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Scatta ''Peronospera II'' trema il sen. Antonio D'Ali'

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Maxi Operazione Antimafia a Trapani
di Lorenzo Baldo

“…il cinquanta per cento è di lui …ma tu non la sapevi questa cosa ?”
“…ma D’ALI’ con…. con DENARO come sono ?”
“… sono meglio di fratelli …con MESSINA DENARO ….”.

(Dialogo fra Salvatore ALESTRA, soggetto indicato vicino alla famiglia mafiosa di Paceco - Tp e l’imprenditore trapanese Matteo BUCARIA - conversazione ambientale intercettata il 29.12.2000)


Trapani. La notte del 29 aprile scorso è stata fra le più agitate per il senatore di Forza Italia, sottosegretario agli Interni, Antonio D’Alì. Sono appena scattati 36 ordini di custodia cautelare firmati dal Gip di Palermo Marcello Viola. Per 15 destinatari il provvedimento è stato notificato in carcere, fra questi i boss Andrea Mangiaracina e Natale Bonafede. Mafia & politica, mafiosi delle famiglie di Mazara del Vallo, Marsala e Trapani “in affari” con imprenditori ed esponenti della classe politica marsalese. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, voto di scambio “politico mafioso”, estorsione, incendio, traffico di droga, detenzione illegale di armi ed esplosivi e sequestro di persona. Da quel momento per il sen. D’Alì si è materializzata la paura di intercettazioni “compromettenti”. Ipotesi che di fatto si è concretizzata con effetto immediato. Il suo nome risulta captato da una cimice durante un colloquio fra un affiliato alla famiglia mafiosa di Paceco (Tp) e un imprenditore trapanese costretto ad assecondare le richieste estorsive provenienti contemporaneamente da parte di diverse famiglie mafiose locali. La conversazione è stata poi trascritta, messa agli atti, stralciata e depositata al Tribunale della Libertà di Palermo. Il mafioso non usa mezzi termini: il 50% del supporto elettorale pervenuto a D’Alì sarebbe stato fornito dal boss di Cosa Nostra Vincenzo Virga.

I fatti
“Peronospera - Fase Seconda” è la prosecuzione di un'operazione di polizia denominata “Progetto Peronospera”, volta a sgominare una banda accusata di favorire la latitanza di due boss mafiosi, Giacomo e Tommaso Amato, presi a Marsala il 22 gennaio del 2000. 32 persone arrestate fra cui Cosimo Alongi, autista del deputato Massimo Grillo (Ccd-Cdu Biancofiore), accusato di avere favorito la latitanza dei due boss. Un’inchiesta istruita fra il 1999 e il 2000 dalla Dda di Palermo. Le accuse che riguardavano gli imputati erano quelle di associazione mafiosa, estorsione, minacce, incendi e danneggiamenti, in un teatro come quello del trapanese dove il legame fra mafia-massoneria-politica si respira nell’aria. L’operazione “Progetto Peronospera” ha portato a un processo che, successivamente, è stato diviso in due parti, concluse con 18 condanne, 6 assoluzioni e lo stralcio della posizione di un imputato. L’inchiesta “Peronospera II” è iniziata invece un paio di anni fa. Coordinata dai Pm della Dda di Palermo Massimo Russo, Gaetano Paci, Calogero Piscitello e Pierangelo Padova, insieme alla Squadra Mobile di Trapani diretta da Giuseppe Linares e al commissariato di Polizia di Marsala. Si tratta di una maxi operazione antimafia che si è avvalsa di una determinante quantità di intercettazioni ambientali e telefoniche. Intercettazioni che hanno permesso agli investigatori della squadra mobile di Trapani di ricostruire il livello di inquinamento mafioso e i retroscena delle ultime competizioni elettorali. Un’operazione che riguarda in particolare il ruolo di Cosa Nostra in occasione delle elezioni amministrative e regionali. L’indagine ha puntato anche ad un sequestro di persona durato 24 ore e che ha riguardato tre anni fa Francesco Ingrande, titolare di un’azienda ittica di Mazara del Vallo, minacciato di morte dall’allora latitante Andrea Mangiaracina. Il rapimento, secondo gli inquirenti, venne ordinato dal boss per ottenere un riscatto di 70.000 euro, ma soprattutto per “invitare a ridimensionare” l’attività dell’impresa di Ingrande che oscurava le altre aziende. Per quanto riguarda i reati di estorsione, perpetrati per anni ai danni di imprenditori e commercianti, alcuni di questi hanno collaborato, permettendo così di ricostruire molti dei crimini commessi dalla cosca mafiosa locale. Si è così potuto accertare che decine di atti di intimidazione e incendi dal 2000 ad oggi sono stati messi a segno dagli uomini di Cosa Nostra per imporre il pagamento del pizzo. In questo caso Cosa Nostra ha utilizzato sia i sistemi tradizionali di intimidazione che quelli del “coinvolgimento” portando gli stessi imprenditori ad assumere ruoli attivi nelle estorsioni per “conto terzi”. Si è anche scoperto uno dei nuovi business su cui puntano i boss e cioè la gestione illecita dei videopoker. La cosca locale ha investito molto denaro su questi apparecchi elettronici che sono stati distribuiti in quasi tutti i locali pubblici del trapanese. Secondo gli inquirenti sarebbe un modo per riciclare denaro sporco. Per non parlare dello smercio di fiumi di cocaina, comprata, venduta e utilizzata da alcuni mafiosi nella provincia di Trapani. Ma è sicuramente l’intreccio fra mafia e politica l’aspetto che emerge prepotentemente nella richiesta di custodia cautelare. Un’ulteriore conferma dello strettissimo legame tra Cosa Nostra e i colletti bianchi, con gli aspiranti amministratori che versano somme di denaro alle cosche per ottenere il successo elettorale. Da notare che dopo l’arresto dei boss Andrea Mangiaracina e Natale Bonafede nelle segreterie politiche il clima si è surriscaldato notevolmente, mentre le microspie, silenziosamente, continuavano a registrare.


