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Francesco Franzese si pente

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Lo scorso 30 novembre la Procura di Palermo deposita davanti al Tribunale della Libertà i primi verbali del neocollaboratore di giustizia Francesco Franzese confermando così le indiscrezioni uscite il giorno stesso della cattura di Salvatore Lo Piccolo. Il 7 novembre, due giorni dopo il blitz di Giardinello, Francesco Franzese chiede per iscritto di conferire con l’autorità giudiziaria. Il primo verbale da “collaboratore” reca la data del 14 novembre. Gli altri due verbali depositati sono del 19 e del 26 novembre e contengono parecchi omissis. Franzese parla dei Lo Piccolo e di alcuni degli uomini a loro più vicini, tra cui Mimmo e Nunzio Serio. “Voglio collaborare con l’autorità giudiziaria” – dichiara <<Franco di Partanna>> davanti ai pm Nico Gozzo e Gaetano Paci (alla presenza dell’avvocato Monica Genovese e del capo della Catturandi Nuccio Incognito) – “per raccontare tutto ciò di cui sono a conoscenza sull’organizzazione mafiosa Cosa nostra, sulla famiglia di Partanna Mondello e sul mandamento di San Lorenzo, nel quale sono inserito”. “Ho fatto parte di Cosa nostra – prosegue Franzese – sono stato vicino ad alcuni esponenti mafiosi di Partanna Mondello, tra questi Giovanni Cusimano, così come risulta dal processo San Lorenzo 1, nel quale sono stato condannato definitivamente per associazione mafiosa”. Nei primi verbali il neo-pentito racconta agli inquirenti il suo ingresso in Cosa nostra, preceduto da una certa diffidenza: “Salvatore Lo Piccolo non aveva una buona considerazione di me – riferisce con toni quasi sommessi –  perchè aveva visto che portavo un tatuaggio e probabilmente sapeva che avevo fatto uso di droghe... Le stesse cose erano state dette a Sandro (Lo Piccolo, ndr) da Giuseppe Bruno, che però non le aveva ritenute rilevanti, e infatti mi aveva accolto bene”. Effettivamente,  nonostante il suo passato sregolato, Franzese viene ritualmente affiliato in Cosa nostra. Il pentito racconta: “Salvatore e Sandro Lo Piccolo, e (Andrea) Adamo, rimasero un po’ in disparte a parlare tra loro, e alla fine Sandro mi comunicò che sarei entrato a far parte di Cosa nostra”. “Sono stato affiliato – aggiunge nel verbale –  con una vera e propria cerimonia con la santina e il giuramento... Sandro mi disse che dovevo occuparmi della famiglia di Partanna Mondello”. Nelle sue prime dichiarazioni non mancano le sorprese relative alla sua discendenza, probabilmente ignota ai Lo Piccolo. “Non so se i Lo Piccolo sapessero che avevo dei parenti nelle forze dell’ordine: in particolare, mio nonno materno era maresciallo dei carabinieri e mio nonno paterno era un maresciallo dell’esercito”. “Questa circostanza –  rivela il collaboratore – era a conoscenza di Giovanni Cusimano e per questo motivo non mi aveva mai formalmente affiliato. Inoltre, un’ulteriore accusa che mi era stata rivolta da alcuni era che da ragazzo mi ero assunto la responsabilità di un reato contestatomi”. Realmente una svista imperdonabile per Cosa Nostra. Ma è proprio Franzese a spiegare agli inquirenti che i Lo Piccolo “dopo gli arresti avvenuti con l’operazione Gotha, avevano l’esigenza di riorganizzarsi e di arruolare il maggior numero di persone nella città  di Palermo, e ritengo che fosse questa, forse, la ragione per cui non andarono per il sottile, sia con me sia con altri”. Da quanto emerge dai primi verbali, Francesco Franzese sta aiutando notevolmente gli inquirenti a decifrare i pizzini sequestrati nella villetta di Giardinello ai suoi capi. In particolare, al collaboratore è stato chiesto di localizzare i