Sab05252013

Last update11:15:45

Rassegna stampa 'Ndrangheta N56

  • PDF
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

PRESO IL BOSS FRANCESCO VOTTARI

12 ottobre 2007
Reggio Calabria.
E’ stato arrestato lo scorso 12 ottobre a Bovalino, nel reggino, Francesco Vottari, capo dell’omonimo clan della ‘Ndrangheta di San Luca. Latitante dal 30 agosto scorso Vottari, detto “Frunzu”, è ritenuto il mandante dell’agguato del Natale 2006 che portò alla morte di Maria Strangio (moglie del boss Giovanni Luca Nirta) e che riaccese vecchie ostilità tra le cosche Vottari- Pelle da una parte e Nirta – Strangio dall’altra. Le stesse ostilità che avrebbero portato alla strage avvenuta in agosto nella cittadina di Duisburg, in Germania. Vottari è stato arrestato a casa sua, nell’edificio alla periferia di Bovalino in cui, il 25 settembre scorso, era stato scoperto un rifugio per latitanti. Da quella fatidica data, ha spiegato il Colonnello Iacono della Territoriale nel corso della conferenza stampa seguita all’arresto, <<non abbiamo mai trascurato di sorvegliare la casa. Avevamo all’epoca scoperto un bunker, dotato di tutti i sistemi di difesa ‘passiva’...; sapevamo che questo era di sicuro un obiettivo sensibile da non trascurare; tempo e fatica pagano>>. Simile la dichiarazione del procuratore aggiunto della Dda reggina Salvatore Boemi, che insieme al pm Adriana Fimiani ha coordinato le indagini. <<Oggi è stato catturato uno dei personaggi chiave della ‘Ndrangheta – ha dichiarato il Dott. Boemi -. Da parecchi mesi si lavorava per raggiungere questo obiettivo. I risultati sono venuti. Chiaramente – ha precisato - c’è a monte un lungo e oneroso lavoro, ci sono 40 fermi convalidati e convertiti in misure cautelari, c’è l’impegno costante delle forze dell’Ordine e della Magistratura, con il solo scopo di assicurare alla giustizia i personaggi malavitosi>>. Alla dichiarazione è seguita poi una riflessione. Quello che manca, ha proseguito Boemi, è <<la coscienza civile, il vicino, il conoscente, colui che sa, che ci porti i vari ‘Vottari’, che ci aiuti a catturare prima e più facilmente questi personaggi>>. Secondo quanto dichiarato dai Carabinieri, al momento del suo arresto il boss, genero di Antonio Pelle detto “Gambazza” e a Bovalino perché in visita ai familiari, avrebbe tentato di sfuggire alla cattura nascondendosi sotto il letto matrimoniale. E al colonnello Iacono che si stava assicurando circa le sue condizioni di salute avrebbe risposto: <<Senza il vostro arrivo starei meglio, ma meglio voi che altri>>. Il grande successo dell’operazione è stato, ancora, sottolineato dal Colonnello Leonardo Alestra, del Comando Provinciale di Reggio Calabria che ha elogiato la <<sinergia tra le forze dell’Ordine, Territoriale, Cacciatori, Anticrimine e Magistratura>>. E dal viceministro all’Interno Marco Minniti, da Francesco Forgione e Giuseppe Lumia, rispettivamente presidente e vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia. E’ quest’ultimo a dichiarare: <<Risultato importantissimo nella lotta contro le mafie che va però accompagnato da un supplemento di impegno e di rigore da parte delle forze politiche perché il contrasto alle organizzazioni criminali divenga una priorità>>.

DRUG OFF: PARLA LA DIFESA

23 ottobre 2007
Catanzaro.
E’ proseguita lo scorso 23 ottobre, davanti al gup Teresa Barillari, l’udienza preliminare per gli indagati dell’operazione Drug Off, in tutto 76. A prendere la parola è stata la difesa, che dovrebbe terminare la sua discussione nel corso dell’udienza fissata per il 14 dicembre prossimo, quando il gup inizierà a valutare la posizione degli indagati che hanno chiesto il rito abbreviato. La Corte di Cassazione dovrebbe nel frattempo fissare le udienze su alcuni ricorsi presentati dal pm Luigi De Magistris avverso l’ordinanza del gip con la quale non era stata accolta la richiesta di applicazione di misura cautelare nei confronti di alcuni indagati. Scattata il 12 luglio 2006 l’operazione Drug Off aveva fatto luce su una presunta organizzazione criminale avente base logistica in Calabria e dedita a traffici di droga e riciclaggio di auto rubate. Le indagini hanno coinvolto le province di Catanzaro, Crotone, Vibo, Reggio, Agrigento, Napoli, Lecco, Lucca, Parma, Perugia, Reggio Emilia, Varese e Cosenza.