I colletti bianchi
Scorrendo velocemente l’indice dei nomi troviamo l’ex senatore del Psi Pietro Pizzo (senatore in due legislature, dall’87 al ’92), attuale presidente del Consiglio Comunale di Marsala, accusato di associazione mafiosa e voto di scambio per aver pagato 50.000 euro ad esponenti delle cosche marsalesi per far eleggere il figlio Francesco alle regionali del 2001 nella lista del Nuovo Psi. Elezione che poi non avvenne per un pugno di voti. Anche lui, Francesco Pizzo, attualmente assessore provinciale al turismo del Nuovo Psi nella giunta di Giulia Adamo (Fi), è finito nell’inchiesta  con un avviso di garanzia per voto di scambio. L’ex senatore socialista e il figlio erano già stati iscritti nel registro degli indagati nel gennaio 2002 sempre per voto di scambio nell’ambito di un’altra inchiesta che riguardava le elezioni regionali del 1996. All’epoca, in un’intercettazione ambientale fra due pregiudicati, era emerso che Pietro Pizzo avrebbe trattato “l’acquisto” di 50 voti da esponenti mafiosi in favore del figlio Francesco, candidato nella lista di Forza Italia alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana. L’ex senatore dopo la mancata elezione di Francesco Pizzo si sarebbe rifiutato di pagare, ma dopo aver ricevuto una proposta che non poteva rifiutare, ci avrebbe ripensato e tutto si sarebbe concluso con una bicchierata e un piccolo sconto sulla tariffa concordata.
Gravi le motivazioni scritte dai Pm nella richiesta di custodia cautelare avanzata nei confronti di Pietro Pizzo: “Quanto all’esigenza di evitare la reiterazione di reati della stessa specie di quello per cui si procede – scrivono i Pm – giova, innanzitutto, osservare come la continuità storica che contrassegna le relazioni del PIZZO con esponenti di Cosa Nostra è indice di una spiccata pericolosità che rende assolutamente necessaria l’adozione di adeguate misure cautelari, da individuarsi in quella della custodia in carcere. In particolare, deve osservarsi, come la natura del rapporto che da quasi vent’anni ha intrattenuto con esponenti della famiglia mafiosa marsalese rende fondato il pericolo che egli possa ancora avvalersi dell’intervento di quel sodalizio, anche per questioni e vicende diverse dal mero scambio elettorale politico-mafioso, avuto riguardo al ruolo attualmente ricoperto dal PIZZO (Presidente del Consiglio Comunale di Marsala) e alla dimostrata propensione dell’associazione mafiosa di condizionare l’attività politica amministrativa ricercando, in tal senso, i necessari canali istituzionali”. Ma andiamo a vedere un altro dei colletti bianchi di “Peronospera II”. Nella stessa giornata è arrivato un avviso di garanzia per concorso in associazione mafiosa a David Costa, assessore Udc alla Presidenza della Regione, in quanto avrebbe promesso 100 milioni di vecchie lire per l’acquisto di voti di Cosa Nostra durante la sua campagna elettorale nel 2001. Per gli investigatori David Costa sarebbe stato aiutato direttamente dall’allora latitante Natale Bonafede. Bonafede è stato condannato nella prima fase di “Peronospera” a 14 anni e dieci mesi e a una multa di tremila euro, già condannato all'ergastolo nel processo “Omega”, uno tra i procedimenti più imponenti della storia mafiosa di Trapani: 67 omicidi commessi in trent’anni di guerre di mafia (Natale Bonafede è considerato dagli inquirenti il “reggente”, dal 1997, della famiglia mafiosa di Marsala ed è stato arrestato dopo cinque anni di latitanza, il 31 gennaio del 2003, assieme al capomafia di Mazara del Vallo Andrea Manciaracina ndr). L’ex assessore Costa avrebbe avuto rapporti con capimafia di Marsala, come Angelo Davide Mannirà, considerato “uomo d’onore emergente”, un imprenditore vitivinicolo già indagato nell’ambito dell’operazione “Progetto Peronospera”. In alcune conversazioni telefoniche intercettate due mafiosi avrebbero parlato di denaro e disponibilità promessi da Costa in cambio dell’appoggio alle elezioni regionali del 2001. Grazie all’intervento di David Costa “La filiale di Trapani della Banca Antoniana Popolare Veneta – si legge nel documento firmato dai Pm – accordava al menzionato MANNIRA’ un finanziamento di 220 milioni di lire al tasso del 7% annuo, rimborsabile in anni 10, a fronte del quale il mutuato offriva in garanzia delle estensioni di terreno, ubicate nella c.da Ciavolotto di Marsala e nelle c.de Calamia e Bucari, entrambe queste ultime ricadenti in territorio del Comune di Mazara del Vallo” mentre per i 100 milioni promessi “avrebbe soprasseduto – continuano i Pm – ritenendo più conveniente guardare a una prospettiva più a lungo termine”. Il “sostegno” nei confronti di David Costa andava di fatto a sfavore della candidatura di Pietro Pizzo a sindaco di Marsala nell’autunno successivo. Una vera e propria “disputa” elettorale a colpi di mazzette. In questo contesto si inserisce, sempre nell'inchiesta giudiziaria, anche un altro parlamentare dell'Udc, Onofrio Fratello. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un accordo con Costa che aveva optato di avvalersi per l'elezione al seggio del cosiddetto “listino”, permettendo in tal modo a Fratello, che era il primo dei non eletti, di subentrargli. La posizione di Onofrio Fratello con riguardo all’ipotesi di reato quale il voto di scambio semplice (ottenere voti non in cambio di soldi ma di favori o di promesse) è stata successivamente archiviata. Restano le “relazioni pericolose” fra politici e mafiosi fatte di continui scambi di richieste e di promesse.

Il collaboratore
e il consigliere comunale

Ad incastrare Pietro Pizzo e David Costa ci sono pure le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Mariano Concetto “personaggio di cui erano risapute nella cittadina lilibetana le frequentazioni con ambienti di dubbia moralità e con pregiudicati locali, a dispetto delle mansioni dallo stesso rivestite quale Vigile Urbano, prima, e quale impiegato del Comune di Marsala, addetto al c.d. <<ufficio biciclette>>, dopo”. Mariano Concetto è un ex affiliato alla cosca mafiosa marsalese, entrato a far parte dell’organizzazione mafiosa negli anni ’90 con il compito di curare le estorsioni, la politica e a volte la gestione della cocaina. Arrestato nel 2002 dopo neanche un paio di mesi di carcere manifestò le proprie intenzioni di collaborare. Il pentito ha dichiarato di aver ricevuto personalmente indicazioni sulle operazioni di voto della famiglia mafiosa da parte dell’allora boss latitante Natale Bonafede. Bonafede rivelò a Mariano Concetto che Pietro Pizzo aveva pagato 100 milioni di vecchie lire per far votare il figlio. Concetto ha raccontato ai magistrati che anche l’assessore alla Presidenza della Regione David Costa aveva cercato appoggi dai boss per ottenere “un grande successo politico” e far vedere ai vertici del suo partito che poteva “aspirare ad un posto di assessore” nella giunta Cuffaro. Sta di fatto che Costa venne eletto con 7645 preferenze di cui il 43% solo a Marsala. Alle sue dichiarazioni si sommano quelle del consigliere comunale del Comune di Marsala, Vincenzo Laudicina (Udc), indagato in un procedimento connesso, che si è presentato spontaneamente agli investigatori fornendo un quadro preciso e dettagliato della situazione politico-mafiosa del trapanese, con tutti i retroscena della campagna elettorale di tre anni fa.

Le intercettazioni
che scottano

Come sempre capita nelle inchieste di mafia & politica, è proprio dalle intercettazioni, ambientali e telefoniche, che fuoriesce la vera natura di soggetti istituzionali che paventano un’aura di rigore morale. Diamo un’occhiata al dialogo fra il mafioso Salvatore Alestra, indicato come contiguo alla famiglia mafiosa di Paceco e l’imprenditore Matteo Bucaria. Si parla del boss Vincenzo Virga e del senatore di Forza Italia Antonio D’Alì, la data è quella del 29 dicembre 2000.

