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Il sogno della DC

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Il pentito Giuffré rivela le mire segrete di Provenzano
di Anna Petrozzi



C'è chi sale…

"Come ho già detto, in occasione delle consultazioni del 2001 per l'elezione del Presidente della Regione Cosa Nostra scelse di appoggiare la candidatura di Cuffaro".
Un altro duro colpo per il Presidente della Regione Siciliana che, sebbene rimasto in sella grazie al suo generoso e indulgente bacino di voti, deve tornare ad affrontare accuse di collusione con la mafia, questa volta mosse da Antonino Giufrré, uno degli uomini più vicini a Bernardo Provenzano, oggi pentito.
Sarebbe del superlatitante infatti l'indicazione a sostenere il governatore. Così ha riferito il collaboratore al pm Di Matteo il 6 marzo 2003:
"In più occasioni con Giulio Gambino, Benedetto Spera, Salvatore Fileccia, Bernardo Provenzano e altri uomini d'onore abbiamo reputato l'affidabilità dell'onorevole Cuffaro e per questo motivo abbiamo sempre dato il nostro "sta bene" alle numerose occasioni di propaganda elettorale di cui venivamo regolarmente a conoscenza. Ovviamente come ho detto in altri interrogatori, si cercava di non bruciare il politico con contatti diretti e palesi con persone già note alle forze dell'ordine ed alla Magistratura".
Le dichiarazioni si fanno ancora più pesanti quando il pentito spiega al magistrato che "di Cuffaro si diceva anche che fosse un 'manciatario'", vale a dire uno che riceveva tangenti.
"Non sono a conoscenza di specifici episodi di pagamemento di tangenti a Cuffaro. Ricevetti inizialmente la notizia da Nino e Franco Militello, soggetti a me vicini in quel periodo impegnati in campagna elettorale in favore di Cuffaro".
Per trovare riscontro a quanto riferitogli dai Militello, "proprietari terrieri, grossi personaggi della Palermo bene", Giuffré si rivolse direttamente al capo di Cosa Nostra con il quale "avevamo più volte parlato del Cuffaro in termini di affidabilità, senza tuttavia entrare nello specifico".
Il pentito illustra poi il desolante spaccato dei rapporti sociali siciliani che altro non sono che il riflesso di quelli nazionali, come già ebbe a dire Paolo Borsellino.
"Cuffaro faceva delle cene, dei rinfreschi. Dava incarichi alle persone più importanti di Palermo, non di Cosa Nostra, ma dietro quelle persone ci siamo sempre noi. D'altro canto nel periodo pre-elettorale gli ingranaggi amministrativi si oliano un pochino e succedono cose che magari in altri periodi non accadono".
E svela il grande sogno dell'imprendibile boss: "Provenzano è un democristiano doc. Il sogno suo, di Ciancimino e di Lipari era di rifare la Democrazia Cristiana e non Forza Italia".
Un malinconico ritorno al passato, ma "non tanto perché ne fosse innamorato, ma perché quelle persone sapevano fare le cose, avevano una preparazione adatta".
Una nostalgia come sempre al passo con i tempi. Con una Forza Italia un po'in calo e la rinnovata Dc, oggi riciclata in UDC, alla grande rimonta.
Proprio una bella fortuna, oltre che a una piacevole coincidenza che il suo desiderio corrisponda con il volere degli italiani che, indifferenti al numero crescente di esponenti dell'UDC indagati, hanno concesso la loro larga preferenza per il partito del Presidente Cuffaro.
Il quale, all'indomani del trionfo elettorale, in una intervista al giornalista di la Repubblica, Attilio Bolzoni si è confidato: "E' andata come sognavo, come speravo con tutte le mie forze da quando la Dc era sparita. Il mio sogno era proprio questo: avere un partito che fosse l'erede non solo della storia e della cultura DC ma anche l'erede elettorale.
[…] Nel 1990 c'è stato un processo di disgregazione, adesso c'è il processo di riaggregazione. Ci vuole solo un po' di tempo. […] Quel processo allora partì dalla Sicilia e oggi la riaggregazione ricomincia da qui. La Sicilia anticipa ancora una volta e noi siamo i protagonisti di questa vicenda".
Incredibile questo Provenzano i cui desiderata coincidono sempre con quelli dei vincitori. Un inquietante profeta da quarant'anni senza volto!
L'inchiesta che vede coinvolto il Governatore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, è ancora aperta, ma lui da "indagato modello" è sereno e fiducioso nella giustizia e mai si permetterà di pronunciare una parola fuori posto contro i magistrati che stanno solamente svolgendo il loro lavoro.
"Come Andreotti?
Come Andreotti".