INDAGATO AGAZIO LOIERO

25 ottobre 2007
Catanzaro.
E’ stato richiesto il rinvio a giudizio per Agazio Loiero, Presidente della Giunta Regionale calabrese, indagato dal pm Luigi De Magistris per associazione a delinquere e turbativa d’asta nell’ambito di un’inchiesta sulla sanità. Insieme a lui sono finite nel registro degli indagati altre otto persone, tra le quali spicca Michele Lanzo, commissario straordinario dell’Asl di Crotone e poi capo di gabinetto dello stesso Loiero. L’indagine, partita nel 2005 e condotta dai Carabinieri del Reparto operativo di Catanzaro e dei Nas riguarda il sistema con cui venivano aggiudicate le milionarie gare d’appalto per l’acquisto di apparecchi elettromedicali nei principali ospedali calabresi. Secondo l’accusa l’amministrazione pubblica (l’Ital Tbs o l’Ati), <<soggetto passivo pronto a soddisfare le esigenze altrui>> si accordava con le ditte che dovevano vincere le gare d’appalto adattando condizioni e criteri dei capitolati alle loro esigenze. E per fare questo si avvaleva di appoggi istituzionali, il principale dei quali sarebbe proprio Agazio Loiero, che gli altri indagati, intercettati nel corso dell’indagine, chiamavano <<il Nostro>>. Ed è a lui, infatti, che propongono <<un piano per la teleassistenza che avrebbe potuto attingere a fondi europei>>. Nelle Asl di Reggio Calabria e Catanzaro, e negli ospedali di Locri e di Crotone, spiega De Magistris, è la ditta che deve aggiudicarsi l’appalto a predisporre il capitolato di gara. <<La ditta – dice il pm – tramite il suo referente di zona, illustra il proprio obiettivo all’amministratore sodale o colluso, iniziando così l’operazione di gestione del procedimento amministrativo fino all’aggiudicazione finale della gara stessa>>. In questi affari Loiero sarebbe quindi un <<terminale istituzionale>>, che avrebbe svolto tale ruolo in tal senso anche <<prima delle elezioni e proprio al fine di accrescere l’area del consenso a lui favorevole>>. Per raggiungere lo scopo avrebbe indicato ai dirigenti Ital Tbs Francesco <<Ciccillo>> De Salvia e Alessandro Firpo, le persone adatte a far andare a buon fine <<il programma dell’associazione criminosa>>.

GRATTERI RIENTRA IN DDA

31 ottobre 2007
Reggio Calabria.
Su decisione del Procuratore capo facente funzioni Francesco Scuderi, Nicola Gratteri, magistrato della Repubblica di Reggio Calabria, è rientrato ufficialmente alla Distrettuale antimafia. In magistratura dal 1986, Gratteri ha prestato servizio presso il Tribunale di Locri, dal 1987 al 1991, con funzioni di Giudice istruttore civile, Giudice della sezione specializzata agraria, Giudice della sezione lavoro, Pretore applicato a Bianco, Brancaleone, Siderno. Numerose le inchieste da lui coordinate, tra cui: l’operazione “Primavera”, a carico delle cosche Cordì-Cataldo di Locri e l’operazione “Armonia”, che portò alla luce la divisione in mandamenti delle ‘ndrine sul modello di Cosa Nostra. Gratteri, autore insieme al giornalista Antonio Nicaso del libro “Fratelli di sangue”, ha inoltre condotto diverse indagini sul traffico internazionale di sostante stupefacenti e, ultima in ordine di tempo, quella sulla strage di Duisburg, compiuta il 15 agosto scorso.
La redazione di ANTIMAFIADuemiala augura al Dott. Gratteri Buon Lavoro.

SEMINARA IN MANO AI BOSS

22 novembre 2007
Reggio Calabria.
Sono terminati lo scorso 22 novembre gli interrogatori di garanzia degli indagati dell’operazione “Topa” che solo una settimana prima aveva decapitato la giunta comunale di Seminara, in provincia di Reggio Calabria. Il blitz era stato ordinato dal gip Anna Maria Grazia Arena su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, pm Roberto Di Palma, e aveva portato all’arresto di 11 persone tra cui il sindaco di Seminara Antonio Pasquale Marafioti (Forza Italia), che si è avvalso della facoltà di non rispondere, il suo vice Mariano Battaglia (Udc), l’ex sindaco Carmelo Buggè e il settantunenne Rocco Antonio Gioffrè, capo dell’omonima cosca dominante sul territorio. L’accusa, per tutti, è di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al totale controllo delle elezioni comunali dell’anno 2007. Secondo la Procura, infatti, la cosca Gioffré avrebbe esercitato a Seminara il totale controllo delle elezioni comunali e quindi di ogni settore delle attività di quell’Amministrazione: compresi concessioni, autorizzazioni e servizi pubblici comunali. A gestire tutte le operazioni politiche in vista delle elezioni della scorsa primavera, proprio il boss Gioffré, che avrebbe controllato la lista, approvato le candidature e, nel giorno delle consultazioni elettorali, inviato i propri uomini nei seggi a controllare. <<Con questa condotta – si legge nel capo d’imputazione – l’organizzazione diretta dal capo clan avrebbe acquisito in modo diretto e indiretto la gestione o comunque il controllo delle concessioni, autorizzazioni, servizi pubblici comunali, realizzando così profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri e  impedendo, al contempo, il libero esercizio del voto>>. Ed è  negli atti dell’inchiesta che figura l’intercettazione di un colloquio tra il boss Gioffré e Marafioti, sindaco uscente, che era indeciso se candidarsi o meno alle imminenti elezioni. <<Tu ti devi candidare – è il suggerimento del boss – perché qui decido io e la tua elezione è sicura. Possiamo contare su 1.750 voti>> (la lista ne ottenne 1.758).  A seguito delle elezioni, Gioffrè avrebbe anche deciso la composizione dell’esecutivo, imponendo suo nipote, Adriano Gioffré, divenuto assessore e anche lui catturato nel corso dell’operazione. E mentre il Prefetto di Reggio Calabria, Francesco Antonio Musolino, ha avviato la procedura per lo scioglimento del comune si è verificato quello che appare un increscioso disguido. La Stampa, leggendo una confusa intercettazione contenuta nell’ordinanza del gip Arena, ha dichiarato che Mons. Bregantini, conosciuto come “il vescovo antimafia” (recentemente promosso arcivescovo metropolita di Campobasso), era presente ad un summit mafioso. Una notizia smentita immediatamente dall’Arma dei Carabinieri e dai magistrati della Dda.

