di Maria Loi
Ha suscitato clamore la scarcerazione di otto pericolosissimi killer della mafia trapanese (uno dei quali era agli arresti domiciliari) condannati in primo grado all’ergastolo per una serie di omicidi. La ragione della scarcerazione sarebbe dovuta ad un vizio procedurale: i giudici avevano infatti disposto la proroga della custodia cautelare per tutti e otto i presunti mafiosi, ma lo avevano fatto quando ormai i termini erano scaduti. Sono così usciti di carcere Francesco D’Amico, fratello di Vincenzo ucciso nella guerra di mafia, capo della famiglia di Marsala; Leonardo Ciaccio, grande amico di Messina Denaro; Antonio Rallo, uomo d’onore della stessa cosca; Giuseppe Bonafede, pericolosissimo killer di Marsala, zio del reggente della cosca di Marsala Natale Bonafede, latitante. Questi è l’unico a non essere stato condannato per mafia, ma solo per omicidio. Nunzio Spezia, capo della famiglia di Campobello di Mazara, Vito Marceca, vice capofamiglia di Marsala. Raffaele Urso, di Campobello di Mazara, condannato a 24 anni; Gaspare Raia, anziano uomo d’onore marsalese, già agli arresti domiciliari. Restano in carcere per altre condanne, pur beneficiando della svista, Santo Mazzei (capomafia etneo, coinvolto nelle stragi mafiose del ’93 di Roma, Firenze e Milano) e Vito Mazzara, (ritenuto il killer dell’agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto).
I boss scarcerati dal tribunale del riesame di Palermo sono stati imputati e condannati nel processo cosiddetto Omega, il primo maxi dibattimento contro la mafia trapanese, in cui sono stati ritenuti responsabili di decine di omicidi. Il processo Omega era stato strutturato in seguito alle dichiarazioni di un collaboratore, Antonino Patti, che aveva ricostruito la catena di delitti collegati al ricambio dei vertici di Cosa Nostra a Trapani. Quando, emarginati probabilmente gli uomini delle famiglie Minore e Rimi di Alcamo, emersero i nuovi capi: Matteo Messina Denaro, Mariano Agate, Salvatore Madonia e Nico Melodia. Il processo di primo grado, la cui accusa venne sostenuta dai pm della Dda Massimo Russo e Gabriele Paci, si è concluso, davanti alla corte d’assise di Trapani, nel 2000, con 33 condanne all’ergastolo e pene per centinaia di anni di carcere. Secondo il procuratore aggiunto Teresa Principato <<il processo cosiddetto Omega è stato instaurato dalla Dda di Palermo, celebrato a Trapani in primo grado, ed è durato parecchi mesi, ma quando si è chiuso è passato alla competenza della Corte d’appello di Palermo. Da quel momento Trapani non c’entra più nulla….non so esattamente quale sia la prospettiva dell’ispezione disposta dal ministro Castelli, ma le cause della scarcerazione degli otto ergastolani non mi sembra possano essere radicate a Trapani>>.