… e chi scende

Niente da fare invece per l'ex assessore comunale dell'UDC Mimmo Miceli il cui processo   ha vuto inizio lo scorso 6 luglio dopo il rinvio a giudizio firmato dal gup Pier Giorgio Morosini e l’ennesimo rifiuto di scarcerazione. L'accusa principale a suo carico è di aver agito da tramite tra il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro e Totò Cuffaro con l'intento di assecondare gli interessi del mafioso e quindi di tutta l'organizzazione.
Interrogato dai pm anche il Guttadauro non ha potuto fare altro che parlare il suo linguaggio tra metafore, silenzi e segnali.
"Se non ricordo male mi pare di avere chiesto qualche cosa per qualcuno, però non è successo niente" "E a chi l'ha fatta questa richiesta?" "Va beh, all'onorevole Cuffaro mi pare" " E come l'ha fatta, direttamente?" "No, io direttamente non lo conosco Cuffaro, sono disponibile a mettermi dentro la macchina della verità, non lo conosco. Forse l'ho visto una volta in ospedale perché suo figlio aveva avuto un incidente" "Tramite chi ha fatto richieste a Cuffaro?" "E vabbè dottore, a casa mia venivano amici, conoscenti, medici, avvocati, ingegneri. Ma se io vi faccio i nomi, voi li mettete sotto inchiesta. […] Io sono una persona che chiede, non ho mai imposto niente a nessuno. Chiedo sempre per cortesia e per favore" "Questa cortesia riguarda anche Cuffaro?" "Non ricordo".
A giudizio anche Francesco Buscemi, il segretario particolare dell'ex sindaco Ciancimino, così come l'ex maresciallo dei carabinieri e deputato UDC Antonio Borzacchelli, accusato di concussione, che attenderà in carcere l'inizio del suo processo previsto a partire dal 21 ottobre prossimo.
Stralciate invece le posizioni di Vincenzo Greco, cognato di Guttadauro, che ha chiesto il rito abbreviato e per Salvatore Aragona che ha scelto la via del patteggiamento avendo reso ampie dichiarazioni ai magistrati.
Scarcerati Aldo Carcione il medico radiologo socio e cugino di Michele Aiello, l'imprenditore bagherese al centro dell'inchiesta sulle talpe.
Agli arresti domiciliari anche il maresciallo Giorgio Riolo che ha recentemente consegnato ai magistrati una lettera nella quale ha espresso un profondo "sentimento di vergogna" per essersi lasciato trascinare "in un mondo fatto di giochi, potere e malaffare", ma che non ha mai voluto aiutare la mafia poiché ritiene che nemmeno Aiello possa considerarsi uomo di Cosa Nostra.
La sua posizione però presenta ancora molte ombre.
In uno degli ultimi interrogatori aveva detto ai pm di avere ricevuto da un suo superiore dell'Arma un dischetto contenente i pizzini di Bernardo Provenzano per condurre approfondimenti investigativi. Il sospetto della Procura è che i delicati documenti possano essere stati restituiti al superlatitante. Messo a confronto con i suoi superiori, però, il sottufficiale si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Il maresciallo esperto di microspie era stato arrestato assieme al collega Giuseppe Ciuro per avere creato una rete di telefonia cellulare riservata che consentisse loro di avvertire l'ingegnere Aiello delle indagini sul suo conto. Ciuro è ancora detenuto.
Nell'ambito della stessa inchiesta è stato indagato anche Vincenzo Rallo, un impiegato della direzione sanitaria dell'ospedale Buccheri La Ferla di Palermo. E' accusato di rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio e favoreggiamento personale.
Abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio aggravati dal fatto di aver agevolato Cosa Nostra per Leonardo D'Arrigo, altro esponente dell'UDC, indiziato per aver rivelato a Greco e Guttadauro informazioni riservate sul piano commerciale del Comune.
Un'indagine mastodontica quindi che non accenna ad arrestarsi e che prova ancora una volta il grado di infiltrazione mafiosa nella nostra società.



BOX1

Giuffré voleva uccidermi


"Ringrazio Dio che Giuffré è stato arrestato perché sono sicuro che stava cercando di uccidermi!"
E' la disperata confessione di un imprenditore di Termini Imerese Leonardo Lo Bello, 68 anni, attualmente detenuto per associazione mafiosa. Rispondendo alle domande del giudice Renato Grillo ha spiegato di essere stato un fiancheggiatore di Giuffré, di averlo incontrato durante la latitanza e di avergli dato appoggio e denaro. Ad un certo punto però avrebbe cercato di defilarsi provocando così le ire dell'allora boss di Caccamo.



