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Per una CULTURA DELLA LEGALITA' N40

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Una scuola di valore e di valori
P.O.R. SICILIA misura 6.08/B


20 alunni della scuola elementare 1° Circolo Didattico e 20 alunni della scuola media “L. Pirandello” di Comiso, hanno progettato un percorso formativo di educazione alla legalità.
Il progetto, iniziato il 27 gennaio c.a. e svoltosi con due appuntamenti (di 4 ore ciascuno) ogni settimana, ha previsto: 40 ore di cineforum; 40 ore di laboratorio.
Il presupposto di questo laboratorio è stato quello di far conoscere i diritti umani ed in particolare quelli relativi all’infanzia: ciò è stato realizzato facendo conoscere ai ragazzi la “Convenzione dei diritti dell’infanzia“ dell’ONU (attraverso una presentazione animata), ponendo l’attenzione su alcuni diritti  particolari che coinvolgono in prima persona i protagonisti e cercando di trovare una componente motivazionale ed esperenziale.
Sono stati proiettati anche dei documentari che esplicitavano meglio alcune situazioni reali di violazione o negazione di diritti, in Paesi diversi dall’Italia.
I diritti sono stati presentati con lo scopo di scoprirli come valori fondamentali da osservare nella vita, cercando di sensibilizzarli all’impegno e all’azione per la loro promozione e protezione.
Oltre a soffermarci sull’importanza dei diritti, ci si è soffermati sulla necessità di prendere coscienza di un principio essenziale: quello del dovere, da realizzare attraverso il rispetto dell’altro, delle regole sociali, delle leggi che regolano una città.
Ma è stato certamente lo strumento del cinema, che, attraverso la visione di film per ragazzi), ha attivato il loro interesse verso le tematiche riguardanti i diritti dell’infanzia. I titoli proposti sono stati i seguenti:
“L’estate di Kikujiro” di Takeshi Kitano, “Siamo donne” di Luigi Zampa, “Il tempo dei Gitani” di Emir Kusturica, “Central do Brasil”  di Walter Salles, “Jona che visse nella balena” di Roberto Faenza, “L’attimo fuggente” di Peter Weir, “Io non ho paura” di Gabriele Salvatores, “Non uno di meno” di Zhang Yimou.
Prima della visione l’esperto esterno e il docente interno presentavano il film (attori, regista, luogo, durata…), e la motivazione della scelta, cercando di dirottare la loro attenzione verso un percorso orientato e finalizzato all’osservazione di situazioni particolari realizzate nelle scene. Alla fine della visione, all’interno del gruppo, veniva effettuata la riflessione sulle dinamiche osservate, la verbalizzazione dei diritti negati (scene di riferimento) e quali emozioni/sensazioni aveva suscitato tale visione in ciascuno di loro. Durante queste ore, inoltre, sono stati svolti dei lavori di gruppo, all’interno dei quali sono stati realizzati invenzioni di storie, drammatizzazioni, giochi di ruolo, etc.
Le 40 ore di laboratorio, condotte da un altro esperto e un altro docente interno, hanno riguardato lo studio di tutto ciò che riguarda la creazione di un film. Per questo, gli incontri hanno riguardato l’iter necessario da affrontare a partire dall’idea fino alla sceneggiatura ed alla produzione, la conoscenza degli elementi del linguaggio cinematografico (l’inquadratura, i movimenti della macchina, la panoramica, etc.) facendo realizzare delle riprese direttamente ai ragazzi.
Inoltre, durante queste ore, sono state effettuate delle interviste a protagonisti importanti della vita politica ed istituzionale di Comiso: il sindaco, l’assessore ai servizi sociali, un’assistente sociale, il comandante dei Vigili Urbani, il comandante della stazione dei Carabinieri; i ragazzi hanno posto loro alcune domande per meglio capire la realtà comisana e la cultura alla legalità esistente nel loro territorio.
Il progetto si è concluso con l’ideazione e la realizzazione

