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Terzo Millennio Anno V Numero 4 - 2005 N46 - L'intervista a Delia Villalba

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Terzo Millennio Anno V Numero 4 - 2005 N46
Fray Bentos sviluppo o ambiente?
Un biglietto di sola andata per l'inferno
L'intervista a Delia Villalba
Tutte le pagine


l'intervista a Delia Villalba

Lottiamo per il nostro patrimonio

Delia Villalba, responsabile del Movimento Ecologista per la Vita, il Lavoro e lo Sviluppo sostenibile.


«I nostri due obiettivi di lotta sono: le piantagioni di eucalipto come monocoltura e l’installazione di questi impianti per la produzione di cellulosa. Si tratta di industrie altamente inquinanti storicamente comprovate, che generano problemi di catastrofe ambientale come è già successo in altri paesi. Per esempio abbiamo il caso di Pontevedra, in Spagna, che fino ad oggi ha provocato gravi ripercussioni, non solo sulla salute della gente, ma anche sulle risorse naturali. Ultimamente a Valdivia un’industria con tecnologia finlandese, cioè la stessa tecnologia che ci offrirebbero qui per l’industria finlandese di Fray Bentos, sta provocando una catastrofe totale. In soli 10 mesi di funzionamento dell’impianto sono morti 6000 cigni dal collo nero e la popolazione locale ha gravi problemi di salute. E’ una catastrofe ambientale. Bene, questo sarebbe il problema dell’inquinamento>>; così si è pronunciata una donna impegnata nella lotta per preservare l’ambiente e la qualità della vita nella sua terra natale.
«Ma abbiamo anche un problema a livello sanitario. Non dimentichiamo che imbiancando con diossido di cloro, che è ciò che offrono entrambe le aziende, sia quella spagnola che la finlandese, ci sarà produzione di diossine. Quando parliamo di diossine stiamo parlando degli inquinanti più pericolosi che ci siano nel pianeta. Causano infatti problemi nel metabolismo, nella crescita dei bambini e, soprattutto, provocano il cancro aggiunge Delia Villalba de Bianchi, la militante del Movimento Ecologista e dell’Encuentro Progresista. Dati questi presupposti non si comprendono ancora i motivi per cui il presidente della Repubblica, Tabarè Vazquez, sia uno dei principali sostenitori dell’installazione di impianti per la produzione di cellulosa.
«Stiamo lottando per salvaguardare la terra, l’acqua e anche la salute della gente» aggiunge ancora Villalba.
«Abbiamo 700.000 ettari di alberi di eucalipto piantati. Sappiamo che installando questi due impianti, che diventeranno il complesso industriale più grande di tutto il pianeta, occorrerà una quantità maggiore di alberi di eucalipto per cui stiamo ipotecando il futuro del paese. Non dimentichiamo che questa nazione è stata agricola e allevatrice. Ci stanno offrendo un Uruguay produttivo. In realtà è tutto una bugia, perché non avremo terre, né acque. In un certo senso stanno attaccando il patrimonio più grande: le nostre terre e la nostra gente. Queste le ragioni che ci spingono a lottare».
Le autorità dell’Uruguay hanno acconsentito all’installazione degli impianti di cellulosa, dopo un previo atteggiamento di opposizione nei confronti di questo meccanismo. Come interpretate tutto questo e qual è la situazione dell’ impianto di cellulosa qui?
Tutto ciò desta molto la nostra attenzione e ci sorprende che questo nuovo governo abbia accettato, perché, come dice lei, inizialmente era contrario. Inoltre ci hanno ingannato durante la campagna elettorale. Proprio il dottor Tabarè Vasquez quando veniva interpellato sul tema degli impianti di cellulosa rispondeva che era in corso uno studio all’interno del programma del “Frente Amplio”. Come cittadina uruguaiana, come “frenteamplista”, mi sento totalmente ingannata e tradita. Ci hanno mentito in questa campagna elettorale e ci sono molti sostenitori del “Frente Amplio”, militanti e membri dei comitati di base, che si stanno chiedendo perché il nostro governo del Frente Amplio, attuale Encuentro Progresista, abbia accettato l’installazione di suddetti impianti senza consultare i cittadini. Non si tratta di un calzaturificio. E’ l’industria più grande di tutto il pianeta. Inoltre, quando vogliono sedurci con i posti di lavoro noi diciamo che bisogna fare un bilancio. Senza dubbio sorgeranno posti di lavoro. La maggior parte di essi per gente molto qualificata. Ma vediamo quanti se ne perderanno. Perderemo quelli del turismo, dell’apicoltura, un’industria molto fiorente, della pesca, del latte, dell’agricoltura, dell’allevamento. Facciamo il bilancio. Cosa vogliamo tenerci? Queste attività che si possono sviluppare avendo cura dell’ambiente e della salute della gente, oppure quella che ci stanno offrendo e che ci porta a ipotecare il nostro futuro, a ipotecare la vita del futuro dei nostri bambini e la vita dei nostri uruguaiani? Il problema non riguarda soltanto Fray Bentos, ci sarà un’intera regione coinvolta….
Si tratta realmente di impianti inquinanti?