“Nel corso del dialogo – scrivono i Pm – il BUCARIA, rivolgendosi al suo interlocutore, in modo confidenziale, chiedeva, esplicitamente, notizie sul conto del capo mafia di Trapani, all’epoca  - si rammenta  - ancora latitante,  VIRGA Vincenzo (“…. ti faccio un’altra domanda allora … ma lui…. lo “ ZIO VINCENZO “ che fine ha fatto ?…”) ; l’ALESTRA soggiungeva di non avere notizie poiché tale argomento non era intrapreso da alcuno al punto da ingenerare talora l’impressione che il VIRGA non  rivestisse più un ruolo di vertice (“e questo non lo so io …. non ne parla neanche “ domini e DIO “ più…. io ho l’impressione… è un’impressione mia Matteo, che lui non c’è più !..”).
(…)
Riprendendo a discutere in merito al VIRGA Vincenzo e della paventata possibilità che fosse iniziato il declino del capo mafia latitante, il BUCARIA domandava come mai, il VIRGA Vincenzo, qualora ne fosse effettiva la progressiva involuzione nelle gerarchie mafiose provinciali,  perdurasse nel mantenersi latitante, senza optare per consegnarsi e  collaborare con gli organi inquirenti aiutando in tal modo i propri figli, Pietro e Franco, entrambi in atto detenuti (“quindi è stato posato VINCENZO VIRGA …incomp… e che cazzo fa ancora il latitante ?…. perché non si consegna ?…e libera i suoi figli”)
L’ALESTRA spiegava che il VIRGA Vincenzo non poteva assolutamente  optare per una simile scelta di vita in quanto la famiglia mafiosa di Trapani era imperniata su rigidi comportamenti gerarchici (“..non ha niente da liberare … perché lì la gerarchia è forte…”) ; al riguardo di tale gerarchia l’ALESTRA recava, a titolo esemplificativo, il genere di rapporto esistente tra il VIRGA medesimo ed il  Senatore Antonio D’ALI’, all’epoca membro del Senato eletto nelle fila di F.I. il quale - secondo l’ALESTRA  -  non poteva prescindere da astenersi dall’intrattenere  contatti con lo stesso capo mafia (“perché lì la gerarchia è forte…. tu devi vedere se…… il senatore D’ALI’  …vuole lasciare…”).
Tale assioma, per l’ALESTRA esemplificativo dei rapporti presunti tra il VIRGA ed il noto  esponente politico trapanese, lasciava stupito il BUCARIA che, sorpreso, domandava se il D’ALI’ fosse effettivamente contiguo al VIRGA (“perché è con lui ?…”). L’ALESTRA, per tutta risposta, lasciava solamente intendere, sarcasticamente, che il D’ALI non aveva un peso politico del tutto autonomo (“ah, ma chi cazzo è il senatore D’ALI’?….”).
Poiché l’ALESTRA lo invitava a soffermarsi sull’argomento (“si d’accordo, noi altri ne dobbiamo parlare perché è giusto di parlarne…”), il BUCARIA domandava se, proprio in ragione di tali rapporti, il VIRGA Vincenzo sostenesse elettoralmente l’uomo politico trapanese (”… è portato ?…allora tutto il gruppo elettorale  è suo ?.. ”); l’ALESTRA rispondeva che quasi il 50 % del supporto elettorale pervenuto al D’ALI’ era stato  fornito dal VIRGA Vincenzo, soggiungendo altresì, come quel Parlamentare intrattenesse stretti rapporti con i noti MESSINA DENARO esponenti al vertice della famiglia mafiosa di Castelvetrano (“…il cinquanta per cento è di lui …ma tu non la sapevi questa cosa ?…ma D’ALI’ con…. con DENARO come sono ?… sono meglio di fratelli …con MESSINA DENARO ….”).
Tali informazioni stupivano nuovamente il BUCARIA al punto che l’ALESTRA giungeva a ribattergli, sarcasticamente, dove avesse vissuto sino a quel momento (“ah…qua… dove cazzo sei stato tu ? …ma tu dove hai vissuto ?….scusa…”) :
Matteo:-    …quindi è stato posato VINCENZO VIRGA …incomp… e che cazzo fa ancora il latitante ?…. perché non si consegna ?…e libera i suoi figli ….
Salvatore:-    …no, non ha niente da liberare …
Matteo:-    …ah no ?…. e i suoi figli devono stare sempre in galera ?…
Salvatore:-    …perché lì la gerarchia è forte…. tu devi vedere se…… il senatore D’ALI’  …vuole lasciare…
Matteo:-    …perché è con lui ?…
Salvatore:-    …ah, ma chi cazzo è il senatore D’ALI’ ? ….
Matteo:-    …che minchia ne so chi è D’ALI’ ?…io neanche….. lo posso vedere…io a tutte le persone che si sentono importanti non li posso vedere ..
Salvatore:-    …si d’accordo, noi altri ne dobbiamo parlare perché è giusto di parlarne…incomp...
Matteo:-    …io neanche lo so …incomp… è portato ?…allora tutto il gruppo elettorale  è suo ?..
Salvatore:-    …il cinquanta per cento è di lui …ma tu non la sapevi questa cosa ?…ma D’ALI’ con…. con DENARO come sono ?… sono meglio di fratelli …con MESSINA DENARO ….
Matteo:-    …TONINO D’ALI’ ?…
Salvatore:-    …ah…qua… dove cazzo sei stato tu ? …
Matteo:-    …minchia…..
Salvatore:-    …ma tu dove hai vissuto ?….scusa…

L’ALESTRA, quasi a rimarcare la propria caratura in seno al consesso mafioso,  sosteneva che, quantunque il Sen. Antonio D’ALI’ rivestisse una posizione di prestigio, egli non avrebbe esitato, se necessario, a dirgli “vaffanculo” (“io se devo mandare a fare in culo a Tonino D’ALI’ lo mando a fare in culo…pure può essere …e lo so che può essere …ma se gli devo dire vaffanculo glielo dico .. ”) :
Salvatore:-    …io se devo mandare a fare in culo a Tonino D’ALI’ lo mando a fare in culo…pure può essere …e lo so che può essere …ma se gli devo dire vaffanculo glielo dico ..
Matteo:-    …perché se lo merita, se non se lo merita non glielo diresti ….
Salvatore:-    …quando se lo merita io glielo dico …. ma no perché sono più intelligente di lui, attenzione, perché io sono un verme al fianco di lui…”

La replica del senatore

Laconica e scontata la replica del sen. D’Alì: “Vecchie calunnie cui siamo purtroppo abituati e che non hanno bisogno di alcun commento e che si condiscono di grottesco anche dal punto di vista procedurale…”. Sarà, ma chissà se al sen. D’Alì resta il dubbio che fra i numerosi omissis contenuti nella richiesta di custodia cutelare ADAMO+ altri vi siano altre piste investigative che portano a lui. Del resto la famiglia D’Alì non è assolutamente nuova a segnalazioni di probabile “vicinanza” con esponenti di Cosa Nostra. Secondo indiscrezioni “del luogo” dietro alla sua sbandierata tranquillità si cela tutt’altro stato d’animo.

