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Tracce di memoria N23

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Dal 1987 al 2000
13 anni di storia italiana ma non solo

di Adele Baudo



Il 28 marzo vengono arrestati gli ex ministri Vito Lattanzio (Dc) e Rino Formica (Psi) nel quadro di un’inchiesta della Procura di Bari. Tra le persone interessante dalle ordinanze di custodia cautelare avallate dal gip vi sono anche il sindaco e il direttore del principale quotidiano della città.

Il 3 aprile Antonio Di Pietro si dimette dalla magistratura e nega ancora una volta di voler fare ingresso in politica.

Il 7 aprile Antonio Di Pietro viene iscritto nel registro degli indagati della Procura di Brescia per abuso d’ufficio in seguito ad alcune dichiarazioni del generale della Guardia di finanza Giuseppe Cerciello. Le indagini sugli episodi di corruzione all’interno delle Fiamme Gialle erano state condotte dal pool mani Pulite di Milano di cui aveva fatto parte – e non secondaria – anche Di Pietro fino al 1994.

Il 14 aprile un agente della scorta di Gerardo D’Ambrosio fa fallire un attentato al procuratore aggiunto di Milano, ma non viene catturato il gruppo di persone che aveva organizzato il piano criminale. Viene raddoppiata la scorta e istituita una vigilanza fissa sotto l’abitazione del magistrato che è stato in prima linea fin dai tempi delle indagini sul terrorismo.

Il 21 aprile la relazione di Di Pietro per la Commissione stragi sulla banda della Uno bianca “ viene duramente criticata sia dalla Procura di Bologna competente territorialmente, sia dal ministro Mancuso che chiede chiaramente in sede politica e giuridica sulla correttezza costituzionale della valutazioni di un collaboratore della <<Commissione stragi>>. Intanto è fermo in Senato il progetto di potenziamento del Sis alla cui direzione si era vociferato che dovesse andare lo stesso Di Pietro.

Il 23 aprile e il 7 maggio si vota per le amministrative e si afferma lo schieramento del centro-sinistra: si vince in 9 regioni su 15, in 65 province su 76 e in 203 dei 249 comuni (con un numero di abitanti superiore a 15 mila) in cui si sono tenute le elezioni. Gli exit poll vengono smentiti e ribaltati dai risultati effettivi conclusivi.

Il 24 aprile inizia uno sciopero degli avvocati per protestare contro la riforma del codice civile – soprattutto per l’introduzione del giudice di pace – e a favore di quella custodia cautelare. Lo sciopero durerà due mesi e arrecherà seri danni (molti i reati gravi in prescrizione) al funzionamento di tutto il servizio-giustizia, ma in particolare ad un suo settore – quello del civile- già gravemente in crisi. In gennaio se ne era registrato uno a Napoli degli avocati penalisti contro il procuratore Agostino Cordova perché aveva adottato le disposizioni – vigenti in tutto il territorio nazionale-contenute in una circolare che disciplina l’accesso al registro degli indagati nella Procura della Repubblica. Gli avvocati napoletani avevano già sostenuto l’incompatibilità ambientale del procuratore Cordova e negli ultimi 5 anni hanno scioperato per una somma di giorni pari a 24 mesi.

Il 2 maggio inizia a Caltanissetta il processo per la strage di Capaci in cui vennero uccisi i magistrati Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Sono 41 gli esponenti di Cosa Nostra imputati e 4 i collaboratori (Cancemi, Di Matteo, Gioacchino La Barbera, Di Maggio) che hanno fornito il loro contributo alle indagini: di essi uno solo - Di Maggio- non è coinvolto anche come imputato nel processo. Tra gli imputati Salvatore Sbeglia – difeso dall’avvocato Francesco Musotto, in quel momento presidente del Provincia – è accusato dagli inquirenti di aver procurato il telecomando usato per la strage su incarico di Raffaele Ganci, capomandamento della sua zona (Noce). Il 26 settembre 1997, a conclusione del processo di primo grado, verranno comminati 24 ergastoli.

L’8 maggio viene raggiunto l’accordo, a Roma, sulla riforma delle pensioni.

Il 15 maggio l’inchiesta del Pool di Milano sulle tangenti per gli appalti Enel si chiude con 160 richieste di rinvio a giudizio.

