Mer04232014

Last update11:04:23

Back La rivista Terzo Millennio Terzo Millennio Anno VII Numero 2 - 2007 N53 - Un prete in politica per salvare il Paraguay

Terzo Millennio Anno VII Numero 2 - 2007 N53 - Un prete in politica per salvare il Paraguay

  • PDF
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Indice
Terzo Millennio Anno VII Numero 2 - 2007 N53
La testimonianza
il riscatto dei bambini
Cosa resta dell'infanzia?
Un prete in politica per salvare il Paraguay
Lettera del Mullah Omar
La geopolitica fra i quattro giganti della terra
La "guerra fredda" prossima ventura
Economia di guerra
Per la sinistra una fondazione con la Effe maiuscola
Tutte le pagine


Un prete in politica per salvare il Paraguay

Dopo 27 anni Fernando Lugo Mendez lascia la Chiesa Cattolica
e si candida alle presidenziali. Il suo obiettivo? Restituire
la dignità ai cittadini e garantire una giustizia uguale per tutti.
a cura di Chantal Hulin, Omar Cristaldo, Osmar Cantero

Sacerdote per 27 anni nella diocesi paraguaiana di San Pedro, oggi politico indipendente e candidato alla Presidenza della Repubblica del Paraguay. Don Fernando, ora solo Fernando Lugo Mendez ha lasciato la Chiesa Cattolica per “salvare il suo popolo”, intraprendendo l'unica via, come lui stesso afferma, che possa portare ad un reale cambiamento della drammatica situazione in cui versa il suo Paese: quella della politica.
Appoggiato dal fratello Pompeyo Lugo Mendez - che per sostenere la candidatura ha fondato il movimento sociale “Tekoyoya” - Fernando Lugo è in corsa contro il leader del potente Partido Colorado Nicanor Duarte Frutos.
Nell'intervista che segue gli abbiamo chiesto i reali motivi di questa sua coraggiosa scelta.