di uno spot sulla promozione dei diritti dell’infanzia, che ha coinvolto tutti i ragazzi, i quali si sono cimentati come protagonisti reali all’interno delle diverse scene di un prodotto cinematografico, mirato a colpire la coscienza democratica, individuale e collettiva.
Angela Guardo




box1
La vita: una bella partita da disputare
Un spot per parlare di legalità


Quanta fatica ripetere sempre la stessa scena !!!!!!!!!!!!!!!
Il nostro regista era molto esigente!!!!!!!!
Ma quando Saro ci ha fatto vedere il prodotto finito, Che GIOIA……..tutti in coro abbiamo esclamato:
< BBUUUOOOOOOOOONNNNAAAAAAAAAA>.
Cari lettori, è con grande soddisfazione che  i  ragazzi di Comiso e i loro insegnanti ci hanno presentato “La vita: una bella partita da disputare”.
Un video realizzato dagli alunni delle quinte classi del circolo didattico “De Amicis” e delle prime classi della media “Pirandello”. Si tratta di uno spot di pochi minuti in cui vengono illustrati alcuni dei comportamenti illeciti più diffusi fra i giovani e le loro conseguenze negative. Si va dalle piccole prepotenze verso i compagni al mancato uso del casco, alle infrazioni al Codice della strada, allo scarso rispetto per l’ambiente; anche se <<lo studio fatto in laboratorio è andato ben oltre>> ci ha spiegato Massimo, educatore, ed esperto del progetto. <<Nello spot c’è una presa di coscienza base per poi crescere e arrivare a fare cose più importanti>>. Ed è proprio Massimo ad essersi occupato di far vedere ai bambini una serie di film dove i protagonisti erano degli attori bambini con storie che riguardavano le problematiche dell’infanzia. Film che sono rimasti nelle sale cinematografiche per breve tempo, oppure che hanno fatto dei passaggi televisivi senza troppa pubblicità. L’idea era quella di dare ai bambini non solo l’occasione di vedere un film ma di parlarne anche in maniera attiva: con commenti, lavori di grafica - che seguono la struttura dei film, i ritagli di giornali dei vari personaggi oppure con il ricreare la storia del film con altri personaggi -, la piccola scrittura creativa oppure le drammatizzazioni. Massimo ricorda inoltre <<un piccolo video box con una telecamera sempre accesa in cui i bambini andavano a registrare le proprie impressioni dei film … >> materiale molto prezioso che è stato inserito all’interno di un cd-rom. L’educatore ci ricorda anche l’interesse verso i problemi di attualità. <<Abbiamo visto documentari di “C’era una volta”, abbiamo commentato notizie del radio giornale che riguardavano i minori, i bambini cosiddetti soldato>>. Insomma <<Al di là della questione legalità c’è stata non solo la conoscenza di questo piccolo territorio di Comiso ma un approfondimento della società globale>>.
Gli studenti sono stati seguiti dagli insegnanti e da esperti di cinematografia.
Alla presentazione sono intervenuti anche numerosi genitori. La signora Marzia, mamma di uno degli alunni che hanno partecipato a questo progetto ci ha raccontato: <<Posso testimoniare l’entusiasmo di mio figlio per avere fatto concretamente delle cose. Insomma un coinvolgimento non passivo ma attivo>>. La signora ci spiega inoltre che: <<il tema legalità qui è molto sentito. Noi come genitori facciano il possibile per crescere i nostri figli nel modo migliore ma ritengo che sia indispensabile l’aiuto di esperti, soprattutto quando il territorio presenta numerose problematiche. Le faccio un esempio, qui da noi: “Se si deve fare una visita specialistica in ospedale si cerca l’amicizia , purtroppo ci sono situazioni clientelari, c’è la raccomandazione, il problema del non rispetto per l’ambiente. Qui è stato deturpato completamente un posto di una bellezza strepitosa. Purtroppo le scelte passate hanno provocato un disastro che i nostri figli si ritroveranno”. Una nota positiva sono sicuramente questi progetti perché <<inducono alla riflessione>>, infatti non a caso i ragazzi <<hanno cominciato a notare le cose che non vanno bene e a porsi delle domande. Ritengo che sia molto, molto difficile, soprattutto dare a questi bambini delle spiegazioni di cose sbagliate>>.