Le voci di dentro:
la parola al pentito

Leggendo la ricostruzione fatta dai Pm e le intercettazioni riportate nel documento, alla fine, forse, fra boss e politici chi ne esce “meglio”, da un punto di vista di coerenza verso i propri “ideali”, sono proprio i mafiosi. Un occhio di riguardo spetta al collaboratore Mariano Concetto le cui dichiarazioni hanno avuto un peso determinante in tutta l’operazione.

P.M.1:    Andiamo ora all’evoluzione successiva poi di questo rapporto, abbiamo spiegato come nasce, nei primi del ‘96, andiamo all’evoluzione successiva, tutto quello che lei ricorda.
CONCETTO:    E allora ricordo che nella primavera precedente all’ultima tornata delle Elezioni Regionali che si sono tenute nel 2001 mi sembra, se non ricordo male, il PIZZO, il Senatore PIZZO mi mandò a chiamare, anzi mi fece sapere che mi voleva parlare, tramite mio padre. Io lo raggiunsi nella segreteria che è sita in via Calogero Isgrò…
(…)
CONCETTO    …Allora mi ricevette sopra, ricordo che c’erano alcune persone e la segretaria, lui si liberò in 5 minuti e gli chiesi per quale motivo mi volesse parlare. Ricordo che in poche parole lui mi disse che Francesco, il figlio, era candidato alle Regionali e che ci chiedeva un aiuto. Ricordo che mi specificò che non avrebbe badato a spese questa volta.
P.M.:    E ci chiedeva un aiuto… chi lo chiede l’aiuto, il figlio direttamente o lui?
CONCETTO:    Lui. Ricordo che non aggiungemmo altro ma alla fine dissi: allora ci dobbiamo sedere e parlare di questo discorso. Va bene, c’è tempo, quanto prima metteremo a punto la situazione. Ricordo che di questa situazione ne parlai una sera che ci incontrammo con Natale BONAFEDE il quale mi chiese quale sarebbe stata la somma che lui eventualmente sarebbe stato disposto a darci. Dissi al BONAFEDE che non era il caso di parlarne ora ma gli avrei potuto dire qualcosa di più preciso dopo che ne avessi parlato con il Pietro PIZZO in un’altra occasione. BONAFEDE mi disse…
P.M.1:     Un attimo solo.
CONCETTO:    Sì.
(…)
P.M.1:    Va bene, allora vediamo come sono andate le cose va bene.
CONCETTO:    Allora ne parlai con il BONAFEDE il quale mi chiese quanto sarebbe stato disposto a darci e che questo lo avrei accertato in un secondo tempo.
P.M.1:    In un altro momento, perfetto.
CONCETTO:    Mi ricordo che dopo una quindicina di giorni, 20 giorni, ci incontrammo a casa del Senatore PIZZO, casa che se non…. No, non ricordo male, lui aveva già dato a un impresa dove era stato costruito il Centro Commerciale e ci incontrammo vicino a dove lui aveva la piscina in pratica…
P.M.1:    Quindi sempre la casa di via Mazara?
CONCETTO:    Sempre la casa di via Mazara.
P.M.1:    …di cui avevamo parlato prima.
CONCETTO:    Sì, di cui avevamo parlato prima.
P.M.:    E che succede (inc.)
CONCETTO:    Lui mi fa presente la buona amicizia che intercorre fra me e lui, tutto quanto, si parla di questo e poi passiamo alla somma che lui…
P.M.:    E questo secondo appuntamento come viene procurato, il primo tramite suo padre…
CONCETTO:    Tramite il… come si chiama, comunque uno molto vicino a lui, di cui adesso non…
P.M.:    Vabbè, c’è questa persona che fa, la viene a cercare?
LINARES:    Ne avevamo parlato di questa persona?
CONCETTO:    Sì, ne avevamo parlato.
LINARES:     E’ una delle persone delle quali (inc.) con Natale BONAFEDE?
CONCETTO:    Sì, sì.
(…)
CONCETTO:    …vengo a sapere che Pietro mi aspettava a casa sua. Lo raggiungo a casa sua, dopo aver parlato un pochettino del più e del meno lui si raccomanda affinché la cifra non fosse esosa, io dico che non dipende da me ma che mi avevano chiesto di dire a lui che la somma si trattava di 100 milioni. Abbiamo contrattato per un pochino e poi siamo giunti alla determinazione che lui mi avesse dato i 100 milioni, non in un’unica tranche ma divisa in più tranche. Nel frattempo cosa succede? Che incontrandomi un’altra volta con il BONAFEDE, faccio presente che avevamo pattuito la cifra di 100 milioni, però sorge il fatto che il BONAFEDE quasi quasi mi fa capire che non se ne doveva fare più niente perché lui era orientato ad aiutare il Davide COSTA. Al che gli dico: scusami mi fai prendere prima l’impegno e poi… ma sai, c’è mio cugino, sarebbe Davide MANNIRA’, è da parecchio tempo che sta dietro a Davide COSTA, gli aveva promesso un favore… che tra l’altro io ricordo che lui me ne aveva accennato, si trattava di fargli fare un mutuo, un mutuo di 300 milioni, non so se sia stato questo poi il favore che gli ha fatto, comunque fatto sta che le cose non vanno più lisce per come era sembrato all’inizio, infatti una sera incontro il Davide MANNIRA’, gli faccio presente la situazione, dico: ma come mai, a me non interessa sapere il favore che ti sta facendo Davide COSTA ma lui non ha bisogno di avere un aiuto in quanto la legge regionale prevedeva il fatto del Listino e lui ne facesse parte…
P.M.:    Chi era che faceva parte del Listino?
CONCETTO:    Del Listino, scusate, del Listino.
P.M.:    Chi faceva parte del Listino?
CONCETTO:    Davide COSTA.
P.M.:    Sì.
CONCETTO:    Quindi io gli faccio presente che lui non ha un impellente bisogno di voti. Lui mi dice: sì questo è vero però lui doveva essere eletto con una buona percentuale di voti in quanto aspira a fare l’assessore.
P.M.:    Quindi praticamente le dice che tuttavia deve fare buona figura perché aspira a entrare…
CONCETTO:    Sì.
P.M.:    Prego, prego.
CONCETTO:    E allora diciamo che le cose restano un po’ in aria, cioè malgrado io avessi parlato con (inc.) in seguito tramite GALFANO Angelo mi fa sapere il BONAFEDE che la trattativa poteva continuare.
P.M.:    Quella con PIZZO.
CONCETTO:    …quella intercorsa con il PIZZO. Io chiaramente non avevo detto tutto quello che stesse succedendo al PIZZO però abbiamo avuto diversi altri incontri sempre a casa sua, il GRECO che di tanto in tanto mi portava delle notizie e infatti io avevo il suo numero di telefono e lui quando mi chiamava evitava di chiamarmi… mi diceva di rivolgersi al comandante dei Vigili Urbani, in questo caso ero io.
P.M.:    Chi chiamava?
CONCETTO:    Chiamava il GRECO.
P.M.1:     Cioè PIZZO chiamava il GRECO…
CONCETTO:    PIZZO informava GRECO qualora avesse bisogno di me…
P.M.:    Dicendo che aveva bisogno di parlare col comandante dei Vigili Urbani ...
CONCETTO:    …che aveva bisogno di parlare col comandante dei vigili urbani.
P.M.:    Ho capito e il GRECO chiamava lei poi. Veniva personalmente o la chiamava?
CONCETTO:    Ci siamo incontrati…
LINARES:    Dovremmo chiarire questo passaggio GRECO abbiamo detto ha dato la sua disponibilità per incontri con i latitanti quindi era soggetto in qualche modo di fiducia di questi latitanti…
CONCETTO:    Sì ...
LINARES:    …come mai i rapporti venivano intrapresi con lei e invece per esempio il GRECO non veniva coinvolto dal PIZZO in questa situazione?
CONCETTO:    Ma il GRECO chiaramente era a conoscenza di tutta quanta l’operazione stessa, però siccome GRECO non faceva parte della famiglia mi dovevo occupare io di questa situazione.