DINASTY 2: CHIESTE DURE CONDANNE

2 dicembre 2007
Vibo Valentia.
Falso ideologico, frode processuale e corruzione in atti giudiziari aggravate dalle modalità mafiose. Sono dure le condanne richieste dai pm Mariella De Masellis e Domenica Gambardella davanti al gup del Tribunale di Salerno che dovrà decidere sulle posizioni dei 26 imputati coinvolti nell’operazione “Dinasty2 – Do ut des” che hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato (la prima udienza risale al 28 settembre scorso). Una soltanto la richiesta di assoluzione (per Milena Pappatico) avanzata dai pm che si contrappone ai 121 anni e 6 mesi di carcere complessivi (già scontati di un terzo) chiesti per gli altri 25 imputati. Tra i quali figurano imprenditori, commercianti, ex amministratori e avvocati.
L’operazione “Dinasty2 - Do ut des” era scattata lo scorso 10 novembre a coronamento di un’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Vibo coordinata dai magistrati della Procura di Salerno a causa del coinvolgimento di un giudice del distretto della Corte d’Appello di Catanzaro: il giudice Patrizia Pasquin. Nella precedente udienza, tenutasi solo il giorno prima, i magistrati avevano ripercorso la vicenda del Melograno Village, complesso residenziale in fase di realizzazione a Parghelia e nodo cruciale di tutta l’inchiesta. E avevano analizzato alcuni casi di fallimento. Il Melograno Village, hanno spiegato i pm, era al centro di buona parte dei rapporti corruttivi oggetto dell’inchiesta, unitamente alle operazioni nel settore dei fallimenti. Una trama, dicono, ordita dal giudice Patrizia Pasquin che nel corso degli anni avrebbe usato il suo potere giurisdizionale per perseguire, insieme ad altri soggetti, interessi particolari.


ANTIMAFIADuemila N°56

Le recensioni di AntimafiaDuemila

Gilda Sciortino

Uomini di scorta

Questo libro da, finalmente, voce e visibilità a tutti queg...

Giuseppe Gulotta, Nicola Biondo

Alkamar

Dopo 22 anni di carcere Giuseppe Gulotta racconta la sua sto...

Don Andrea Gallo

In cammino con Francesco

“Seguirò questo migrare, questa corrente di ali...” Fab...

Dario Bressanini

Le bugie nel carrello

“L’uomo è ciò che mangia.” Ludwig Feuerbach “Entr...

Nisio Palmieri

CRIMINALI DI PUGLIA

"La criminalità organizzata pugliese nata negli anni '80 co...

Andrea Camilleri

COME LA PENSO

“Se sai non ricambiare menzogna con menzogna...” Rudyar...

Mauro Corona

CONFESSIONI ULTIME

Pensieri e racconti di vita. Le CONFESSIONI ULTIME di Mauro ...

Luca Ponzi, Mara monti

CIBO CRIMINALE

Documenti inediti in un'inchiesta shock che fa tremare l'ind...

LIBRI IN PRIMO PIANO

40-anni-mafia-webQUARANT'ANNI DI MAFIA
Storia di una guerra infinita

di Saverio Lodato




antonio-ingroia-io-soANTONIO INGROIA. IO SO

di Giuseppe Lo Bianco
e Sandra Rizza





assedio-alla-toga-web
ASSEDIO ALLA TOGA

Un magistrato tra mafia, politica e Stato

di Nino Di Matteo e Loris Mazzetti



apalermo-homeA PALERMO PER MORIRE
I cento giorni che condannarono
il generale Dalla Chiesa


di Luciano Mirone