box2 (LETTERE DEI BAMBINI)


Molto interessante è stato lavorare in gruppo per scrivere il soggetto dello spot.
Ne sono stati  scritti diversi, alla fine, noi ragazzi, abbiamo scelto quello che ci è sembrato più bello e di questo abbiamo scritto la sceneggiatura e i dialoghi.
Emozionato ho dato il via al  primo CIAK e mi sono guadagnato il ruolo di ciacchista: l’avventura era iniziata.
    E. B. ( classe V scuola elementare “De Amicis”)






Io sono stato il protagonista dello spot quello che viene  perdonato, viene accettato,  viene  coinvolto  nel gioco e,che alla fine, insieme agli altri va a giocare la partita della vita, sforzandosi di non calpestare più i diritti degli altri così come non si calpestano le nuvole del cielo !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!.
    S. G. (classe IG scuola media inferiore “L. Pirandello”)






La partecipazione a questo progetto ha dato a me e ai miei compagni, la possibilità di acquisire la consapevolezza di essere, anche se minori, soggetti di diritti, diritti che solennemente annunciati nella dichiarazione Universale dei Diritti umani del 1948 sono ancora da ritenersi soprattutto delle aspirazioni che dei diritti già acquisiti, come abbiamo potuto vedere nei film proiettati durante le attività di cineforum : in tante parti del mondo i minori sono ancora torturati, scompaiono, vengono uccisi, vengono condannati a morte.
           
S. S. (classe I B scuola media inferiore “L. Pirandello”)






Abbiamo, inoltre, grazie alle attività condotte da due esperti, preso dimestichezza con il linguaggio cinematografico e preso coscienza del lavoro che c’è dietro uno spot.
Ci siamo cimentati noi nella realizzazione di un nostro spot dal titolo “La vita : una bella partita da disputare”.
S. A. (classe V scuola elementare “E. De Amicis”)





Abbiamo avuto la possibilità di determinare un nuovo rapporto cittadino- istituzione grazie agli incontri che abbiamo avuto con il sindaco, l’assessore ai servizi sociali, l’assessore alla pubblica istruzione, il comandante dei carabinieri e dei vigili urbani, un assistente sociale, un avvocato.
B. D. (classe I I scuola media inferiore “L. Pirandello”)








Collusioni tra mafia e politica
Gerbera Gialla: incontro-dibattito


La giornata della Gerbera Gialla l’iniziativa promossa da “Riferimenti”, in memoria dell’imprenditore Gennaro Musella (padre di Adriana Musella, ucciso con un’autobomba il 3 maggio del 1982), ha debuttato a Firenze per poi approdare lunedì 3 maggio a Palermo, in Piazza Politeama. Qui quattromila gerbere sono state deposte per ricordare il sacrificio delle vittime cadute per mano delle cosche. La manifestazione è proseguita nei giorni successivi prima a Sinopoli con il dibattito sul diritto di libertà, nel corso del quale sono state lette alcune poesie scritte dagli alunni delle quinte classi elementari che inneggiano alla solidarietà, alla libertà e alla non violenza. A Villa San Giovanni, poi, politici, giudici e poliziotti hanno ricordato la figura del magistrato Nino Scopelliti, uomo colto e cambattivo. Il circuito di appuntamenti si è concluso a Reggio Calabria la mattina, con un corteo silenzioso di studenti che hanno sfilato sul corso Garibaldi per dire no alla mafia. Non sono mancati sul palco gli interventi del sindaco Giuseppe Scopelliti e Gherardo Colombo, premiato da Elisabetta Baldi, la vedova del giudice Caponnetto che con il suo sorriso ha ricordato a tutti i presenti la forza di “nonno Nino”. Questo non è solo il giorno della memoria ma anche  della denuncia. Forte il messaggio di Angela Napoli, vice presidente della Commissione Nazionale Antimafia che ha parlato di intrecci tra mafia e politica e di appalti pubblici dati ad imprese senza certificazione antimafia. <<Qui non si riesce a colpire chi è la linfa, la ‘ndrangheta nei suoi rappresentanti come dottori, commercialisti, avvocati, coloro che sono parte integrante dello Stato e arrivano a governare nelle nostre istituzioni, camuffati dal perbenismo>>. La ‘ndrangheta entra dove ci sono gli interessi: <<Si manifesta nella malagestione dei beni confiscati, o quando componenti della Commissione parlamentare antimafia portano la solidarietà a sindaci di comuni sciolti per mafia. Questa è zona grigia. L’imprenditoria calabrese è in mano alla criminalità organizzata. Gli imprenditori spesso non sono succubi ma collusi. La ‘Ndrangheta non va più a chiedere il pizzo ma diventa padrona delle imprese>>. Il Procuratore Grasso ha evidenziato la necessità di non perdere la speranza di un futuro nel quale lo strapotere delle cosche possa essere eliminato>>. Grande interesse per la partecipazione dei Pm Vincenzo Macrì, Nicola Gratteri, Salvatore Boemi, Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, ucciso dalla mafia il 12 luglio 1979. “Gli uomini d’onore – ha ricordato Adriana Musella concludendo – non sono capaci di lasciare una traccia della loro esistenza ed è il momento di sfatare il loro <mito>”. Da una bimba infine l’appello a non dimenticare il problema dell’impianto di smaltimento per i rifiuti in progetto a Pettogallico, in una località chiamata “Cartiera” e l’appuntamento a ritrovarsi il prossimo anno.
L.B.