Cosa ha spinto Fernando Lugo a lasciare la Chiesa Cattolica per dedicarsi alla politica?
Fondamentalmente mi sono reso conto che dall'interno della Chiesa, in particolar modo nella diocesi di San Pedro -  dove ero anche membro della Pastoral Social Nacional – partono tante iniziative di rivendicazione sociale ed economica, che però, in un certo qual modo, appaiono insufficienti. Credo infatti che un cambiamento reale della situazione paraguaiana – che si esprime in quel desiderio di libertà avvertito dalla maggioranza della popolazione e che necessita di un coro unanime - possa avvenire solo per mano della politica. La buona volontà, la perfetta organizzazione, i successi già ottenuti sia da gruppi ecclesiastici che da organizzazioni sociali di respiro nazionale non bastano per il Paraguay che desideriamo: diverso, molto più serio e con una sicurezza sul piano giuridico. E' la politica l'unica in grado di generare un reale cambiamento.
Ch. Esiste una forza politica o un gruppo che fa tutto il possibile affinché la situazione in Paraguay rimanga invariata, sempre uguale dal periodo dello stronismo (dittatura di Alfredo Strossner n.d.r.) ?
Credo che esistano tali gruppi politici, forse minoritari. E' vero però che oggi assistiamo a un fenomeno interessante: un processo di concertazione che si manifesta  sia sul piano dei partiti tradizionali, che su quello dei gruppi sociali e delle fasce povere della popolazione. Ci troviamo quindi di fronte a tre livelli di concertazione, una cosa che, ne sono convinto, potrebbe offrire la garanzia per quel vero, autentico, genuino cambiamento di cui la gente ha bisogno e che sta chiedendo. Quella necessità di rinascita che ha spinto alla ricerca di una soluzione comune per uscire da situazioni “imbarazzanti”, dai problemi legati a questioni economiche e sociali interne al Paese e all'amministrazione della politica. E' uno scenario nuovo quello che si sta prospettando e che potrà garantire un futuro diverso.
Ch. Dottor Lugo, ma come si fa a cambiare la coscienza di un popolo stanco, che viene da anni di povertà intellettuale? Come si fa a fargli capire che occorre un cambiamento di tutte le parti in gioco?
Noi intendiamo iniziare – e sottolineo iniziare – insieme alla popolazione un processo di cambiamento reale del Paese. Insieme ai cittadini. Sono convinto, come dicevo, che per la gran parte della gente il cambio di mentalità sia già iniziato. La domanda a questo punto è: come facciamo ad affrontare il problema del  disincanto generalizzato, del malcontento di cui soffre oggi il Paraguay? Non esiste una sola classe sociale che dica di stare bene, eccezion fatta per la ristretta cerchia dei rappresentanti di governo che vive delle meraviglie che lei stessa ostenta. Credo che la grande battaglia sarà proprio questa: trovare il modo di “costruire” cittadini differenti tenendo presente che la maggior parte di loro vive questo disincanto, che ha i propri familiari all'estero, che è in cerca di lavoro.
Altra cosa da fare è depoliticizzare le istituzioni governative. Nel nostro percorso abbiamo constatato che nei dipartimenti di Cordillera, Caaguazu, Pilar e Misiones non si ha la possibilità di accedere a nessuna funzione pubblica, all'educazione o al diritto alla salute se non si è iscritti al partito di governo. I funzionari vengono scelti e nominati a questa unica condizione, cosa che impoverisce totalmente le istituzioni costrette a rinunciare agli uomini migliori. E tutto questo per non parlare della giustizia.
Ch. La politica delle prebende continua ad essere vigente nella sua massima espressione?
Esatto. Come fare per mettere fine a tutto questo? Io credo che il partito di governo si sia retto su due importanti pilastri. Uno è quello della politica delle prebende e l'altro è il potere che l'esercizio di tale politica garantisce. Favorire correligionari, parenti, amici, avere la forza di impiegare persone ti permette di influenzare i cittadini. Si gioca con le necessità della gente e con la mancanza di formazione e informazione. Questi ultimi due aspetti sono estremamente importanti, poiché la maniera migliore e più semplice per governare un Paese è mantenerlo nell'ignoranza e nella povertà.
Om. Come è possibile togliere il potere dalle mani di chi governa, considerando anche il fatto che grazie alla corruzione molte famiglie si sono arricchite, diventando multimilionarie?
Garantendo, in primo luogo, l'obiettività e la sovranità della giustizia. Se l'Ecuador, qualche mese fa, ha potuto eleggere i membri della Corte Suprema di Giustizia senza alcuna ingerenza della politica perché non può farlo il Paraguay? E' in questo senso che intendo il processo di cambiamento da fare insieme ai cittadini, che deve partire dall'atto di depoliticizzare le istituzioni governative di modo che queste siano al servizio della gente in egual misura, senza distinzioni.
Ch. Lei crede che il potere giudiziario sia in questo momento il nodo più grande da sciogliere in Paraguay?
E' uno degli aspetti più importanti per garantire la sicurezza giuridica, la giustizia e la fine dell'impunità. Io sono solito parlare di giustizia autonoma, indipendente, libera, sovrana affinché tutti i paraguaiani – come recita la Costituzione – possano essere uguali di fronte alla legge. Credo che questo sarà un grande passo, da fare insieme. Allo stato attuale delle cose i partiti politici dell'opposizione sono complici di aver formato un potere giudiziario con la partecipazione di membri che rispondono a loro stessi. E noi crediamo che questa giustizia non possa essere prigioniera del potere politico. Un potere politico che è a sua volta prigioniero del potere economico e il potere economico prigioniero della mafia che non ha volto.