Il 17 maggio viene eletto in Sicilia un nuovo governo: al suo interno – su un totale di 12 membri – ce ne sono 5, presidente compreso, raggiunti da avviso di garanzia o denunciati. Tra gli assessori ve ne sono due – Pandolfo e Canino – la cui storia è legata a vicende di mafia (a Badalamenti, in particolare, nel caso di Pandolfo) e di massoneria (loggia coperta “Iside2”, con sede nel circolo Scontrino a Trapani, fondata da Giuseppe Mandalari e nei cui elenchi risultarono iscritti oltre Canino pubblici ufficiali, professionisti e mafiosi trapanesi). Più della metà dei componenti dell’Assemblea regionale siciliana (52 su 90) sono stati inquisiti, con esiti vari: dall’essere soltanto indagati all’essere condannanti e qualcuno persino arrestato.

Il 18 maggio viene archiviata l’inchiesta aperta nei confronti di Achille Occhetto e Massimo D’Alema con l’accusa di avere ricevuto finanziamenti illeciti al Pci-Pds da parte di alcune cooperative rosse.

Il 20 maggio viene chiesto dalla Procura di Milano il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi nel contesto dell’inchiesta sulla corruzione all’interno della Guardia di Finanza.

Il 26 maggio la Procura di Torino emette un mandato di custodia cautelare nei confronti di Marcello Dell’Utri, presidente e amministratore delegato di Publitalia, con l’accusa di avere rilasciato fatture false. Tornerà libero il 16 giugno.

Il 28 maggio il leader della Lega Bossi annuncia a Torino la prossima nascita di un Parlamento del nord che avrà la sua sede a Mantova.

Il 3 giugno Antonio Di Pietro lascia ogni incarico pubblico dopo aver saputo di essere indagato per concussione dalla Procura di Brescia.

Il 6 giugno viene arrestato l’ex ministro democristiano Antonio Gava. L’indagine è stata condotta dalla Procura di Torre Annunziata e la richiesta di arresto è motivata dall’accusa di avere preso tangenti. L’ex ministro verrà rimesso in libertà il 20 giugno.

L’8 giugno avviene un cambio al ministero degli Interni: Antonio Brancaccio si dimette per motivi di salute e viene sostituito da Giovanni Rinaldo Coronas, ex capo della Polizia.

L’11 giugno si vota per 12 referendum. Vince il “no” in tutti e quattro i quesiti che riguardano la legge Mammì sulla regolamentazione del sistema radio televisivo, dopo una martellante e capillare campagna elettorale condotta dalla Fininvest di Berlusconi (utilizzando programmi e telegiornali delle tre reti, oltre ad una smisurata quantità di spot). Viene respinta la proposta di abolire il doppio turno per l’elezione dei sindaci nei comuni con più di 15 mila abitanti. Vincono i “si” nei quesiti che riguardano il sindacato (rendere del tutto facoltativa la trattenuta sindacale sulla busta-paga e ridurre l’influenza dei maggiori sindacati nelle rappresentanze dei lavoratori a livello di ogni singola azienda). Viene abolito il potere del procuratore nazionale antimafia di ordinare il soggiorno obbligato, con una percentuale del 63,7%.

Il 18 giugno si svolge il referendum proposto dal Consiglio Comunale di Terrasini ai cittadini per decidere se confermare il mandato elettorale a se stesso o al sindaco Mele, dopo un lungo e duro scontro dentro e fuori l’aula consiliare. Prima del voto e proprio nella sua imminenza (15 e 17 giugno) si registrano ulteriori minacce al sindaco, gia sottoposto alla scorta della polizia. Ha votato il 70% degli eventi diritto e il 54% ha scelto di confermare il sindaco Mele.

Il 24 giugno l’assemblea nazionale degli avvocati decide di sospendere lo sciopero in corso da oltre due mesi e di proclamare l’astensione dalle udienze del 5 e 12 luglio. Gli avvocati sono giunti a tale decisione alla fine di un’infuocata assemblea che ha registrato la divisione tra due schieramenti diversi: Quello dei legali romani che tendono a considerare <<politicamente significativo>> il recente incontro con il presidente del Consiglio Dini e quello di milanesi e palermitani che lo valutano negativamente e ritengono che il governo abbia concesso <<solo briciole>>. Sono le rivendicazioni riguardanti le riforme inerenti il codice civile e la custodia cautelare ad essere al centro della protesta.

L’1 luglio la DDA di Catanzaro realizza una vasta operazione, denominata “Galassia”, contro la ‘Ndrangheta: vengono effettuati 39 arresti e inviati oltre 660 avvisi di garanzia.