Un murales per Peppino Impastato

Partinico. L’anno scorso, nel corso delle iniziative per ricordare  il 25° anniversario della morte di Peppino Impastato, alcuni alunni dell’Accademia delle Belle arti di Palermo, dopo aver chiesto permesso al proprietario, disegnarono un murales che raffigurava in otto icone diverse la stessa immagine di Peppino, con la scritta: “Ribellarsi è giusto”. Dopo qualche giorno la moglie del proprietario, una donna di 80 anni, si presentò dalla signora Felicia Impastato, madre di Peppino, sostenendo che la notte non poteva dormire al pensiero di quell’immagine sul muro della sua casa. La signora Felicia, con molto buon garbo gli rispose: “Io non voglio che lei non dorma. Faccia togliere tutto”. Così il murales venne coperto dalla calce, con buona pace di quella donna, la cui cultura profondamente mafiosa, assimilata dai pregiudizi tipici dell’ambiente circostante, oltre che dalle pressioni ricevute, le impediva di accettare l’immagine di Peppino.
Nel ricordo di quell’episodio e con l’intenzione di rimediare al totale silenzio della scuola sulla figura di Peppino, quest’anno, alcuni ragazzi del Liceo Scientifico di Partinico, nel corso delle iniziative previste per la “Giornata della creatività e dell’arte”, hanno pensato di ricomporre quel murales e restituirlo ai ragazzi di quella che fu la scuola superiore frequentata dallo stesso Peppino. La realizzazione è stata affidata a un giovane artista, Gianfranco Fiore, il quale ha “osato”, sullo sfondo del binario che rappresentava il luogo in cui Peppino fu ucciso, disegnare alcuni giovani con le bandiere rosse, assieme alla figura di Peppino, avvolta da una bandiera della pace. Anche stavolta quelle bandiere non hanno fatto dormire qualcuno, che è andato a modificarne il colore e  poi, sotto la scritta “Ribellarsi è giusto” - “Per una Sicilia senza mafia” è andato ad aggiungere una curiosa  nota: “ senza colore politico però”. “Sappiamo, ha detto il giovane pittore che ha realizzato il murales,  che quattro ragazzi  di destra  sono andati a lamentarsi dal Preside per la presenza delle bandiere rosse. Non è stato chiarito a che titolo,  se con un  permesso dall’alto o per spontanea  iniziativa, sono state apportate le modifiche al dipinto. Di fatto viene snaturato quanto volevo rappresentare e, a questo punto, la mia firma in quel quadro non ha più senso”.
“Ancora oggi, aggiunge Salvo Vitale, Presidente dell’Associazione Peppino Impastato di Cinisi, la figura di Peppino, amata, esaltata e commemorata  in moltissime scuole d’Italia, stenta ad essere accettata negli ambienti in cui egli visse e da quelle persone per cui sacrificò la vita. Togliere le bandiere rosse a Peppino sarebbe come togliere l’abito religioso a Padre Pugliesi; presumere che ci si possa ribellare o che si possa lottare contro la mafia senza colore politico, significa giustificare un qualunquismo stellarmente lontano dalla grande tensione politica di Peppino. Insomma, un tentativo pietoso di ridurre Peppino a un santino. Anziché usare la figura di Peppino per suggerire un messaggio così distorto, è meglio cancellare tutto”.
Ultima curiosità: il Preside si è rifiutato di pagare all’artista 50 euro, cioè le spese necessarie per la realizzazione del murales. I ragazzi stanno organizzando una colletta.  