Ch. Il Senato e la Camera dei Deputati del Paraguay sono composte in parte dalla mafia che non ha volto e in parte da quella che ha volto, nome e cognome. Fernando Lugo come intende affrontare questo gruppo mafioso?
Così come lei dice ci sono uomini mafiosi, ce ne è uno o più di uno in ogni Dipartimento. Tanto a Misiones quanto a Ñeembucu la paura della gente di partecipare alla vita pubblica nasce dal timore di possibili rappresaglie contro i propri familiari che lavorano all'interno delle istituzioni. Quelle dell'educazione, della giustizia, della salute che, per esempio a Ñeembucu, questi gruppi sono in grado di controllare poiché hanno “nelle mani” un uomo molto potente: Maciel Passoti, che fa veramente paura alla gente e la gente vuole vivere. Solo garantendo una giustizia imparziale potremmo quindi fare il primo passo. Non raggiungeremmo la soluzione di tutti i problemi, ma sarebbe un grande passo avanti.
Ch. Il popolo paraguaiano continua a vivere nella paura?
Sì. Il popolo paraguaiano è prigioniero della paura. La gente comune, umile continua ad avere paura di partecipare alla vita sociale, di dare la faccia per cambiare le cose, anche se credo che questo atteggiamento stia a poco a poco cambiando. Segnali positivi lasciano pensare che la paura si stia vincendo, proprio tra la gente comune, e questo da speranza.
Om. Nel corso di interviste che abbiamo già realizzato al dott. Nuñez - quando era Presidente della Corte Suprema di Giustizia – al giudice Barrios, al Commissario della Senad Rosas, abbiamo appreso che il Paraguay è un ponte, un canale per il traffico di stupefacenti e armi che vengono distribuite non solo all'interno del Paese, ma anche all'estero, per esempio in Europa. Cosa pensa lei al riguardo? I politici hanno una responsabilità nelle attività che queste famiglie di trafficanti svolgono sul territorio?
Io penso che questi gruppi stiano utilizzando le istituzioni pubbliche, come è accaduto di recente, in occasione della liberazione di sequestrati, soprattutto da parte dell'Ota. Come fanno i rapitori a uscire senza nessun problema dal Paese se veramente esiste il controllo di cui le istituzioni parlano? Certe cose non si possono portare avanti senza la complicità delle autorità preposte a mantenere la sicurezza e questo lo sa qualunque comune cittadino. Il problema è che se ne parla solo nei corridoi, a bassa voce. E' per questo che sostengo che un altro importante problema da affrontare sia quello fondamentale dell'informazione, che deve essere libera, massiva e trasparente. Il cittadino paraguaiano ha il diritto di conoscere nei dettagli quanto accade nel proprio Paese, perché il Paese gli appartiene. Ed è certo, lo ha chiaramente detto la gente del sud – sia a Misiones che a Ñeembucu – che la  mafia organizzata del nord – di Amambay, di Pedro Juan Caballero, di Capital Bado – si è semplicemente spostata al sud, verso Ñeembucu. Qui le vie clandestine per il passaggio di mercanzia illegale sono garantite dalla connivenza con le autorità locali.
Om. Grazie alla quantità di denaro in loro possesso queste famiglie, questi trafficanti possono in qualche modo influenzare la democrazia in Paraguay?
Io dico sempre che le prossime elezioni in Paraguay vedranno come protagonista il denaro sporco proveniente dal traffico di droga, dal contrabbando che compra la coscienza della gente. Come ho già detto vedo anche, però, che la debole coscienza della popolazione si sta pian piano fortificando, sta crescendo. Per questo credo e confido in coloro che desiderano veramente un Paraguay diverso e che avranno l'opportunità di chiederlo alle prossime elezioni.
Om. Qual è la sua opinione sugli Stati Uniti e sulla loro politica cosiddetta imperiale?
Credo che l'influenza esercitata in Paraguay dai paesi forti del Sudamerica e dagli Stati Uniti sia innegabile. Credo anche che il Paraguay debba recuperare la propria dignità come Paese e che debba aprire ad una politica estera più trasparente. Occorre decidere e pianificare con chi mantenere relazioni, da pari a pari, e rafforzare questo tipo di relazioni con trasparenza, non solamente in ambito commerciale ma anche culturale, sociale e politico.
Per quanto concerne il Sudamerica, come vede l'attuale situazione politica? Kishner, Lula, Bachelet, Evo Morales, Tabare Vàsquez e lo stesso Chàvez, condivide le loro scelte?
E' in atto un processo di integrazione tra i vari stati sudamericani e un processo di integrazione a livello locale. I processi locali, sia in Argentina che in Brasile, Venezuela, Bolivia sono differenti. Su questo piano va lasciata ampia libertà – come avviene in Cile - di stringere accordi bilaterali con chi si desidera o si decida. Lo stesso Brasile, per citare un esempio, ha bisogno di fare un grande lavoro interno al Paese per garantire la propria crescita sociale, democratica ed economica. Che, di conseguenza, si riflette su tutto il Sudamerica.
Per quanto concerne più strettamente l'aspetto dell'integrazione tra i vari stati è invece necessario che questo sia caratterizzato da un desiderio di rafforzamento e dal perseguimento di obiettivi comuni. Per esempio quelli dell'energia, del mercato comune, dell'ampliamento dei commerci.
Om. Tornando di nuovo in Paraguay, se lei dovesse diventare Presidente della Repubblica quali sarebbero i suoi principali obiettivi e quale politica prevede per aiutare i bambini, che in questo momento sono quelli che vivono maggiormente la sofferenza? Lo si evince anche da uno studio del Parlamento sulla salute e sulla sessualità violata, che pensa di tutto questo? Molti bambini stanno già morendo per cause che si potrebbero evitare se ci fosse la volontà politica, come pensa di salvaguardare la loro vita?