Le voci di dentro:
la parola
al consigliere comunale
“Il quadro probatorio – si legge nella richiesta di custodia cautelare – fino ad ora delineato sulla base dell’intercettazione della conversazione intercorsa tra RALLO Vito Vincenzo e GIGLIO Vincenzo (esponenti della famiglia mafiosa di Marsala ndr), delle dichiarazioni accusatorie di CONCETTO Mariano e dei riscontri obiettivi di volta in volta acquisiti ed evidenziati, trova ampia, autonoma e straordinaria conferma nelle dichiarazioni rese da Vincenzo LAUDICINA - noto esponente politico marsalese, consigliere comunale da circa un decennio, candidato ed eletto in vari raggruppamenti politici ed in ultimo in una lista civica riferibile alla corrente politica facente capo al deputato regionale Onofrio FRATELLO”.

RALLO Vito Vincenzo:    …MA VEDI CHE PIETRO PIZZO IO DICO CHE NON CE LA FA… oh ! …
GIGLIO Vincenzo:    …MA CHE CAZZO TE NE FOTTE… QUELLO VUOLE USCIRE 50 MILIONI… 100 MILIONI…
RALLO Vito Vincenzo:    …Pietro PIZZO ?…
GIGLIO Vincenzo:    …unca ! … (certo, ndr.) …
RALLO Vito Vincenzo:    …uh ! …”.
GIGLIO Vincenzo:    …E QUESTO DAVIDE COSTA NE VUOLE USCIRE ALTRI 100… E LUI HA IL TEOREMA… IL COMUNE IN MANO… IL COMUNE PARE CHE NON È SEMPRE LO STESSO… veramente noialtri qua con queste menti… CHE ABBIAMO GRANDI IMPRESE EDILIZIE…
RALLO Vito Vincenzo:    …noialtri… sì… (ironizza) …noialtri lo sai cosa possiamo fare solo ?… incomp… non concludiamo niente… incomp… ci metti a qualcuno più… incomp… così… gli dici… io… poi si vede…
GIGLIO Vincenzo:    …TRA PIZZO E DAVIDE COSTA… incomp… SOLDI CI SONO…
RALLO Vito Vincenzo:    …LO SO… incomp… SOLDI CI SONO… incomp…”.
(…)
GIGLIO Vincenzo:    …minchia… I POLITICI… incomp … CI SI ACCHIAPPA 40… 50 MILIONI UN CRISTIANO … TANTO POI SE TI DEVONO FARE I FAVORI LO STESSO TE LI FANNO …
RALLO Vito Vincenzo:    …basta che mi porta la risposta di questi… incomp… lui… perché già… incomp …
GIGLIO Vincenzo:    …allungano …
RALLO Vito Vincenzo:          …incomp… ma quello c’è … e parla con…                        incomp… com’è ? gli dici che acchiappa a DAVIDE…”.

“Profondo conoscitore della realtà politica ed amministrativa di Marsala – scrivono i Pm – il LAUDICINA si è spontaneamente presentato il 22 luglio 2003 a questo Ufficio, manifestando la volontà di rendere le seguenti spontanee dichiarazioni:

“ A causa della mia attività politica – ha spiegato Laudicina – sono a conoscenza di rapporti che intercorrono tra soggetti appartenenti o vicini alla famiglia mafiosa di Marsala e persone delle istituzioni, siano essi amministratori o politici.
In particolare sono a conoscenza di rapporti che passano tra persone che si dice facciano parte della famiglia mafiosa o soggetti a essi vicini da un lato e persone che fanno parte di Uffici tecnici e amministrativi del comune di Marsala ovvero consiglieri comunali, provinciali o deputati regionali, dall’altro”.
Così programmaticamente prospettato – proseguono i Pm – l’ambito entro il quale ha inteso riferire le sue conoscenze all’Ufficio, il LAUDICINA ha testualmente riferito a proposito dei rapporti instaurati da COSTA Davide e PIZZO Pietro con la famiglia mafiosa marsalese:
“Quanto al COSTA – ha sottolineato Laudicina – devo dire che lo stesso non è persona di particolare spessore e dietro di lui ogni cosa è gestita dal padre. Anche in campagna elettorale ritengo che tutto sia stato gestito dal padre. Mi risulta che il COSTA attraverso il padre, abbia investito durante la campagna elettorale cospicue somme di denaro presso soggetti appartenenti o vicini alla famiglia mafiosa di Marsala per fare convergere voti in suo favore. Tra i soggetti cui il COSTA ebbe a rivolgersi ricordo tali CURATOLO Rocco, PICCIONE Michele (il cui nipote Alessandro PICCIONE poi è stato fatto candidare dal COSTA alle elezioni comunali di Marsala del novembre 2001), CERAMI Ignazio, MANNIRA’ Davide e altri soggetti di cui non ricordo il nome.
Tra l’altro in quel momento era particolarmente impegnativo muoversi sul fronte degli appartenenti alla famiglia mafiosa di Marsala perché una fazione di essi era attiva sul fronte elettorale in favore di PIZZO Francesco, figlio dell’ex senatore Pietro PIZZO. Tra questi altri soggetti particolarmente attivi vi erano CONCETTO Mariano ed altri,
 O M I S S I S.
 So che il prezzo dei voti poteva arrivare anche a 500.000 lire per un nucleo familiare di tre persone”.
Da una prima, superficiale lettura delle spontanee dichiarazioni del LAUDICINA – concludono i Pm – affiora con immediatezza una sorprendente coincidenza con quanto ha riferito in proposito il CONCETTO e con gli elementi di riscontro obiettivo delineati in precedenza.
In buona sostanza, anche un soggetto estraneo all’organizzazione mafiosa Cosa Nostra, ma profondamente inserito nel contesto politico-istituzionale marsalese e trapanese come il LAUDICINA, in relazione alle regionali del 2001, era venuto a conoscenza delle seguenti circostanze: la famiglia di Marsala aveva sostenuto contemporaneamente le candidature del COSTA e del figlio dell’ex sen. PIZZO; tra le persone inserite o vicine alla famiglia che si erano schierate per il COSTA erano ricomprese Rocco CURATOLO (esponente mafioso di primo piano della famiglia mafiosa marsalese1 nonché zio materno di Katia EVOLA, fidanzata del MANNIRA’), CERAMI Ignazio, Davide MANNIRA’, Michele PICCIONE2 (è stato invero accertato che Alessandro PICCIONE, nipote del noto esponente mafioso Michele PICCIONE, è stato candidato, ma non eletto, per le comunali del 20013) mentre tra quelle che avevano sostenuto il PIZZO vi erano CONCETTO Mariano, GIGLIO Vincenzo e GALFANO Angelo”.

