha approfittato ancora una volta della sede processuale per manifestare la propria insofferenza al regime detentivo del 41 bis.

“Lei non può immaginare la tristezza che c'è in carcere, la solitudine. In carcere io vivo in uno stato vegetativo. E se non ci credete ci sono dei video che mi registrano 24 ore su 24, anche quando vado in bagno”.


Le deposizione di Filippo Graviano

Successivamente è stato il turno del fratello Filippo nel complesso più disposto a rispondere alle domande, videocollegato dal carcere di Parma.
E anche sulla politica non si è tirato indietro negando di aver mai dato indicazioni di voti in favore di Forza Italia. E all'avvocato che gli ricordava quel che aveva detto il pentito Spatuzza ha risposto: "Basterebbe confrontare le date per escluderlo. Sono stato arrestato il 27 gennaio del 1994 e mancavo da anni da Palermo. Ero lontanissimo dalla realtà di Palermo. Non ho mai avuto interessi nella politica, ma solo di accumulare denaro e sperperarlo". Quindi ha dichiarato di non aver “mai conosciuto ne avuto rapporti con Marcello Dell'Utri".
Del rapporto con Spatuzza il boss di Brancaccio  ha precisato di aver avuto solo due incontri in carcere, nel 2000 e 2004: I nostri discorsi erano improntati alla legalità, al rispetto della legge e delle istituzioni ma non c'è stato mai alcun discorso sulla collaborazione e credo di aver già portato delle prove che non è avvenuto quel colloquio e che non aveva motivo di esistere”.
Colloqui in cui sarebbe emersa la possibilità di avviare una collaborazione con lo Stato e alla domanda del presidente della Corte d'Assise d'Appello se ci fu questa possibilità di collaborazione Filippo Graviano ha risposto: “Io non sono come Spatuzza, che va cercando vantaggi. Io sono stato arrestato nel 1994 e dovevo scontare 4 mesi di carcere e non avevo all'epoca nessuna condanna definitiva e nessun altro mandato di cattura. Non c'erano perciò da parte mia esigenze per ottenere un eventuale vantaggio carcerario”. Alla domanda del presidente Pisano su che cosa intendesse per legalità, Filippo Graviano ha risposto: “Ognuno di noi aveva dei trascorsi ai margini della legalità. Per i miei trascorsi, la mia intenzione è di non ripetere più gli errori del passato e di vivere nella legalità. Ho già spiegato che ero alla ricerca di denaro, uinicamente alla ricerca di denaro, da guadagnare con l'attività edilizia. Ma nel maxi processo ero stato condannato per mafia e allora mi servivo di altre persone per realizzare il mio interesse economico nell'edilizia”.
Poi, come il fratello, ha parlato della “situazione di sofferenza e di ristrettezza che si vive nel carcere”.
E sul suo ruolo nelle stragi ha detto: “Io sono estraneo alle stragi per cui sono stato condannato. Rispetto le sentenze e rispetto i magistrati che le hanno emesse ma io sul punto sono estraneo. In un confronto che ho avuto in carcere con Spatuzza io gli ho fatto una domanda e gli ho detto: Gaspare io ti ho mai ordinato stragi o omicidi? Lui mi ha detto no, assolutamente no. Ma non serviva la conferma di Spatuzza e altri collaboratori di giustizia hanno escluso la mia partecipazione alle stragi”.
Durante il dibattimento è infine intervenuto, con dichiarazioni spontanee, anche l'imputato Francesco Tagliavia che ha voluto allontanare da sé ogni responsabilità sulle stragi: “Ripeto e ritorno a dire alla noia che ho un alibi per sbugiardare Gaspare Spatuzza. Io a quelle riunioni non c'ero. Bisogna andare alla ricerca della vera verità, quello che accade è una cosa scandalosa, viene lesa la mia difesa. È scandaloso tuttora quello che mi accade perchè io sono stato condannato solo per le dichiarazioni di Scarantino”.

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