Ch. Lei conosce questo campo e ha una straordinaria esperienza al riguardo. Mi sento solo di dirle che nel XXI secolo un bambino non può morire di tetano o di parto perché la madre non ha la possibilità di comprare il necessario kit. Perché i kit per il parto non si regalano, si vendono negli ospedali e noi lo sappiamo dal momento che, come associazione, lo abbiamo acquistato. Riassumendo quindi: salute, educazione, solidarietà sociale, qual è il suo piano di azione?
La prima cosa da fare è garantire l'onestà, la trasparenza nell'amministrazione della cosa pubblica. E io credo che il lavoro in Paraguay – lo diciamo sempre ovunque andiamo – sia quello di provare ad avviare un processo di cambiamento della situazione in cui versano i bambini, perché è a loro e ai giovani che dobbiamo dare sicurezza, sono loro che devono crescere in un Paese diverso, del quale noi non abbiamo potuto godere. C'è una cosa molto interessante che diceva un signore della città di Pilar: <<Il nostro Paese sembra un grande vivaio, nel quale le piantine che vi crescono vengono poi trapiantate in altri luoghi, ma il problema è che il vivaio è contaminato>>. Con questo voglio dire che il mio primo impegno sarà proprio con i più fragili, con i più deboli, con i bambini e con i giovani, i primi ai quali occorre garantire la salute. E non è vero che non ci sono mezzi e possibilità. Emerge chiaramente dagli scandali che stanno affiorando dall'interno della Sanità pubblica che ci sono persone che hanno interesse a mantenere invariata la situazione. Per questo tentano in ogni modo di influenzare le coscienze della gente, costrette poi a sentire che i mezzi ci sono ma non vengono messi a disposizione dei loro naturali destinatari.
La cosa più importante da fare è quindi far sì che la Salute diventi “un'ossessione per tutti”. E' la popolazione che deve iniziare ad esercitare un vero e proprio controllo con la volontà di scoprire perché i kit per il parto non arrivano mai a destinazione, perché diventano oggetto di negoziazioni, perché questo continua ad accadere rimanendo sempre impunito. Come diceva lei  è scandaloso che una madre possa morire dando alla luce un bambino nel XXI secolo, ma per fare in modo che ciò non accada più occorre la collaborazione di tutti.
Om. Lei crede che questa forma di concertazione possa essere l'unico centro attorno al quale far girare le proposte? La salvaguardia della vita in tutti i suoi aspetti non potrebbe essere un ideale per unire tutti? Considerando anche il fatto che la vita sul nostro pianeta, secondo quanto dice la scienza, corre un serio pericolo per il grado di contaminazione raggiunto, per la deforestazione, per l'inquinamento dei fiumi etc.?
Questo la gente lo ha ben chiaro ed è necessario che al centro della politica ritorni la Persona, con tutto ciò che le gira intorno. E la Persona deve essere il bambino, l'adolescente, il povero, l'adulto, l'anziano. Penso che l'interesse della politica in Paraguay sia fuori fuoco, perché concentrato su un gruppo ristretto di individui che attraverso l'attività politica cerca soltanto un proprio tornaconto economico. Se veramente si mettesse in primo piano la vita, la vita di tutti i cittadini, si farebbe una grande rivoluzione che porterebbe ad un cambiamento reale nel nostro Paese.
Osm. Come pensa di fare per mettere la parola fine all'attuale politica di assistenzialismo che vige in Paraguay?
Io dico che occorre garantire al cittadino il recupero della propria dignità. Il nostro Paese ha perso la dignità, le nostre relazioni internazionali sono di dipendenza e non alla pari, sia con i nostri vicini di casa che con i potenti Stati Uniti. Dipendiamo dalle donazioni di Taiwan, dagli aiuti che riceviamo dall'estero e che nemmeno riescono ad arrivare ai destinatari. Occorre lavorare sulla coscienza del cittadino, sulla sua responsabilità nel recupero della dignità perduta, sottomessa, comprata. Bisogna creare un'agenda pubblica, analizzare come vive oggi il paraguaiano e non solo quando si avvicina la campagna elettorale, quando si compra e si vende la coscienza della gente per ottenere il voto.
Om. Diverse volte lei ha manifestato la necessità di affrontare la mafia. E' vero però che ogni qual volta si manifesti una intenzione di questo tipo, ogni qual volta si presentino persone come lei, che portano un “disequilibrio” nella società, nella politica, ecco che si verificano situazioni come i sequestri, le rapine a istituti finanziari, fenomeni che, secondo voci di popolo, rappresenterebbero il vero esercizio del potere. Cosa pensa di questa analisi?
Io continuo a pensare alla necessità di garantire la trasparenza. Per fare questo, però, dobbiamo avere un potere giudiziario non sottomesso al potere politico. Dobbiamo rompere il circolo vizioso giustizia - potere politico - potere economico – mafia. E' l'unica condizione per garantire una giustizia autonoma e indipendente.
Ch. Ringraziandola per il tempo che ci ha dedicato le poniamo, per terminare, due ultime domande. Una molto semplice: come giudica l'allontanamento dal suo partito dell'Ing. Castiglioni, vicepresidente della Repubblica del Paraguay, che ha manifestato il suo malcontento di fronte al governo in carica di Nicanor Duarte Frutos? E la sua decisione di presentarsi come candidato alle presidenziali del 2008?
Seconda domanda: ci può dire, facendosi un'autocritica, qual è la sua forza e quali sono le sue debolezze? Lei che ha lavorato per tanto tempo come sacerdote, come monsignore, che ha alle spalle tanti anni di esperienza spirituale, cosa le costerà maggiormente in questa battaglia, in questa sfida che si prospetta di fronte a lei e che è di così grande portata?