Il 2 luglio Antonio Di Pietro viene interrogato per 17 ore dai pm di Brescia Fabio Salomone e Silvio Bonfigli sui motivi delle sue dimissioni (prima dal Pool e poi dalla magistratura) e sui rapporti con Rea e Gorrini.

Il 4 luglio Marcello Dell’Utri, presidente e amministratore delegato di Publitalia, viene rinviato a giudizio dal GIP di Milano per avere provveduto, secondo l’accusa della Procura milanese, alla creazione dei fondi neri della società.

L’11 luglio il GIP di Milano accoglie la richiesta della Procura di emanare un ordine di cattura internazionale per Bettino Craxi, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla metropolitana milanese. L’ordine viene notificato alle autorità tunisine.

Il 16 luglio viene raggiunto un accordo tra Silvio Berlusconi e una cordata composta da un principe saudita, un imprenditore sudafricano e un magnate tedesco della finanza per un consistente aumento di capitale (circa 1.800 miliardi) della Fininvest di cui i tre diverrebbero proprietari al 20%. L’accordo risponde parzialmente alle richieste pervenute a Berlusconi – da più parti e da quando è entrato nel mondo della politica in prima persona – di risolvere il conflitto di interessi in cui si trova.

Il 18 luglio l’ex ministro degli Interni Antonio Gava viene rinviato a giudizio dalla Procura di Napoli per il reato di associazione di stampo mafioso.
La DDA di Reggio Calabria invece fa arrestare un ex componente laico del CSM (l’avvocato Giuseppe Ruggiero) e un ex deputato del Psdi (Paolo Romeo) nel quadro di una vasta operazione anti ‘Ndrangheta: 175 sono gli arresti e 502 le richieste di rinvio a giudizio.

Il 19 luglio in occasione del terzo anniversario della strage di via D’Amelio l’associazione LIBERA (fondata alla fine del 1994 da don Luigi Ciotti) e la moglie del magistrato Paolo Borsellino, ucciso insieme a 5 componenti della scorta, consegnano al presidente della Camera Irene Pivetti il primo mezzo milione di firme per sostenere il progetto di legge per l’utilizzo a scopi sociali dei beni confiscati ai mafiosi.

Il 21 luglio quella parte del Partito popolare che si riconosce nelle posizioni di Buttiglione si riunisce in un congresso e da vita al Cdu (Cristiani democratici uniti).

Il 24 luglio Bossi lancia un ultimatum alle forze politiche: se non si realizzerà al più presto il federalismo, la Lega si organizzerà per attuare la secessione del Nord. Questa dichiarazione pubblica provoca, due giorni dopo, un duro richiamo del presidente Scalfaro che qualifica come <<illegittima>> l’iniziativa del leader della Lega.

Il 12 agosto a Courmayeur il procuratore di Palermo Caselli, nel convegno “Il ruolo dell’informazione nella lotta alla criminalità organizzata”, denuncia che i media affrontano in maniera episodica e riduttiva – sottovalutandolo – il tema della mafia. I ritardi e la superficialità nel trattare l’argomento costituiscono per il Procuratore altrettanti regali alla criminalità organizzata.

Il 21 agosto Il Giornale di Milano inizia una pesante campagna contro i privilegi dei locatori di immobili di proprietà dell’Inps e di altri enti pubblici. Tra i locatari “privilegiati” vengono inseriti noti uomini politici, sindacalisti e giornalisti.

Il 23 agosto sul quotidiano la Repubblica appare un articolo del Procuratore di Palermo – “ Incubo d’estate di un procuratore – che suscita immediate reazioni di solidarietà nei confronti del magistrato e di apprezzamento e condivisione del contenuto della lettera che è insieme sfogo e denuncia. Il giurista Neppi Modona alcuni giorni dopo scriverà sullo stesso quotidiano che si sta giocando sulla pelle della magistratura lo scontro che è in atto tra l’Italia illegale e quella legale e che sarà la seconda ad essere sconfitta se i magistrati verranno lasciati soli. E se con Tangentopoli si potrà forse venire a patti, lo stesso non può e non deve avvenire con la mafia: contro di essa l’unica risposta degna di un Paese civile <<è l’impegno di tutti perché i giudici possono celebrare i processi, sino alla definitiva condanna o assoluzione degli imputati >>.

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