E non è finita qui…
A tuttoggi assistiamo agli appelli degli avvocati difensori che reclamano l’innocenza dei propri clienti, con i pezzi grossi che annunciano le proprie dimissioni in attesa di “chiarimenti”, vedi alla voce Pizzo junior e Costa David (per Pizzo senior si è avuto un provvedimento direttissimo di sospensione dalle funzioni di presidente del consiglio comunale di Marsala da parte del prefetto di Trapani, prima che lo stesso Pizzo presentasse regolari dimissioni). Pare che i principali imputati abbiano fatto scena muta o quasi davanti agli investigatori; migliore è stata la reazione di diversi imprenditori, che hanno deciso di collaborare. Fra gli indagati, alcuni sono stati posti agli arresti domiciliari, altri sono stati scarcerati. Per Pietro Pizzo non si prevedono tempi brevi per eventuali scarcerazioni. Tutt’altro. Per David Costa le indagini stanno andando avanti. Dalla Procura di Palermo e dalla squadra mobile di Trapani è arrivato l’appello a tutti gli imprenditori “a stare dalla parte della giustizia”. Per il Procuratore di Palermo Piero Grasso e per il sostituto della Dda Massimo Russo sarebbe necessario aumentare il minimo della pena del reato di associazione mafiosa che prevede una condanna (dai 3 ai 6 anni) inferiore a quella prevista per reati meno gravi. Lo scorso 29 giugno durante una seduta straordinaria del Consiglio comunale di Marsala, indetta per affrontare il tema dei rapporti mafia & politica alla luce dell’operazione “Pernospera II”, lo stesso Enzo Laudicina ha ribadito la gravità della situazione locale: “Nessuno può far finta di non sapere, di essere stato all’oscuro su quanto accaduto e le elezioni regionali del 2001 non sono state le uniche competizioni in cui la mafia è scesa in campo…”. Ma mentre la città di Trapani appare quasi infastidita da tanto clamore, gli investigatori battono altre strade che puntano ad eventuali legami con la politica nazionale. Ed ecco che si riaffacciano le notti bianche del senatore e dei suoi amici. Ma questa è un’altra storia. Ancora da cominciare.
Lorenzo Baldo


* Le parti riportate in virgolettato sono tratte dalla RICHIESTA  DI APPLICAZIONE DI MISURE CAUTELARI e contestuale RICHIESTA DI SEQUESTRO PREVENTIVO N. 13785/2003 R.G.N.R. - D.D.A.  (firmata dai Pm Massimo Russo, C. Gaetano Paci, Calogero Roberto Piscitello, Pierangelo Padova - Palermo, 24 febbraio 2004)

** Le parti riguardanti la conversazione tra BUCARIA Matteo e ALESTRA Salvatore sono tratte dalla trascrizione della conversazione ambientale nr. 99 intercettata alle ore 10.57  del 29.12.2000 a bordo della TOYOTA LAND CRUISE , targata ZA 367 FF, intestata alla ditta BUCARIA s.r.l. ed in uso a BUCARIA Matteo decreto n. 1291/00 Int. del 03.10.2000 (contenuta nel paragrafo III. 1 “La tentata estorsione subita dall’ALESTRA Salvatore e l’estorsione consumata da SUCAMELE Mario, VIRGA Pietro  e  VIRGA Vincenzo”, all’interno del fascicolo depositato al Tribunale della Libertà di Palermo)



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La Famiglia D’Alì


L’impero governato da Antonio D'Ali' senior, classe 1919, si può quantificare in immense tenute agricole, le saline tra Trapani e Marsala, molte proprietà e la quota di controllo della Banca Sicula (fino al 1991). D’Alì senior fu direttamente amministratore delegato della banca di famiglia fino al 1983, anno in cui fu coinvolto nello scandalo P2 (il suo nome era nelle liste di Gelli) e preferì cedere il passo al nipote Antonio junior, che nel 1994 aderì a Forza Italia e vinse un seggio al Senato. La Banca Sicula era uno dei più importanti istituti di credito siciliani con 61 sportelli ed enormi mezzi amministrati. All’inizio degli anni ’90 la banca trapanese fu acquistata e incorporata dalla Banca Commerciale Italiana. In seguito all’operazione, Giacomo D'Ali', figlio di Antonio senior e cugino di Antonio junior il senatore, è entrato a far parte del consiglio d’amministrazione della Banca Commerciale. La Banca Sicula, prima di rinascere dalle sue ceneri dietro le insegne della Commerciale, era stata oggetto di un attento rapporto del commissario di polizia Calogero Germanà (che aveva subito un attentato da parte di Leoluca Bagarella e che oggi è dirigente della Dia a Roma). Il rapporto ipotizzava che l’istituto di credito fosse uno strumento di riciclaggio di Cosa Nostra. E rimarcava il fatto che Giuseppe Provenzano (il futuro deputato di Forza Italia e presidente della Regione Sicilia) fosse stato chiamato come presidente del collegio dei sindaci della Banca, quando questi era il commercialista della famiglia Provenzano (del numero uno di Cosa Nostra). Il rapporto però non ebbe alcun seguito. Prima dell’incorporazione, la Banca Sicula aveva totalizzato un aumento di capitale di 30 miliardi di vecchie lire. Nel 1998, l’allora vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Nichi Vendola, in un rapporto inviato alla Vigilanza della Banca d'Italia, chiese da dove fossero arrivati quei soldi e chi avesse finanziato la ricapitalizzazione. “Tutto regolare” fu la risposta della famiglia D'Alì, assicurando che l’aumento di capitale della Banca Sicula era stato finanziato da Efibanca. Sta di fatto che a pagina 7 del rapporto si legge: " Nella consapevolezza che qualcuno dei detentori del pacchetto di maggioranza della Banca sicula abbia subito una pressione esterna cui resisti non potest, messe in atto dalla mafia trapanese". Se si scava a fondo nella storia della famiglia D’Alì si trova che hanno avuto come campieri alcuni membri delle famiglie mafiose dei Messina Denaro.
Il vecchio capomafia di Trapani, Francesco Messina Denaro, fu per interi decenni  il fattore dei D'Ali'. Poi vi subentrò il  figlio Matteo, classe 1962, uno dei più feroci killer di Cosa Nostra, pluriergastolano per le stragi del 1993, indicato da molti investigatori come colui che prenderà in mano le redini di Cosa Nostra nel “dopo Provenzano”.  Nel 1998, l’On Nichi Vendola mostrò  i documenti che provavano il pagamento a Matteo Messina Denaro, ufficialmente agricoltore, di 4 milioni, ricevuti nel 1991 dall’Inps come indennità di disoccupazione. Pietro D'Ali', fratello di Antonio il senatore e di Giacomo D'Ali' si era occupato di pagargli i contributi. Anche il fratello di Matteo Messina Denaro, Salvatore, ha lavorato per i D'Ali': è stato funzionario della Banca Sicula e poi, nel 1991, è passato alla Commerciale, prima di finire in manette, per mafia, nel 1998. Molto interessanti sono le dichiarazioni di Francesco Geraci, un noto gioielliere di Castelvetrano, arrestato con l’accusa di essere uno dei prestanome di Riina: "Nel 1992 Matteo Messina Denaro mi ha chiesto di acquistare dai D'Alì un terreno per 300 milioni da regalare a Riina". Si tratta della tenuta di Contrada Zangara, a Castelvetrano. I firmatari del contratto furono Francesco Geraci il gioielliere e Antonio D'Ali' il futuro senatore. "Io sono intervenuto solo al momento della firma", raccontò Geraci. "Dopo la stipula andai spesso alla Banca Sicula e mi feci restituire i 300 milioni". Successivamente, nel 1997 quel terreno venne confiscato in quanto considerato parte dei beni di Totò Riina.
L.B.