In quanto all'Ing. Castiglioni penso che ogni politico abbia propri legittimi diritti. Castiglioni può benissimo decidere di staccarsi da un gruppo di potere per intraprendere una propria strada ed è abbastanza normale che ciò avvenga all'interno del Partido Colorado. Distaccandosi, infatti, ha la possibilità di creare un proprio gruppo con la legittima aspirazione a detenere ed esercitare anch'egli il potere.
In quanto alle debolezze e alla forza di Fernando Lugo, rispondo che la forza è la mia credibilità di fronte alla gente. Io non ho compromessi con il passato e questo credo sia un grande punto a mio favore.
L'altra faccia della medaglia, quella della debolezza, potrei riassumerla invece in una domanda, un mio dilemma: come fare per aggregare le persone più capaci quando la politica è fatta di accordi, di valutazioni dei pro e dei contro? La vera debolezza di Fernando Lugo è non avere oggi una squadra politica determinata da una parte e l'assoluta necessità di giocare per vincere dall'altra. E' vero anche che ci sono persone valide che invece i cittadini rifiutano e questo è un altro problema, poiché tali persone potrebbero invece dare un contributo al processo di cambiamento di cui abbiamo parlato.



box1
La Biografia
Il coraggio di Fernando Lugo, in lotta contro la mafia e la corruzione del suo Paese