BOX2
Eliminato
un imprenditore
a Lercada Friddi


Palermo. Ucciso sul colpo alle porte di Lercada Friddi l’imprenditore Agostino Sinatra. Titolare di una cava, l’uomo è stato assassinato lo scorso 31 maggio. Era sul suo fuoristrada con la moglie quando un comando di due persone ha affiancato il fuoristrada uccidendolo. I Carabinieri della compagnia di Monreale hanno ascoltato la moglie, rimastra miracolosamente illesa e ancora sotto choc, che però non sarebbe riuscita a ricostruire quanto accaduto.
I Carabinieri stanno scavando nel suo passato in quanto l’omicidio sarebbe stato eseguito con le modalità utilizzate dai sicari di Cosa Nostra. L’imprenditore, malgrado non avesse mai avuto  problemi con la giustizia, era iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. I magistrati della Dda di Palermo si erano soffermati su alcuni appalti ritenuti sospetti. Inoltre, il pentito Nino Giuffré nei mesi scorsi avrebbe parlato di collegamenti “sospetti” di Sinatra con alcuni elementi affiliati alle cosche mafiose. Le indagini sono coordinate dal procuratore della Repubblica di Termini Imerese, Alberto Di Pisa e dal sostituto Daniele Carlino. <<Sinatra – afferma Di Pisa – non aveva alcun precedente penale, era un imprenditore incensurato, titolare di una cava. Stiamo vagliando tutte le ipotesi e le piste che i Carabinieri stanno esaminando sono diverse>>.
Non si esclude che l’omicidio dell’imprenditore sia collegato ad altri due omicidi avvenuti tra il 2001 e il 2003 a Lercada Friddi e a Termini Imerese, quello dell’allevatore Salvatore Lo Forte e di Giuseppe D’Amore. M.L.



BOX3
Tutto in famiglia


E' l'ottavo esponente dell'Udc, contando solo quelli più importanti, ad essere indagato. Si tratta di Felice Bruscia, capogruppo del partito al consiglio comunale e dipendente regionale.
Si unisce alla lista capeggiata dal Presidente della Regione Totò Cuffaro, seguito da Antonio Borzacchelli, Mimmo Miceli, Saverio Romano, Vincenzo Lo Giudice, David Costa e Leonardo D'Arrigo.
Non sono tutti coinvolti nella stessa vicenda ma le accuse sono gravissime. Nonostante ciò, per ora, nessun comunicato ufficiale da parte del leader del partito Follini. Forse perché il silenzio vale milioni di voti?




LA NUOVA COSA NOSTRA


Palermo

Bernardo Provenzano (Corleone) - latitante
Salvatore Lo Piccolo (San Lorenzo) - latitante
Giovanni Motisi (Pagliarelli) - latitante
Salvatore Fileccia (Villagrazia) - latitante
Francesco Di Fresco (Villabate) - latitante
Leonardo Greco (Bagheria) - arrestato  giugno 2004
Domenico Rancadore (Caccamo) - latitante
Pietro Calvo (Misilmeri) - latitante
Antonino Cinà (Noce) - a piede libero
Francesco La Rosa (Ciaculli) - latitante
Vito Roberto Palazzolo (Cinisi) - latitante, vive in Sud Africa
Giuseppe Gelardi (Partinico) - latitante, segnalato in Sud Africa
Domenico Buscemi (Passo di Rigano) - latitante
Diego Madonia (Resuttana) - a piede libero
Agostino Badalamenti (Porta Nuova) - a piede libero, in attesa di giudizio
Francesco Bonomo (Gangi) - a piede libero
Domenico Raccuglia (Altofonte) - latitante


Trapani

Matteo Messina Denaro (Castelvetrano) - latitante
Vito Bigione (Mazara del Vallo) - arrestato il 27 maggio 2004
Pietro Virga (Trapani) - a piede libero
Ignazio Melodia (Alcamo) - a piede libero, in attesa di giudizio



Caltanissetta/Enna

Daniele Emmanuello (Gela) - latitante
Domenico Magliocco (Caltanissetta) - latitante
Francesco Cammarata (Riesi) - a piede libero
Domenico Vaccaro (Campofranco) - in carcere, sostituito da Angelo Schillaci.
Raffaele Bevilacqua (Barrafranca) - detenuto.
Giovanni Mattiolo (Enna) - a piede libero
Vincenzo Militello (Agira) - a piede libero




Agrigento

Maurizio Di Gati (Canicattì) - latitante
Giuseppe Nobile (Favara) - detenuto.
Luigi Putrone (Agrigento) - latitante
Giuseppe Falsone (Campobello di Licata) - latitante
Joseph Focoso (Agrigento) - latitante
Leo Sutera (Sciacca) - detenuto.
Stefano Fragapane (Santa Elisabetta) - a piede libero.




Catania/Sicilia orientale

Umberto Di Fazio (famiglia Santapaola) - latitante
Sebastiano Mazzei (famiglia Mazzei) - detenuto.
Filippo Marchì (famiglia Sciuto) - detenuto.
Michelangelo Alfano (Messina) - a piede libero
Michele Midolo (Siracusa) - a piede libero
Gaetano Dominante (Ragusa) - a piede libero


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