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Vincenzo Virga


Boss di grandissimo spessore di Cosa Nostra nel trapanese, arrestato lo scorso 20 febbraio 2001 dopo oltre 10 anni di latitanza è stato uno dei luogotenenti di Bernardo Provenzano, braccio destro di Matteo Messina Denaro, secondo gli inquirenti manteneva i contatti fra la nuova mafia di Messina Denaro e quella "tradizionale" di Provenzano. Ricercato per gli omicidi del giudice Alberto Giacomelli e del sociologo Mauro Rostagno, Virga è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio della guardia carceraria Giuseppe Montalto. “Vincenzo Virga – secondo il capo della squadra mobile di Trapani Giuseppe Linares – è stato abilissimo nel turbare le aste per gli appalti pubblici nel trapanese ed ha saputo tenere i contatti tra imprenditori, politici e altri poteri impegnati nel riciclaggio del denaro sporco".




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Gli Imprenditori


Nella richiesta di custodia cautelare troviamo un’ampia spiegazione sul ruolo giocato dagli imprenditori. Quelli con un ruolo “attivo” e quelli più passivi. “L’entità della somma che un imprenditore doveva versare alla famiglia mafiosa marsalese – scrivono i Pm –  era oscillante fra il 2 ed il 3% del complessivo importo dell’appalto, e ciò a prescindere dal sostegno assicurato dall’organizzazione in fase di aggiudicazione. (…) Si comprende, pertanto come in ogni comprensorio della provincia di Trapani vigano le pretese estorsive delle varie cosche mafiose al punto che un solo imprenditore può essere sottoposto contemporaneamente a diverse richieste di tangente da parte di più mandamenti mafiosi solo per la circostanza di espletare la propria attività nei diversi territori; ciò con comprensibili riflessi negativi sulla stabilità dell’azienda e, quindi, in modo esponenziale, sull’intero sistema produttivo. (…) Si è anche accertato che la sottomissione dell’imprenditore alla forza di intimidazione di Cosa Nostra è giunta sino al punto di costringere il BUCARIA ad assumere il ruolo di intermediario tra la famiglia di Marsala ed un altro imprenditore sottoposto alla medesima pressione estorsiva”. Dalle intercettazioni emerge anche tutta la disperazione di chi si rende conto di trovarsi in un vicolo cieco: “loro mi stanno facendo arrestare … mi stanno facendo arrestare o mi fanno sparare (…) perché io soldi non ne ho per darglieli ..non dandogli soldi loro che fanno ?…mi sparano ?…” (…) ma io dico da fucile a fucile…me ne vado a rubare e non mi arrestano mi faccio arrestare subito …almeno mi arrestano e me ne vado dentro e la famiglia almeno resta …”. (…) “Va ribadito che il CONCETTO Mariano, nel riferire circa altre similari attività delittuose, ha più volte indicato come gli imprenditori da sottoporre ad estorsione venissero individuati anche sulla base della loro eventuale diretta frequentazione e/o conoscenza con soggetti, i quali, ancorché non pienamente inseriti nella cosca mafiosa lilibetana, fossero almeno “vicini” ad essa e ciò al dichiarato fine di facilitare l’individuazione di un canale tramite il quale la potenziale vittima avrebbe potuto avviare l’indebita trattativa economica con i malviventi”.




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Che c’azzecca il Presidente
del Trapani Calcio?


Attimi di apprensione fra i tifosi del Trapani Calcio quando è cominciata a circolare la notizia che
il nome del loro presidente veniva riportato nella richiesta di custodia cautelare, svaniti rapidamente nel nulla, come se niente fosse. Ma Trapani è anche questa.
“Il BUCARIA – si legge in un passaggio del documento – si recava a trovare l’imprenditore trapanese BIRRITTELLA Antonino (attuale presidente dell’AS Trapani calcio; incontro avvenuto in data 11 ottobre 2000 ndr). Anche in questo caso il BUCARIA interpellava il BIRRITTELLA, ritenendolo nelle condizioni di sollecitare un intervento presso elementi di “Cosa Nostra” potenzialmente in grado di risolvere gli attriti originati dalle esose richieste estorsive contemporaneamente imposte al BUCARIA dai sodalizi mafiosi di Marsala e di Mazara che nulla avevano considerato circa le ingenti somme di danaro già corrisposte, in precedenza, dall’estorto agli uomini capeggiati dal VIRGA Vincenzo. Pertanto, nel dialogo che segue, il BUCARIA interpellava il BIRRITTELLA circa le possibili soluzioni da intraprendere, apprendendo della possibilità di interpellare elementi mafiosi del castelvetranese. La registrazione aveva inizio con il BUCARIA che suggeriva come vi fosse l’esigenza di “partire da lontano” - ovvero di interpellare soggetti mafiosi di spessore non appartenenti alle cosche interessate – e, infatti, il BIRRITTELLA, concordando, spiegava come occorresse l’intervento di soggetti della cosca di Castelvetrano, ossia di sodali del massimo esponente provinciale di “Cosa Nostra” MESSINA Denaro Matteo, sebbene siffatto intervento richiedesse un buon margine temporale per l’attivazione (“cioè a CASTELVETRANO ci puoi andare …però ci vuole tempo non è che dici partiamo, andiamo là, quello…. “ UH” ..parla…sai….. ci vuole un poco…”). Il BUCARIA, pertanto, si convinceva ad attendere altri due giorni.
Il BUCARIA, inoltre, provvedeva ad informare il MANNINA Vincenzo anche sull’incontro intrattenuto - come sopra evidenziato - con l’imprenditore BIRRITTELLA Antonino il quale - spiegava il BUCARIA – aveva lamentato che le somme di danaro erogate, a titolo estorsivo, dal BUCARIA al VIRGA Vincenzo ed al SUCAMELE Mario non fossero poi state veicolate ad alcuno (“poi ieri sera ho incontrato pure mi sono visto con NINO BIRRITTELLA…minchia per ora io non lo so …minchia sai che cosa mi ha detto NINO ?… a te ti hanno “ fottuto” i soldi ….VINCENZO VIRGA e MARIO SUCAMELI …perché loro i soldi non li hanno dato a nessuno…”); il MANNINA spiegava che tale genere di notizia rappresentava circostanza molto grave (“vedi che queste cose molto gravi sono”):

