a cura di Lorenzo Baldo
L’intervista Guido Lo Forte
Dottor Lo Forte, come pensa che verrà interpretata all’interno di Cosa Nostra la cattura di Giuseppe Balsano?
Avendo avuto modo di ascoltare le considerazioni dei mafiosi emerse dalle intercettazioni, ritengo che essi siano consapevoli della notevole pressione esercitata dalle forze dell’ordine e dalla magistratura nei loro confronti e del fatto che, certamente, le condizioni ambientali in cui si trovano ad operare sono difficili. Credo, pertanto, che l’arresto di Balsano abbia provocato qualche disillusione all’interno di Cosa Nostra sull’aspettativa, che peraltro esiste, di un ammorbidimento della pressione della magistratura.
Per personaggi che sono al vertice dell’organizzazione, come Salvatore Lo Piccolo, Matteo Messina Denaro e Giuseppe Motisi, cosa può significare la cattura di un boss del calibro di Giuseppe Balsano?
Può significare che tutti i latitanti hanno la necessità di continuare a mantenere le più rigorose precauzioni ed il più rigoroso isolamento per evitare la cattura e, di questo, troviamo traccia anche in corrispondenze sequestrate.
Secondo quanto riferito da Giovanni Brusca e Gioacchino La Barbera, l’attentato al procuratore Pietro Grasso, alla cui preparazione avrebbe partecipato anche lo stesso Balsano, sarebbe dovuto servire a mandare avanti la trattativa in corso tra Totò Riina e apparati delle Istituzioni.
Stando alle dichiarazioni di Giovanni Brusca, che la Corte di Assise di Firenze considera attendibili, essendosi verificato un periodo di stasi nella cosiddetta trattativa del “papello”, un nuovo “colpetto”, come Brusca lo definisce, poteva costringere gli interlocutori di Cosa Nostra a riprendere la trattativa e a concluderla. Poi, però, com’è noto, questo attentato non venne più realizzato.
L’arresto del figlio di Totò Riina, Giuseppe Salvatore, quale scenario apre nella visione di una nuova Cosa Nostra?
Questo è uno di quei casi di cui tutti gli elementi emersi non hanno fatto altro che confermare pienamente le analisi alle quali era già pervenuta la Procura di Palermo. E’ emersa, cioè, una metodologia operativa di Cosa Nostra basata sempre sulle regole classiche dell’organizzazione, che segue gli schemi di intervento tradizionali: infiltrazioni nell’economia legale, in particolare per quanto riguarda gli appalti; tentativi di instaurare, attraverso il ceto imprenditoriale, relazioni di tipo politico; interferenze e controlli nell’economia illegale (come nel caso molto significativo dell’intervento di alcuni mafiosi di Mazara del Vallo per far restituire un camion di pesce surgelato che era stato rapinato sull’autostrada dato che il carico, che poi era di ingente valore economico, apparteneva a persona che godeva della protezione dell’organizzazione).
Pur se (comprensibilmente dal punto di vista psicologico) il giovane Riina rivendica l’orgoglio di essere corleonese e la serietà e il coraggio della scelta del padre, manifestando una certa opinione critica nei confronti di Bernardo Provenzano emerge, tuttavia, il fatto che egli stesso si è mosso, fino a pochi giorni fa, in quest’acqua mafiosa seguendo esattamente le regole e le modalità operative proprie della stagione di oggi. Si tratta, quindi, della conferma delle analisi fino ad oggi compiute relativamente alla strategia di Cosa Nostra.
Tra le frasi intercettate ce n’è una abbastanza inquietante in cui Riina jr dice “a maggio c’è stata questa strage, a luglio l’altra e poi, giustamente, a gennaio hanno arrestato mio padre. Ma se non fosse stato così le cose sarebbero state diverse e lo Stato si sarebbe piegato”. Come dobbiamo interpretare una simile affermazione?
Si tratta di una frase di facile lettura, almeno stando alle conoscenze proprie del giovane Riina, che non è detto che poi abbiano per oggetto tutta la complessa realtà di quegli anni: egli esprime l’opinione che se suo padre fosse rimasto alla guida dell’organizzazione avrebbe costretto lo Stato a venire a patti più favorevoli per Cosa Nostra. Un’opinione che si riaggancia, appunto, ad una sorta di critica, che traspare chiaramente nelle sue parole, nei confronti della politica successiva adottata da Bernardo Provenzano. Quest’ultimo, a giudizio del giovane Riina, non avrebbe avuto il fegato di proseguire esattamente con la stessa strategia del padre.
Dopo un arresto del genere che risposta ci si può aspettare da parte di Cosa Nostra?
Questa è la classica domanda che voi sempre ci ponete e che noi ci poniamo, ma alla quale è difficilissimo rispondere: lo scenario che si apre, anche sulla base di analisi precedentemente compiute, è abbastanza incerto. Vi sono varie opzioni, una delle quali alla fine verrà seguita, ma non siamo in grado di prevederlo. Al momento, comunque, non credo ci siano delle decisioni ben definite neppure all’interno dell’organizzazione mafiosa.
ANTIMAFIADuemila N°23