Queste sono le industrie più inquinanti del pianeta. Dipende anche da quale prodotto useranno per imbiancare la cellulosa. Dobbiamo considerare anche che queste aziende cercano di spendere il meno possibile. Produrranno un buon prodotto, ma quale sarà il costo ambientale? Cadrà sulle nostre teste pioggia acida e sulle nostre proprietà acido solforico e acido nitrico. Ci saranno metalli pesanti nell’acqua, oltre a cattivi odori e a un rumore assordante. Dove sono i controlli? In questo paese se lo sono chiesto tre direttori della D.I.N.A.M.A., vale a dire l’organo che si occupa dei temi ambientali. Hanno detto che in questo paese è impossibile affrontare la sfida dell’installazione degli impianti per la fabbricazione di cellulosa, in primo luogo perché qui non ci sono leggi, non abbiamo leggi sulle esalazioni atmosferiche, non abbiamo leggi sui residui versati nel fiume. Non abbiamo risorse tecniche, non ci sono risorse economiche, né ci sono risorse umane. I nostri governanti vivono un romanzo con le multinazionali, per cui è meglio che non si inganni la gente, qui non c’è la possibilità di controllare.
Che prove ci sono sull’inquinamento a cui lei si riferiva? Esiste documentazione? C’è materiale?
Sì, in primo luogo l’azienda Ence. Nove dirigenti dell’azienda che viene a installarsi qui sono stati nel 2002 condannati per delitto ecologico. Sono 30 anni che stanno contaminando Pontevedra. Vi sono per esempio denunce in Jujuy, Argentina, sui problemi sanitari che sono stati causati. Credo che ci siano dati in Brasile, in Cile.
Cosa pensa la popolazione di Fray Bentos dinanzi a tanti elementi negativi?
E’ cambiata dal primo momento in cui sono arrivati gli impresari. Logicamente è come quando sono arrivati gli spagnoli sulle nostre terre con gli specchietti a colori. C’è una grande seduzione senza dubbio. Vengono in un posto dove c’è bisogno di posti di lavoro e la gente, in un primo momento, li riceve con applausi. Inoltre questi impresari  sono appoggiati dalla complicità del governo, dei tre partiti, dei quattro partiti che ci sono nel nostro paese; dalla complicità del nostro attuale governo e del governo precedente. Per questo è molto difficile che la cittadinanza sia stata contraria, in un primo momento. Siamo stati e siamo noi ambientalisti quelli che abbiamo cominciato ad informare e in un certo modo a mettere in allerta la popolazione. Oggi il 70 % delle persone della città è contraria agli impianti per la fabbricazione di cellulosa.
Voi come corporazione adotterete delle misure estreme? Voglio dire, arriverete a qualche misura giudiziale o semplicemente il vostro lavoro sarà di diffusione attraverso i mezzi di comunicazione per creare una presa di coscienza? Quale sarà il vostro lavoro?
Molta gente capisce che ormai non si tratta di un tema soltanto ambientale. E’ una forma di attacco ai diritti umani. Credo che le persone, i cittadini del mondo e del nostro paese abbiano diritto a un lavoro, ma abbiano anche diritto alla salute e qui veramente stiamo correndo dei rischi. Se c’è un problema sanitario la nostra salute corre dei rischi. Credo che continueremo a lottare. Ci accompagnano organizzazioni di prestigio come GreenPeace, come grandi amici della terra e le organizzazioni argentine. Continueremo e cercheremo di essere creativi e di trovare le strade affinché realmente l’Uruguay difenda il suo patrimonio della terra, dell’acqua e anche il patrimonio della sua gente. Abbiamo altri progetti come uruguaiani. Progetti che possono condurci a un progresso senza mettere a rischio la nostra vita. Lavoriamo in questa direzione, una lotta che prosegue da circa 11 anni e non è un movimento che è decaduto. Tutto il contrario, ogni giorno è sorgono altri gruppi in altri luoghi del paese. E’ un tema che interessa tutta una regione e tutto l’Uruguay. Così la nostra lotta continua.



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