E:-    …a MARSALA …incomp..
M:-    …a MARSALA mi sono visto ieri pomeriggio …ma mi ha detto ..dice noi…incomp… e mi ha detto che venerdi….domani pomeriggio quello si incontra con il LATITANTE là.. e mi fa sapere la risposta…no ma risposta io non ne voglio io ..incomp… il discorso che dice che io non mantengo i patti quindi loro mi devono… mi devi dire a me ..purtroppo non possiamo essere molti ..incomp…incomp…poi ieri sera ho incontrato pure mi sono visto con NINO BIRRITTELLA…minchia per ora io non lo so …minchia sai che cosa mi ha detto NINO ?… a te ti hanno “ fottuto” i soldi ….VINCENZO VIRGA e MARIO SUCAMELI …perché loro i soldi non li hanno dato a nessuno …non li danno a nessuno …
E:-    …incomp…
M:-    …perché lui …mi ha parlato pure di NINO BIRRITTELLA..
E:-    …vedi che queste cose molto gravi sono …

Ribadendo le accuse del BIRRITTELLA, il BUCARIA tornava a lamentare come il SUCAMELE gli avesse voltato le spalle indicandone il motivo nella circostanza che il VIRGA lo aveva, al momento diffidato dal contattarlo (“…perché lui si vedeva con VINCENZO VIRGA te lo dico io…lui dice…quello gli ha detto che non si deve fare più vedere … ”):

M:-    …incomp…ma NINO BIRRITTELLA questo mi diceva ….dice ultimamente tu gli davi i soldi e lui i soldi non li porta a nessuno, quindi ora sono messi da parte e non si possono muovere …ma loro mi possono abbandonare cosi ENZO ? ..ma secondo te onesta è la parte sua… dopo che è una vita che MARIO mi mantiene ….che io mantengo a tutti quanti sono …io gli sono sempre a disposizione in tutto e per tutto…hanno questo…hanno bisogno di quello …qualsiasi cosa hanno bisogno sempre a disposizione, io non so più che cosa cazzo fare, è giusto ?…e lui si mette da parte ….mi ha lavato le mani ENZO ..io infatti di più per questo avevo girato quando …incomp…dice no, io non posso fare più niente, dice, io quella persona che mi vedevo…perché lui si vedeva con VINCENZO VIRGA te lo dico io…lui dice …quello gli ha detto che non si deve fare più vedere …

“Il BUCARIA chiedeva al MANNINA di sondare qualunque possibilità, non escludendo anche l’ipotesi suggerita dal BIRRITTELLA Antonino circa la suesposta eventualità di invocare l’intervento di elementi castelvetranesi legati al capo mafia MESSINA DENARO Matteo (“…vedi tu domani mattina a Mazara che cosa tocchi e vedi se possiamo avere ENZO qualche alternativa magari vedi qualcuno che potrebbe avvicinare a Questo ?…che io caso mai me ne vado a Castel…. Cosa mi diceva …BIRRITTELLA che mi voleva accompagnare a CASTELVETRANO … nel gruppo MESSINA DENARO ...è più forte ancora …io lo devo risolvere questo problema … “).




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La reazione di Bobo Craxi


Sdegnata la reazione di Bobo Craxi immediatamente dopo gli arresti: “Il precipitoso arresto del sen. Pizzo nell’imminenza di una campagna elettorale getta i socialisti in uno sconforto al quale bisogna reagire. I fatti si incarichino di dimostrare l’innocenza di Pietro Pizzo. Egli ha lavorato una vita come del resto suo padre Francesco, per il Partito, per la Sicilia, per la sua città dove è grandemente stimato. Mi dispiace che un uomo che ha servito il Paese oggi sia trattato come un criminale comune”. Forse (buon sangue non mente) sì è scordato che la legge è uguale per tutti e non ci possono essere criminali comuni e criminali non comuni.
A. P.




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OPERAZIONE "PAPASITO"


Trapani. Sventato un  traffico di cocaina e diamanti tra la Colombia e la Sicilia. Arrestati a Trapani e in provincia di Erice, Valderice e Paceco i componenti di una banda: Anselmo Antonino, Coviello Giuseppe, Fiorino Giuseppe, Monaco Maurizio, Piacentino Antonino, Pirro Alfredo, Reda Filomena, Scardina Giuseppe, Tallarita Raffaele. A Pirro, Fiorino e Scardina il gip ha concesso gli arresti domiciliari mentre un provvedimento, a carico di Reda, è stato notificato in carcere.
Sono stati indagati a piede libero dalla Procura competente anche due minorenni.
Le indagini avviate un anno e mezzo fa dalla sezione antidroga della Squadra Mobile si sono concentrate su Anselmo, detto “papasito” che sarebbe stato a capo del gruppo responsabile di scippi, ricettazioni, furti in abitazioni e negozi, oltre che di spaccio di cocaina, ecstasy ed hashish. In alcuni dialoghi intercettati dalle forze dell’ordine pare che l’Anselmo con alcuni giovani pregiudicati che spacciavano per suo conto si sarebbe vantato di avere avuto rapporti con il figlio del defunto narcotrafficante Pablo Escobar capo del Cartello di Medellin.
Anselmo, con l’aiuto di una ragazza colombiana, Perla Chica Herrera, avrebbe organizzato un grosso traffico di cocaina di portata internazionale. <<Nel 1999 – ha detto il vice dirigente della Squadra Mobile di Trapani Giovanni Leuci, che ha condotto le indagini – la donna era stata arrestata per traffico internazionale di stupefacenti . Aveva scontato la pena ed aveva avuto notificato il decreto di espulsione. Aveva conosciuto Antonino Anselmo ed aveva avviato una relazione con lui>>. La Herrera, con documenti falsi, dalla Colombia sarebbe dovuta arrivare in Germania in aereo e poi in treno fino in Sicilia per evitare il controllo delle impronte digitali. Il piano è fallito perché la donna è rimasta coinvolta in un’aggressione e Bogotà che ne ha impedito la partenza. Nei piani di Anselmo ci sarebbe stato anche un contrabbando di diamanti provenienti dalla Colombia. <<Abbiamo scoperto – ha detto il vicequestore Giuseppe Linares , dirigente della Squadra Mobile – che era allo studio un metodo per evitare i controlli ai raggi x, ingerendo un particolare liquido>>. A coordinare le indagini il sostituto Procuratore di Trapani Ciardi.
Qualche giorno fa il gip Luca Della Casa ha interrogato Filomena Reda che non ha risposto al giudice. Anche Antonino Anselmo e Giuseppe Scardia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Quest’ultimo, che doveva trovarsi agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Rione Palma, non era a casa quando gli agenti hanno effettuato un controllo. Arrestato al suo ritorno  è stato condannato dal giudice a sei anni di reclusione. Alfredo Pirro e Giuseppe Fiorino, invece, hanno respinto le tutte le accuse contestate dagli inquirenti.

M.L.


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