componenti della cosca e degli estorsori dei Lo Piccolo quasi tutti citati nel libro-mastro con soprannomi. Tra le carte che gli sono state mostrate ci sono anche gli elenchi dei destinatari di regali in denaro effettuati dai boss ai picciotti in occasione della Pasqua 2006 e 2007. Ed è proprio nel terzo verbale, quello del 26 novembre, quello in qui il pentito identifica i destinatari dei “regali” del 2006 indicati con i soprannomi. Dice Franzese: “Giulio è Giulio Caporrimo. Simone è Simone Scalici. S.Graziano è Salvatore Graziano. Lino SP. è Lino Spatola. Tabacchi è Totino Vassallo. Tatunieddu è Salvatore Liga. Gioacchino è Nunzio Serio, detto Iachino. Vicè T. è Vincenzo Taormina”. Per ciascuno di questi il regalo è di 5 mila euro. Per Vicè T. e Gioacchino è di 3 mila euro. Il totale delle spese dei Lo Piccolo per i regali di Pasqua quell’anno, destinati anche ad altri “amici” il cui nome è coperto da omissis, è di 101 mila euro. Su un altro foglio si parla dei regali di Pasqua 2007. Tra i destinatari tornano Giulio e Vicè T., poi c’è “Gek”, che per Franzese è ancora Nunzio Serio. “Pizza è Nino Nuccio”. Poi c’è “Transalp”. Racconta il pentito: “La zona gestita da Transalp, che dava i soldi a vari uomini d’onore, è quella di Cardillo. Transalp dunque dovrebbe essere Mimmo Serio, che gestiva la zona di Cardillo”. E ancora: “La zona gestita da Chiù Chiù è quella di Sferracavallo, dato che ne fanno parte Simone (Scalici), Tabb. (Vassallo Salvatore), Graziano (Salvatore) e lo stesso Chiù Chiù, che dovrebbe essere dunque Andrea Gioè”. E infine: “La zona gestita da 013 è parco dei Principi. Tatuneddu è Liga”. Nel pizzino sono segnate le cifre destinate a ciascuno. Per Tatunedddu, Giulio, Gek, Vicè T., Simone, Tabb., Graziano, il regalo è di 5 mila euro. Per Chiù Chiù, di 2 mila euro, per Pizza 1500 euro. Continua Franzese nel verbale: “Sandro Lo Piccolo mi aveva detto che lui e suo padre erano competenti sino all’ultimo comune della provincia di Palermo in direzione di quella di Trapani. Nella città di Palermo il ruolo dei Lo Piccolo si era affermato fino a Brancaccio. Successivamente all’arresto di Davì, Sandro mi passò la gestione della cassa. Ciò durò circa un mese. Dopo che venne emessa la sentenza “Mare Nostrum”, ho passato la gestione delle estorsioni. Ma gli altri, tra cui, Nino Nuccio, continuavano comunque a relazionarmi sulla riscossione delle estorsioni. Anche Sandro Lo Piccolo me ne riferiva nei suoi pizzini”. Il collaboratore prosegue il suo racconto davanti ai Pm: “Sandro Lo Piccolo ha incaricato in diverse circostanze Mimmo Serio di girare per la <<messa a posto>> nei cantieri. Serio agiva con la collaborazione di Nino Nuccio. Serio eseguiva questi e altri compiti per conto direttamente di Sandro Lo Piccolo, che era anche molto vicino al fratello, Nunzio detto Iachino Serio”. Il verbale prosegue con tre pagine coperte da omissis.
Al di là dell’aspetto meramente folkloristico di alcuni stralci dei verbali (della cui conoscenza siamo appena agli inizi), la collaborazione di Francesco Franzese sta realmente minando alle fondamenta di una buona parte di Cosa Nostra. Per lo meno quella strettamente collegata agli affari di Lo Piccolo, alla gestione del racket e del pizzo (così come quegli “apparati esterni” legati ad essa a doppio filo). Venticinque giorni dopo la cattura di Salvatore Lo Piccolo e di suo figlio Sandro Cosa Nostra si ritrova ulteriormente vulnerabile. Una Cosa Nostra altrettanto pericolosa da rappresentare scenari di quiete prima della tempesta. Dalle sue prossime mosse si delineerà l’inizio di una nuova epoca o il ripescaggio di quella passata.


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