Di umili origini, Fernando Armindo Lugo Méndez nasce il 30 maggio del 1951 nella località di San Solano, distretto di San Pedro del Paranà, dipartimento paraguaiano di Itapùa. Sin dagli anni dell'infanzia la sua vita è condizionata dalla feroce dittatura di Alfredo Stroessner. E dalla storia dello zio, il musicista e sovversivo del Partido Colorado Epifanio Méndez Fleitas, esiliato a causa delle sue battaglie contro la dittatura e per questo divenuto “cattivo esempio” per i suoi genitori, che tenteranno in ogni modo di allontanare il figlio da qualsiasi interesse per la politica al fine di preservarne l'incolumità. Nel 1969 Lugo diventa così insegnante e l'anno successivo entra nel noviziato dei “Missionari del Verbo Divino” ottenendo il titolo di sacerdote il 15 agosto del 1977 con una laurea in Scienze Religiose. Dopo un'esperienza da missionario in Ecuador, a metà degli anni 80 si trasferisce a Roma per studiare Spiritualità e Sociologia, prendendo un secondo dottorato in Sociologia con specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica. Il 17 aprile del 1994 diventa vescovo e il 29 maggio successivo viene impiegato nella diocesi di San Pedro, una delle zone più povere del Paese, dove maggiormente sentito è il degrado sociale. Il 7 gennaio del 2005 lascia tale incarico e lo scorso 21 dicembre decide di rinunciare alla vita sacerdotale per impegnarsi in politica. Una scelta che sarà al centro di numerose polemiche provenienti dagli ambienti della politica stessa, dell'impreditoria e del Vaticano, il quale lo sospenderà “a divinis” dando il via ad un dibattito, ancora in corso, sulla legalità della sua decisione. Alla base dell'accesa polemica sembra esservi il fondato timore, da parte di molti, di una sua più che plausibile vittoria, tanto che gli ultimi sondaggi pubblicati dal quotidiano Asunceno Última Hora danno l'ex sacerdote per favorito con una percentuale pari al 37,3%, senza contare l'appoggio delle almeno cinquanta organizzazioni a carattere sociale che sostengono la sua candidatura. Tra cui il “Movimiento Tekojoja” (in guaranì: pari diritti) e “Paraguay Posible”, capitananto da suo fratello Pompeyo. Una condizione che di certo permetterebbe al neo-candidato di spodestare il Partido Colorado in carica da 60 anni in Paraguay. La campagna elettorale di Monsignor Lugo, come continuano a chiamarlo i suoi fedeli, iniziata nei primi mesi di quest'anno lo ha già portato ad organizzare piccoli meeting in località interne al paese. Dapprima a San Pedro, dove fu vescovo, poi a Chaco centrale nel dipartimento occidentale, quindi tra le comunità indigene al confine con la Bolivia, in alcuni quartieri di Asunciòn e nel dipartimento di Canendiyù. Circa tre mesi fa, secondo quanto da lui stesso dichiarato, Lugo avrebbe rinunciato a una donazione di un milione di dollari per il finanziamento della sua campagna elettorale offerti da un non meglio identificato impresario di Ciudad del Este (Lugo non ha voluto rivelare il suo nome), posta al confine tra Argentina, Brasile e Paraguay. Considerata zona di contrabbando, traffico di droga e armi oltre che, secondo gli Stati Uniti, roccaforte di terroristi islamici.
Nel corso dei tanti comizi l'ex sacerdote ha già chiarito, se verrà eletto, quale sarà la sua linea politica, incentrata principalmente su quattro punti fondamentali: la riforma agraria, la lotta contro la corruzione, la destituzione della mafia dalla sua posizione di potere, la necessità di recuperare la “sovranità sulle fonti energetiche”. Fernando Lugo, allontanato dall'edificio della “Congregazione del Verbo Divino” a seguito dell'ammonimento ricevuto dalla Santa Sede vive ora in una casa in affitto nel distretto di Lambarè, un sobborgo della capitale paraguaiana, in attesa che il governo, come promesso, rafforzi il sistema di protezione nei suoi confronti. Come da lui stesso confermato, infatti, l'ex vescovo votato alla politica avrebbe già ricevuto minacce di morte.
 

 



Le recensioni di AntimafiaDuemila

Riccardo Guido, Sergio Riccardi

SALVO E LE MAFIE

Salvo, ragazzino palermitano, ...

Alex Zanotelli

SOLDI E VANGELO

Lettura attualizzata e sferzan...

Francesca Viscone

LA GLOBALIZZAZIONE DELLE CATTIVE IDEE

I meridionali sono tutti mafio...

Maria Antonietta Calabrò

LE MANI DELLA MAFIA

Trent'anni di silenzi, mancate...

Luciano Mirone

UN ''SUICIDIO'' DI MAFIA

Viterbo, ore 11:00 del 12 febb...

Paolo De Chiara

IL VELENO DEL MOLISE

Servivano le dichiarazioni del...

Caterina Chinnici

E' COSI' LIEVE IL TUO BACIO SULLA FRONTE

Il 29 luglio 1983 la mafia fa ...

Agnese Piraino Borsellino, Salvo Palazzolo

TI RACCONTERO' TUTTE LE STORIE CHE POTRO'

In quei giorni ero contesa da ...

Pietro Grasso

LEZIONI DI MAFIA

Descrizione di "LEZIONI DI MAF...

Enza Galluccio

IL BOATO

Un percorso storico-politico c...

LIBRI IN PRIMO PIANO

quarantanni-di-mafia-aggSaverio Lodato

QUARANT'ANNI DI MAFIA

Storia di una guerra infinita
Edizione aggiornata
Il processo per la Trattativa


la-verita-del-pentitoGiovanna Montanaro

LA VERITA' DEL PENTITO

Le rivelazioni di Gaspare Spatuzza sulle stragi mafiose



assedio-alla-toga-web
Nino Di Matteo e Loris Mazzetti

ASSEDIO ALLA TOGA

Un magistrato tra mafia, politica e Stato



apalermo-homeLuciano Mirone

A PALERMO PER MORIRE
I cento giorni che condannarono
il generale Dalla Chiesa




la-mafia-non-lascia-tempo-homeGaspare Mutolo con Anna Vinci

LA MAFIA NON LASCIA TEMPO
Vivere, uccidere, morire, dentro a Cosa Nostra. Il braccio destro di Totò Riina si racconta