Cinisi ricorda Peppino

Anche quest’anno la morte di Peppino Impastato è stata ricordata a Cinisi con una serie di iniziative organizzate dal Forum Sociale Antimafia che ha visto impegnato in prima persona un suo amico e collaboratore, Salvo Vitale. 
I lavori si sono aperti giovedì 6 maggio, e sono proseguiti il 7, l’8 e il 9 con incontri, dibattiti, mostre fotografiche, concerti e rappresentazioni.
A conclusione della tre giorni si è svolto un corteo, dalla sede di Radio Aut a Terrasini, sino alla casa di Peppino Impastato a Cinisi, con la partecipazione di circa 5000 persone venute da ogni parte della Sicilia. In apertura del corteo Salvo Vitale ha riaperto “idealmente” la radio per trasmettere un messaggio: <<La democrazia sta morendo, la stanno uccidendo scientificamente. Un nuovo fascismo ormai è in piena espansione … sotto i nostri occhi si sta consumando il funerale della democrazia. La mafia è tornata a braccetto di questa classe politica che promette arricchimenti con il controllo di tutti i settori economici …. Nessuno ha parlato delle nostre iniziative su Peppino impastato. Il silenzio è totale. L’anno prossimo forse non potremo più dire neanche queste cose. Attenzione, questa è una emergenza. Radio aut invita tutti allo stadio di massima allerta. La democrazia è in pericolo. Organizziamo una nuova resistenza. S.O.S. … S.O.S.>>.




Alla maturità la legalità inopportuna


Prevedere, in una delle tracce per i temi di italiano della maturità, l’argomento della legalità è scelta che a me sembra - paradossalmente - controcorrente. Perché la stagione che stiamo vivendo, con la legalità (direbbe Di Pietro) spesso ci azzecca poco o niente. I pesanti attacchi portati ai magistrati che fanno il loro dovere (“sport” praticato anche ad alti livelli istituzionali) sono attacchi alla legalità. I continui condoni sembrano fatti apposta per favorire - invece dell’osservanza delle regole - l’Italia dei furbi. È dunque coraggiosamente controcorrente scrivere, nella traccia, che “il principio della legalità è valore universalmente condiviso”. Ma è comunque ottima cosa invitare i maturandi a riflettere su “disagio sociale ed inquietudine” che le violazioni generano “soprattutto nei giovani”. Perché coglie nel segno la conclusione della traccia, secondo cui senza legalità diventa difficile un “percorso di vita ispirato ai valori della solidarietà e della giustizia”. Chissà che non ne restino tracce anche per il futuro. E che magari, discutendo “sulle forme in cui i vari organismi sociali possono promuovere la cultura della legalità”, non divenga poi più facile interrogarsi sul buon esempio che dovrebbe dare - e spesso non dà - chi può e conta. Sarebbe un bel risultato, a prescindere dal... voto. Il principio della legalità (...) Sviluppa l’argomento, discutendo sulle forme in cui i vari organismi sociali possono promuovere cultura della legalità...”
Giancarlo Caselli


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