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Piramidi e Cappella Sistina

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Archiviate le indagini sui misteriosi messaggi dei boss


«Parlo a nome di tutti i detenuti ristretti all’Aquila sottoposti al regime del 41 bis, stanchi di essere strumentalizzati, umiliati vessati e usati come merce di scambio… siamo stati presi in giro… Le promesse non sono state mantenute». Questo era l’inquietante messaggio che Leoluca Bagarella, leader dell’ala stragista corleonese, fece il 12 luglio 2002 davanti ai giudici della Corte di Assise di Trapani. Un grave monito che fa riferimento alle promesse contenute nel “papello” che sanciva la trattativa tra Mafia – Stato. Un avvertimento secondo gli inquirenti da considerare come il preludio di una seconda ondata di stragi, probabilmente un messaggio rivolto a politici infedeli per aver mancato a promesse fatte. Oggi, dopo due anni di fitte indagini, la Procura di Palermo, non avendo elementi per proseguire decide di archiviare le indagini. Il pericolo delle strategie mafiose tuttavia resta, anche perché i messaggi fra gli uomini d’onore detenuti dell’ala di Totò Riina continuano, attirando l’attenzione di altre Procure italiane. Lettere apparentemente innocue in cui ad esempio si apprezza la cultura, il calcio e le corse. Questo è il caso proprio di Totò Riina che in una missiva di alcuni mesi fa commentava la vittoria del Milan e le corse di Formula uno che, secondo la lettura degli investigatori, potrebbe trattarsi di un riferimento al presidente della squadra di calcio Berlusconi e, sovrapponendo la sigla della formula 1, con il suo partito Forza Italia. Il biglietto di Riina ha dato il via a uno scambio sempre più fitto di lettere fra i detenuti sottoposti al 41 bis. Tra la corrispondenza spunta il libro regalato a Bagarella da Cristoforo Cannella detto “Fifetto”, attualmente sottoposto al regime di carcere duro a Novara e firmatario di un altro messaggio in cui chiedeva «Dove sono gli avvocati delle regioni meridionali che hanno difeso molti degli imputati per mafia e che ora siedono negli scranni parlamentari e sono nei posti apicali di molte commissioni preposte a fare queste leggi?». Cannella si era rivolto in questo modo anche al capomafia in una lettera del 31 agosto 2002. Poi Il 26 settembre ha spedito un libro con destinazione il Carcere dell’Aquila a Leoluca Bagarella. Il volume di 502 pagine era titolato “Il palazzo degli spacchi” scritto da Amitav Gosh, edizioni Einaudi. Gli agenti del penitenziario incuriositi dalla cosa, stilarono un rapporto segnalando che il libro non era però mai stato letto. Da qui, il sospetto che il libro stesso fosse un messaggio per il boss, tant’è che sul retro si legge «Il palazzo degli specchi è un romanzo storico contro le ideologie e contro un’idea astratta di politica che dimentica i soggetti in nome dei quali dovrebbe operare, uomini, donne e bambini in carne e ossa.» «Questo riferimento alla politica – commenta il rapporto – diviene attuale se lo si collega con il comunicato letto da Bagarella durante un’udienza in video-conferenza nel mese di luglio» Cannella nella lettera che accompagnava il libro, scrive: «pochi giorni fa ho ricevuto l’opuscolo delle meraviglie della storia antica, a me personalmente mi appassiona moltissimo io ho studiato una buona parte degli uomini primitivi cui i Fenici, Egiziani fino all’impero Romano, se ha la possibilità in biblioteca se li legge sono bellissimi, a me poi in particolare mi piacciono gli egizi, di tutto quelloche hanno fatto senza i mezzi che abbiamo oggi».
In una lettera datata 16 agosto Bagarella scrive a Cannella : «ti avevo mandato un opuscolo con alcune delle meraviglie del mondo visto che tu studi pensavo che ti potesse essere utile come storia, ma la lettera è stata fermata» il 31 di agosto Cannella gli risponde inviando il libro e, il 15 settembre Bagarella risponde: «Carissimo amico in questa lettera ti mando l’opuscolo… spero che non mi fermino pure questa e quando la riceverai potrai ammirare ciò che chi prima di noi ha costruito queste meraviglie; senz’altro dei “geni”, visto che all’epoca non avevano i mezzi di oggi». L’opuscolo di cui parla Bagarella sono degli articoli fotocopiati che descrivono le sette meraviglie del mondo «di ieri e di oggi » e su uno dei fogli Bagarella ha scritto a mano «Io voto le piramidi e la Cappella Sistina». Frase inquietante perché secondo gli investigatori, Cosa Nostra si sarebbe interessata all’arte solo quando ha pianificato ed eseguito le stragi del ’93 a Firenze, Roma e Milano. La lettera del 15 di settembre che iniziava con «carissimo amico Filippo» secondo le ipotesi investigative pare fosse destinata anche a Filippo Graviano, sostenitore dell’ala stragista di Cosa Nostra, poiché Cannella veniva chiamato abitualmente dal boss solo “Fifetto”. Le domande a questo punto sono tante e inquietanti allo stesso tempo: perché, per esempio, nonostante il regime di 41bis, i boss continuano a inviarsi lettere e regali ? Perché tutti questi messaggi in codice, sapendo che la loro corrispondenza viene vagliata dal sistema carcerario? Forse “L’ala dura” di Cosa Nostra vuole far sapere allo Stato che l’ipotesi stragista è sempre attuale e che persone legate a forze politiche potrebbero essere sempre sotto il controllo dagli uomini di Cosa Nostra.
Silvia Cordella   


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